American Drag Story: The People vs. RuPaul Charles

Vostro Onore, signori della corte e lettori di Signorponza Blog, siamo qui ritrovati per discutere del caso The People vs. RuPaul Charles; in altre parole: cosa è tutto sto casino di RuPaul?
Dopo aver ricevuto decine e decine (leggi: boh 2 o 3) richieste di chiarimento riguardo l’ultimo scandalo riguardante la Queen di tutte le queen, ecco che ho deciso di discuterne approfonditamente una volta per tutte e chiarire le acque su cosa è accaduto.

Partiamo dall’inizio: una settimana fa RuPaul ha rilasciato un’intervista per il The Guardian, discutendo il ruolo del drag nel mondo attuale, l’impatto di RuPaul’s Drag Race, la sua carriera, etc etc. Durante questa intervista si è lasciato andare però a dichiarazioni abbastanza particolari discutibili:

In the subculture of drag you do occasionally find what are known as “bio queens” – biological women who mimic the exaggerated femininity of drag. Would RuPaul allow a biological woman to compete on the show? He hesitates. “Drag loses its sense of danger and its sense of irony once it’s not men doing it, because at its core it’s a social statement and a big f-you to male-dominated culture. So for men to do it, it’s really punk rock, because it’s a real rejection of masculinity.”

So how can a transgender woman be a drag queen? “Mmmm. It’s an interesting area. Peppermint didn’t get breast implants until after she left our show; she was identifying as a woman, but she hadn’t really transitioned.” Would he accept a contestant who had? He hesitates again. “Probably not. You can identify as a woman and say you’re transitioning, but it changes once you start changing your body. It takes on a different thing; it changes the whole concept of what we’re doing. We’ve had some girls who’ve had some injections in the face and maybe a little bit in the butt here and there, but they haven’t transitioned.”

I punti discussi da Ru sono due: la validità e la portata del drag quando non fatto da uomini e la sua concezione di transgender e il collegamento tra drag e transessualità. E qui casca l’asino.

Sono state infatti molte le voci a sollevarsi contro tali dichiarazioni, a partire dalle stesse queen che hanno partecipato al programma. Sono molte infatti le ex-contendenti che si identificano come donne transgender (Peppermint, Sonique, Jiggly Caliente, Gia Gunn, ecc) o come genderfluid/genderqueen (BenDeLaCreme, Jinkx Monsoon, Shea Couleé, ecc).

https://twitter.com/Peppermint247/status/970318037562863617

 

Il fatto che una personalità così di spicco sia nella comunità LGBT e drag in particolare sia nella cultura pop in generale si sia lasciata andare a commenti di tale portata non poteva che innescare una valanga. Va detto che non è la prima volta che Ru si dimostra problematico nella propria concezione di drag e transessualità provenendo comunque da un background come quello gay degli anni 70 e 80 che ora viene ritenuto ampiamente superato.

Ma discutiamo meglio i due ponti problematici del discorso di Ru.

Problema numero uno

Prima di tutto, ridurre la concezione di drag a una forma d’arte maschile, dove sono gli uomini (principalmente omosessuali e cisgender) a giocare con le distinzioni tra maschile e femminile.
Con questa idea però si invalida un intero mondo di drag performer che non si identificano con questa concezione, dalle bio queen (donne cisgender), alle drag queens transessuali, ai drag king e in generale a tutte quelle forme di drag che non per forza aderiscono alla versione più classica. Il problema principale di queste affermazioni infatti è che non si concentrano sul regolamento dello show ma sono molto più generali.

Per quanto riguarda Drag Race è perfettamente ammissibile che si vogliano includere solamente un determinato tipo di drag queen: così come ogni talent show, ha le sue regole e le sue categorie. Generalizzando però tali idee, Ru non discute delle regole del programma ma piuttosto appunto l’idea in sé di drag, andando così a far infuriare praticamente la qualunque.

Problema numero due

Il secondo punto è ancora più problematico. RuPaul infatti compie una distinzione tra donne transessuali prima, durante e dopo la transizione fisica. Ridurre l’identità di una persona transgender agli effetti di ormoni e chirurgia è un discorso che manco ci tengo ad aprire, perché se seguite il blog dovreste ormai sapere quanto questo sia superato e ridicolo.

Ogni persona transgender ha il diritto di autodefinirsi e vivere il proprio percorso come meglio crede e sente. L’idea poi che la chirurgia possa avvantaggiare una partecipante dello show rispetto le altre è decisamente ridicola. Non soltanto infatti sono molte le queen ad aver partecipato tranquillamente al programma con tonnellate di silicone in corpo (Detox e Trinity Taylor tra tutte), ma in più il successo nello show ha ben poco a che fare con la presenza o meno di seno, basti pensare a Raja e Violet, che hanno vinto le rispettive stagione senza bisogno di boobsforqueens.com.

Tutto questo merdone ha portato Ru a twittare delle scuse per le proprie dichiarazioni:

Ciò che ha ammazzato l’internet, oltre discutere se queste scuse fossero reali o di convenienza, è stata la bandiera postata da Ru nel secondo tweet

A quanto pare infatti la bandiera non sarebbe quella del movimento transessuale (che invece è celeste, rosa e bianca), quanto piuttosto ciò che esce digitando ‘train flag’, invece che trans.
Coincidenza? Casualità? Intenzione precisa? Svista? Non lo sapremo mai.

Alla fine della fiera, cosa possiamo imparare da questa faccenda?
Che drag è per tutti e non sta a noi decidere l’identità di genere delle persone. O, molto più semplicemente, facciamoci i cazzi nostri ogni tanto.

Tutto questo però deve anche insegnarci che spesso anche i grandi posso sbagliare e c’è per tutti spazio per imparare. Ma nonostante questo, non dimentichiamoci il messaggio di amore alla base del programma.

Spero di avervi fornito tutte le delucidazioni necessarie sulla questione e avervi chiarito le idee sui punti cardine della polemica. Il caso è chiuso!

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Sebs

Sebs

Studente di cinema sardo trapiantato a Bologna. Tra i miei interessi rientrano le serie tv, le drag queen e la continua lotta contro il regime patriarcale. Rispondo anche al nome di Alaska Thunderfuck o Trixie Mattel, but you can call me Joanne.
Sebs
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