Più che da occupare, queste primarie sono da riempire

Non so voi, ma dopo aver assistito a distanza alle elezioni presidenziali americane (che seguono a un’altrettanto appassionante corsa per le primarie) a me viene un po’ di sconforto. Un po’ come quando a X Factor vengono eliminate le Donatella e resta in gara Yendry. Ma quella è un’altra storia.

Il sistema elettorale e la democrazia a stelle e strisce non è certo esente da critiche, come non lo sono in qualsiasi altro Paese. Se però penso che la nostra politica, con le elezioni ormai alle porte, il massimo che ha da offrirci sono le primarie di centro-sinistra e centro-destra che stiamo vedendo in questi giorni, un po’ mi viene quella depressione che guarisce solo emigrando in altri paesi.

Da una parte la sinistra propone una sfida a cinque tra Pierluigi Bersani, Laura Puppato, Matteo Renzi, Bruno Tabacci e Nichi Vendola (rigorosamente in ordine alfabetico). Pierluigi Bersani è sicuramente una brava persona, ma penso sinceramente di avere più carisma io. E non parlo di me stesso in carne e ossa, ma del Signor Ponza intesto come penna di color verde che costituisce il mio storico avatar. Matteo Renzi è il finto nuovo, il finto giovane, il finto di sinistra che però sa comunicare e sa vendersi bene. Non a me, visto che ogni volta che vedo il suo faccione mi viene voglia di afferrare oggetti metallici e scagliarli contro la televisione. Nichi Vendola è colui che teoricamente rappresenta la sinistra più di sinistra fra coloro che corrono per le primarie, ma il vendolismo ha dimostrato in questi anni di aver ben poca concretezza quando si tratta di governare. Se anche hai delle belle idee, ma poi non sei in grado di metterle in pratica, è come se avessi in garage una Porsche ma non avessi i soldi per pagare la benzina. Bruno Tabacci ha deciso di candidarsi probabilmente perché era troppo annoiato, visto che fare il parlamentare a Roma e l’assessore al Comune di Milano evidentemente non gli bastava. E poi c’è Laura Puppato che invece conosco poco perché i mezzi di informazione in Italia sono talmente equidistanti che si dimenticano persino di citarla.

Dall’altra parte, per le primarie del centro-destra, c’è una tale confusione che si ha sempre il timore che da un momento all’altro spunti Fatma Ruffini e inizino i casting. Non si è ancora capito chi si candida, come si candida e perché si candida.

Al di là di questi giudizi squisitamente personali e superficialotti, credo che il più grande difetto di queste primarie sia l’assenza di un concorrente piuttosto importante: i contenuti. Qualcosa (molto poco) sta venendo fuori, ma con fatica. Ne ha parlato ad esempio il mio amico Falcon82 sul suo blog. Al momento però la domanda ricorrente che mi pongo tutti i giorni (vabbe’ non esageriamo, facciamo una volta a settimana) è la seguente: perché dovrei andare a votare? Per la simpatia? Per scegliere il meno peggio? E chi me lo fa fare?

È vero. Esistono i modi per informarsi, ad esempio andando sui siti dei candidati e leggendo i loro programmi, ma zero sbatti. Per quale motivo dovrei però pensare che i candidati abbiano a cuore i contenuti della loro proposta politica, visto che non se ne parla mai?

Ecco perché attendo con grande curiosità il dibattito che ci sarà questa sera su Sky Tg 24 alle 20,30 (giuro che SKY non mi paga per questo post, però se qualcuno dell’azienda leggesse e volesse abbassarci il canone mensile, ben venga) tra i candidati alle primarie del centro-sinistra. Non tanto perché alla fine del dibattito mi aspetto di avere un’idea chiara su chi votare. Anzi. Io vorrei capire innanzitutto per quale motivo dovrebbe valere la pena andare a votare alle primarie del centro-sinistra.

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