#OscarGoesTo: l’attore protagonista

Actor

Poco più di un mese fa non c’era competizione: Michael Keaton si elevava beato sulla concorrenza (come il suo alter ego) per l’interpretazione/ immedesimazione/ trasposizione di Riggan Thomson, attore cinematografico sull’orlo di una crisi di nervi perseguitato dal fantasma del supereroe che per tre volte ha interpretato sul grande schermo e dopo il quale non ha trovato più pace né fortuna, incollato a quel costume, stretto a quel genere. L’immedesimazione è anche trasposizione perché Michael Keaton è stato due volte Batman, quando a dirigere c’era Tim Burton, e dopo Il Ritorno del ’92 la fama mondiale e non più solo statunitense l’ha portato al quasi-oblio. (Stesso parallelismo col suo co-protagonista Edward Norton che interpreta un ultimo-arrivato che porta sul palco e nella troupe bufere e zizzanie – vedi alla voce Hulk).

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Di pancia, Keaton resta il favorito, anche perché il suo – Birdman O (L’imprevedibile Virtù Dell’ignoranza) – è il film con più candidature, nove. Si è poi anche aggiudicato il Golden Globe come miglior attore comedy e il Critic’s Choice Award; ma qualche settimana fa: l’imprevedibile. La sua condizione di front-runner è crollata di fronte a Eddie Redmayne, 32 anni ma ne dimostra 16, che sì aveva pure vinto il Golden Globe, come attore drammatico, ma era sempre stato la “scelta successiva”, e invece il sindacato degli attori americani l’ha messo sopra di un gradino dandogli l’Actor alla performance maschile, e il sindacato è un organo che conta: l’ultima volta che a vincere un Oscar è stato un attore non vincitore del SAG era il 2003, il SAG andò a Daniel Day-Lewis, il Golden Globe a Jack Nicholson e l’Oscar ad Adrien Brody.

87th Academy Awards Nominees Luncheon - Arrivals

Se come in quel caso isolato di dodici anni fa tra i due litiganti il terzo gode, è pronto a ringraziare la sua America la nuova Meryl Streep Bradley Cooper, tre nomination consecutive, l’ultima per American Sniper, ignorato da quasi tutte le cerimonie precedenti perché uscito troppo tardi in patria e adesso fresco di quasi 300 milioni di dollari incassati nei soli Stati Uniti. Cooper non gareggiava contro Redmayne né Keaton e diventerebbe la seconda persona, dopo Marcia Gay Harden, a vincere un Oscar senza nemmeno la candidatura prima ai Golden Globes, ai SAG o ai Critic’s Choice. Certo sarebbe bizzarro: per il ruolo di Stephen Hawking, Redmayne ha studiato per mesi il comportamento dell’astrofisico, ha letto su di lui, l’ha poi incontrato e ha avuto il permesso di usare la sua proto-voce; ha recitato con protesi alle orecchie, distrattori nella bocca, i tendini contratti e, girando parti non cronologicamente sequenziali nello stesso giorno, ha ricreato continuamente stadi diversi della malattia. Un lavoro eccelso per una persona genuina (premiato al Festival di Torino, si è rivelato disponibile, educato e molto divertente). Cooper invece ha dovuto prendere peso, fare palestra, imitare un labbro leporino e fingersi soldato patriottico, cecchino imbattibile, incontrare la moglie del defunto Chris Kyle. Seconda storia vera di quattro storie vere, American Sniper fa frutti solo perché ha incassato tanto e perché è l’unico film decente dopo anni che Clint Eastwood sforna. Ma all’Academy piacciono i trasformismi più pesanti, gli interventi più invasivi: terza storia vera di quattro, Foxcatcher – Una Storia Americana (un’altra!) ricostruisce l’incontro dei fratelli Schultz con l’ereditiere du Pont, i primi medaglie d’oro olimpioniche e l’altro coach a tempo perso deviando l’hobby di famiglia di cacciare dal cavallo. E se la vita di Mark Schultz (la montagna semi-nuda Channing Tatum) scorre tristemente nel suo isolamento sportivo e nel suo mutismo, quella di John du Pont si ciba della presenza materna, da cui dipende e che l’ossessiona, afflitto da visibili problemi mentali. Steve Carell è lui, un naso imponente quanto finto nel centro della faccia, protesi sparse qua e là, un girovita scoppiato e una serie di tute col nome del team in cui correre appena, simulare appena qualche esercizio. Insomma, l’anno scorso è bastato svuotare il frigo a Matthew McConaughey e mettere il reggicalze a Jared Leto contenendogli la protuberanza non proprio ignorabile affinché diventassero Migliori Attori. Per questo The Imitation Game non ha gara (oltre al fatto che è un film ridicolo). Raccontando solo la parte di cui l’Inghilterra vuole andare fiera nella lotta ai russi della Guerra Mondiale, quarta storia vera, in una confezione arraffa-Oscar (che è la stessa de Il Discorso Del Re), Benedict Cumberbatch è un Alan Turing senza cosmesi né taglie perse ma dalla fine battuta pronta e da qualche scompenso nervoso nel finale – quando si omettono i postumi della castrazione chimica, del suicidio e del segreto di stato mantenuto dal governo. La nomination era però inevitabile, perché è stato la rising star dell’anno scorso e con la terza parte di Sherlock ha conquistato tutti. Tranne me.

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Vincerà: Eddie Redmayne ne La Teoria Del Tutto

Potrebbe vincere: Michael Keaton in Birdman O (L’imprevedibile Virtù Dell’ignoranza)

Dovrebbe vincere: Michael Keaton in Birdman O (L’imprevedibile Virtù Dell’ignoranza)

Dovrebbe esserci: Jake Gyllenhaal ne Lo Sciacallo – Nightcrawler

Nelle puntate precedenti:

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