Perché Netflix è la fine della civiltà così come la conosciamo

Sono passate poco più di 24 ore da quando Netflix ha fatto il suo ingresso arrogante in Italia. Dopo mesi di annunci e di hype a vuoto, finalmente possiamo mettere le mani su questo colosso dell’intrattenimento: certo, forse non rivoluzionerà del tutto la fruizione di film e serie tv come vogliono farci credere, ma sicuramente consentirà all’Italia di allinearsi, almeno per un pezzettino, con il resto del mondo.

Com’è come non è, alle 00.01 di giovedì avevo già fatto il mio buon abbonamento da 9.90 pleuri, perché la foga di avere anch’io la dashboard personalizzata con tutte le serie proprio come fanno gli ammeregani era tanta. Tra televisore e iPhone ho trascorso così il mio Day One da stronzo a ciucciarmi le serie tv a pagamento: del resto lavoro 10 ore al giorno, ne dormo 6, mi chiedo cosa mi trattenga dall’impiegare le altre 8 ore A GUARDARE DELLE IMMAGINI IN MOVIMENTO.giphydorothyComunque.

Preda dell’entusiasmo tipico dei 5 minuti in cui maneggio una cosa nuova for the first time, ho iniziato le mie prime 24 ore di Netflix con la frenesia assassina di chi deve consumare il massimo nel più breve tempo possibile. Ho quindi inaugurato il servizio sciroppandomi la 1×01 e la 1×02 della nuova serie capolavoro vincitrice di 0 Emmys Scream: ah cari miei, potete immaginare come mi sono sentito figo, ma soprattutto come mi sono sentito furbo, ad andare a letto alle 03.30 con la sveglia puntata alle 07.00.
giphyseinfieldComunque.

Fresco come un gladiolo in primavera, la mattina seguente mi sono detto: Filippo ma come sei stolto tu con il tuo Kindle libro Google Reader Feedly che vai al lavoro in autobus e ti leggi LA LETTERATURA! Ma chi ti credi di essere? Partecipa al futuro, guarda anche tu una puntata di Unbreakable Kimmy Schmidt! Oh, come mi sono sentito geniale sulla 43 a vedermi sul cellu una serie tv come fanno i coreani, il FUTURO è già qui! In fondo 54 GB volati nel cielo grazie ai primi cinque secondi di buffering mi sono sembrati il giusto prezzo per far parte di questa community di futuristi. giphysurejanComunque.

Arrivo in ufficio e litigo tutta la mattina con Camilla di Zalando faccio il mio lavoro. Ma appena arriva la pausa pranzo ecco subito l’idea pazzesca di provare Netflix anche in ufficio e così mi ritrovo a mangiare la mia focaccia con le olive della Pam seduto alla scrivania con le cuffie. Che PROGRESSO guardare le nuove stagioni dei Griffin senza dover sottostare a quegli ignoranti di Mediaset Premium! Finita la pausa pranzo, giusto due squat per non farmi venire le piaghe da decubito sotto il culo e poi di nuovo a digitare sulla mia tastiera con le dita unte.giphykimComunque.

Arriva la sera, torno a casa e finalmente posso mettermi sul divano pronto per una nuova sessione del mio ormai nuovo servizio preferito. Bava alla bocca, mano nelle mutande, quando all’improvviso succede l’imponderabile. Eravamo io, JustEat, Netflix e XFactor, due telecomandi, un iPhone, il mac sulle gambe e la TV accesa. Oh mio Dio. Epifania. Cosa sto diventando?giphyepiphanySono passate solo 24 ore e come il sole all’improvviso mi rendo conto che Netflix si è infilato subdolamente tra me e la mia vita sociale (che vabbè), ma anche tra me e la mia (residua) dignità di essere umano! Già ci vedo nel 2025 (sì, anche voi): obesi, ignoranti, analfabeti di ritorno, pazzi a causa della privazione del sonno, soli e senza prole, chiusi in casa con le tapparelle abbassate e le capsule molly a portata di mano. Ecco cosa porterà l’essere umano all’estinzione: prendi questo riscaldamento climatico! Levatevi vaccini! Anche meno teoria gender! Netflix sarà la causa della fine di tutto.

Insomma, non è da me esagerare, ma fondamentalmente temo che moriremo tutti.
E sarà una morte molto, ma molto TOP. Grazie Netflix!

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Filodrama

Sono nato sabato grasso di Carnevale e vabbè, ho già detto tutto. Mi piacciono le montagne russe e i parchi di divertimento, la perfezione degli alberghi, le poltrone. Non mi piacciono le persone che vincono nella vita. Ho un brutto rapporto con l’entusiasmo, nel senso che non ce l’ho quasi mai e quando mi viene sarebbe meglio non averlo. Ho studiato cinema ma faccio tutt’altro, non colleziono cose simpatiche e non ho un hobby da rivendermi nelle conversazioni con la gente. Vivo a Milano, e la amo senza riserve.

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