Perché un film può essere rovinato da una singola scena

Alice in Wonderland era uno di quei film che avevo deciso che DOVEVO andare a vedere, per cui nonostante avessi letto fino ad oggi solo recensioni negative, venerdì sera sono andato al cinema a vederlo.

Prima di tutto è stata la mia prima volta con il 3D. Infatti faccio parte di quella piccolissima parte di popolazione che non ha visto Avatar, né ha intenzione di farlo. Devo dire poi che, come tutte le prime volte, me la ricorderò non tanto perché è stata eccezionale, quanto perché era una prima volta.

Il film in sé mi è piaciuto, ma mi ha costretto ancora una volta a confrontarmi con il mio complesso di inferiorità rispetto a tutto ciò che ha a che fare con il mondo di Alice (Alice cartone animato della Disney, il romanzo di Lewis Carrol, Alice di Tim Burton e tutto il resto). Cioè la sensazione di non conoscere mai a sufficienza la grande profondità e ricchezza di significati, metafore, giochi di parole e cazzi e mazzi che la narrazione porta con sé.

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Mi sono ripromesso ancora una volta di rileggere il romanzo facendo attenzione alle note e a tutto ciò che c’è da capire. “Ri-leggere” perché qualche anno fa ho fatto la scelta più sbagliata della mia vita, ossia quella di leggere Alice in Wonderland in lingua originale. Probabilmente avrei capito di più un manuale di filosofia scritto in norvegese.

Concludendo, direi che è un film tutto sommato apprezzabile, se non fosse per quell’inspiegabile parte della deliranza.

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