Dobbiamo parlare del nuovo femminismo della moda

Dobbiamo parlare del nuovo femminismo nella moda e dobbiamo farlo ora prima che sia troppo tardi.

Spesso il ruolo della donna nella società è stato ridefinito attraverso gli abiti che indossava: quando Dior la vestiva di leziosità, Chanel la spogliava del superfluo in favore di una moda comoda e pratica. Quando Armani la voleva virago in carriera con al braccio una ventiquattro ore di pelle, Comme des Garçons ne nascondeva le forme e mortificava la figura. Quando Prada si interrogava sul brutto e su come poterlo applicare al quotidiano, Dolce e Gabbana esaltavano il made in Italy procace e ubertoso delle donne di casa nostra. C’è una donna per ogni maison e una maison per ogni donna.

I tempi sono cambiati e anche la moda si sta adattando al clima e alle tensioni dell’economia globale. Vendere vendere vendere, produrre produrre produrre: sembrano essere questi i claim che impazzano sulle passerelle di ogni fashion week. Da Dior, per esempio, si parla già di “effetto Chiuri”: fatturato a +18% nel primo trimestre. A fare da propulsore alle vendite retail è stata la collezione Primavera Estate 2017 pensata da Maria Grazia Chiuri, quella con le t-shirt we should be all feminsts, per intenderci.

Femminismo Moda Dior Chiuri T-Shirt Weekend All Should Be Feminists

Spulciando il sito della maison, salta fuori che il prezzo del femminismo in cotone e lino è 550 euro. Niente di strano, puro marketing: le figlie di quelle che compravano Dior negli anni Duemila, che avrebbero ucciso per qualcosa di Galliano, sono cadute nella trappola della Moda che le vuole libere, ma incatenate alle logiche dei trend.

E qui casca l’asino: il femminismo è di moda? Non posso fare a meno di chiedermelo e non solo per quanto accaduto da Dior, ma in generale aprendo un qualsiasi Tumblr o sito di street style. La donna, pagando 550 euro per una maglietta, è libera o in catene? È libera di spendere e spandere infischiandosene di tutti e sperperando il suo sudato denaro, o è incatenata al conto in banca del marito a cui attinge ogni stagione? E ancora, dilapidare il di lui patrimonio in nome della Moda è libertà se si conduce una vita consapevole?

Recentemente la nuova campagna Adidas ha sollevato un vespaio di polemiche: l’artista Arvida Bystrom, al grido di “no alla depilazione”, posa con le gambe pelose e riceve centinaia di migliaia di insulti sul web. La campagna fa centro e probabilmente tutti corrono a spendere 100 euro per le superstar. È questo il senso? È questo ciò che negli anni Settanta le femministe di mezzo mondo auspicavano?

Arvida Bystrom Adidas Gambe Pelose Femminismo

La risposta non posso darla io, perché è evidente che della questione depilatoria non posso farne un’istanza (e non perché sia maschio, ma perché già ho pochi peli, lasciatemeli!), ma posso pensarci su. Dopotutto, quando le femministe sessantottine comuniste cattive e arrabbiate giravano mortificate nei loro maglioni informi stavano dettando le regole del costume e della moda: sei ciò che indossi, non lasciare che ti giudichino per l’avvenenza del tuo corpo ma per la bellezza del tuo cervello. Maria Grazia Chiuri e Arvida Bystrom, in fondo, fanno lo stesso: non lasciare che la gente ti giudichi solo perché spendi tanto in vestiti o scegli di abbandonare il canone estetico dominante. Sii consapevole di ciò che indossi e se proprio hai 550 euro che ti avanzano, comprati una maglietta in lino e cotone e indossa fieramente il nuovo femminismo pret à porter.

La libertà di scelta di questi tempi ha un prezzo e se sei ricca vai da Dior, se sei una ragazza normale come tante (e belle) ce ne sono in giro, allora aspetterai il giusto tempo per ritrovare gli stessi items da Zara. La lezione che Chiuri sta impartendo al fashion system è qualcosa che va oltre il mero commercio. Certo, il guadagno è ciò che muove il carrozzone: o vendi o fai la fine di Raf Simons, ma credo che dietro ci sia un bel messaggio.

Miuccia ci ha insegnato che ai cortei ci si va in cachemire e gonna Yves Saint Laurent e che la forma non prevarrà mai sulla sostanza, anche se sei ricca e anche se sei più bella della media. L’importante è che tu abbia qualcosa da dire e, signori miei, Maria Grazia Chiuri ci sta facendo un bel discorsetto


Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere aggiornato, ogni mese, sul meglio dei contenuti di Signor Ponza Blog.

Commenti via Facebook
andreapes

andreapes

A vent'anni adoravo Carrie Bradshaw, a trenta ho più affinità con Meredith Grey. Una coincidenza? Io non credo.
andreapes
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: