Dobbiamo assolutamente parlare di Prada

Quando Alessandro Michele ha messo in piedi uno dei più imponenti rebranding della storia della moda contemporanea da Gucci probabilmente sapeva di star scoperchiando un bel vado di Pandora. Un’estetica eccessiva, marcata, fatta di overstyling e capi preziosi ma spesso troppo improbabili. Ma anche un’estetica destinata a finire, perché noiosa negli intenti e nel linguaggio, piena di sé e pretenziosa.

Durante una fashion week milanese sempre più sottotono, invece, Prada ha presentato la sua personale interpretazione di stile: niente di più lontano dalla moda intesa come tendenza e imitazione di ciò che vediamo sulle passerelle stagione dopo stagione.

Miuccia cita se stessa e gioca a riproporre i capi che l’hanno consacrata regina della moda negli anni Novanta e primissimi Duemila, riedita capispalla e accessori, accorcia le gonne al netto di una femminilità romantica e bon ton. Ripulisce la silhouette, presentandola avvolta nel materiale principe dell’estetica firmata Prada: il nylon. Nero, asciutto, elegante. Un incedere silenzioso di proposte che si contrappongono al gusto dominante, spesso fuorviante e fatto solo di prodotto, ben lontano da quel concetto di brutto a tutti i costi che Miuccia Prada ci ha abituati a digerire.

Un segnale forte, una volontà di tracciare un nuovo solco nella moda e sulle passerelle, un atto dimostrativo più che una sfilata. La guccificazione della società dei millennials viene interrotta dai volumi oversize qui presentati, dal color-blocking accecante, dall’assenza di stampe vistose e ricami kitsch.

Nessun genere fluido, nessun maschio efebico, nessuna ragazza conciata come una londinese vissuta a cavallo tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta. Uomo e donna, uniti nello stile minimale ed essenziale che ha fatto di Prada una delle maison capostipiti del prêt-à-porter italiano. E, diciamolo pure, una delle maison che può piccarsi di essere stata la prima a presentare sulla stessa passerella collezione maschile e collezione femminile. Un ritorno alle origini, alla purezza come concetto contrapposta al marketing come unico dio.

Non c’è da dilungarsi. Non c’è molto da aggiungere, Miuccia non vorrebbe spendere parole inutili, la collezione parla da sé. E noi siamo siamo ben contenti di ascoltarla.

 

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A vent'anni adoravo Carrie Bradshaw, a trenta ho più affinità con Meredith Grey. Una coincidenza? Io non credo.
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