Push the bottom s01e01 – Blind Auditions

Push the bottom

Benvenuti alla prima puntata di Push the bottom, il talk show di approfondimento su The Voice che andrà in onda tutti i sabati. In studio con me ci sono, rigorosamente in ordine alfabetico, Annabelle Bronstein, Fabry e Filodrama. Insieme a loro commenteremo in modo professionale, con l’occhiale calato a metà sul naso, le performance e l’operato dei quattro giudici. Il funzionamento è molto semplice: ciascuno di noi ha scelto (dopo esserci tirati i capelli a vicenda) un giudice che seguirà ogni settimana anche nei camerini per poi esprimere un giudizio sulla sua squadra di voci o sul suo operato o sul suo look o su quel cavolo che ci pare.

Se vi siete persi la puntata di giovedì sera non temete: la potete recuperare qui.

Ma ora spazio alla giuria.

Annabelle Bronstein – Team Noemi

Noemi

Dunque dunque io ho scelto di seguire la Noemi. Adesso nella fattispecie Noemi è sicuramente quanto di più si avvicina ai miei gusti musicali tra i giudici presenti. Sicuramente ha avuto una carriera breve, ma oramai sapete meglio di me quanto sia poco importante l’esperienza. Soprattutto in reality del genere. Certo è che il meccanismo vince in maniera schiacciante rispetto a molti altri reality musicali e questo il pubblico sovrano lo ha ben capito visto il successo anche negli ascolti.

Ecco quello, che meno mi convince di Noemi è sicuramente la coda di triceratopo morto che si porta appresso. Insomma mia cara credo sia giunto il momento di apportare un serio e definitivo taglio al dreadlock che ingiustamente continui a sfoggiare come se fosse una cosa di cui andarne fieri. Anyway, Amy Winehouse Buonanima io ho deciso che se al primo live non te lo sei ancora tagliato via ti aspetto fuori dagli studi della Rai e ti lancio un litro di Amuchina.

Detto ciò, sono del parere che il grande apparato Rai poteva prevedere almeno un cambio d’abito per la mia coach che in quattro puntate ha sfoggiato lo stesso look, come se non esistessero docce o outfit. In ogni modo è tutta colpa di un serrato montaggio, ma a me piace attribuire tutta la colpa a Noemi. Per quanto riguarda la sua squadra la trovo altamente equilibrata. Noemi ha giustamente e accuratamente fatto delle scelte prettamente gigione. Ha un parterre di voci equilibrato e adatto sia al pop che al rock. Non ha disdegnato i musicisti e si è scelta artisti relativamente giovani, rispettando a pieno il target del programma. Sono certo fin da ora che la voce vincitrice potrebbe nascondersi tra i suoi concorrenti. Anche se è arcinoto che il televoto è un ribaltone continuo. I miei preferiti? Sicuramente Jacopo Sanna e Diana Winter. Salvo per un pelo anche Francesca Monte. Non mi sarei girato sicuramente per Giuseppe Scianna, Flavio Capasso e Silvia Capasso. Anche se un po’ mi farebbe strano. Insomma, di norma, io, mi giro sempre.

Fabry – Team Pelù

Piero Pelù

Mi trovo scaraventato nel mondo dello show business dal mio amato Signor Ponza per commentare l’operato del giudice che mi è stato assegnato: Piero Pelù. Devo prima fare delle premesse che giustificheranno almeno parzialmente il mio scritto odierno. Diciamo che ho seguito il programma in maniera un filo discontinua, diciamo anche che delle quattro puntate andate in onda ne ho vista praticamente solo una. E mi ha fatto cagare. Scusate ma io le cose le devo dire come mi vengono in mente, io sono una persona genuina che prova emozioni vere e mi dovete immaginare al mercato del pesce di Acerra mentre urlo che voglio il capitone. Ovviamente ho recuperato per voi le puntate messe a disposizione dalla rete, e vi propongo di seguito il mio insindacabile giudizio.

Ho scelto di rappresentare sul blog Pelù per una semplice ragione: contrariamente a quanto uno possa pensare non è Cocciante il più odiato dalle stagiste di queste pagine (Filodrama mi leggi?), e quindi odiando tutti il buon Piero ho subito sentito una connessione cosmica con lui. Detto questo, un po’ me lo farei anche. Non quando apre la bocca e muove la lingua come un serpente, in quel momento mi fa senso. Per quanto riguarda il comportamento del mio giudice durante queste Blind Auditions non so, a volte mi sembrava di sentire parlare la versione meno piena di cocaina di Morgan. E subito il confronto parte con X Factor, e permettetemi di fare il paragone dicendo che l’unica sostanziale differenza sta che a The Voice anche se sei roito ti pigliano. Comunque Piero risulta essere il giudice più gradevole, e anche quello a mio avviso più competente, che scusate Noemi chi cazzo sei che hai fatto X Factor due ore fa, Raffaella ti amo ma ti hanno criogenizzata male, e Cocciante torna a fare i musical in Francia che a spocchia stai messo uguale come i francesi. Come si chiamano le fan di Piero Pelù? Non lo so, ma io sento di essere un pelucchino!

Ma è ora di sputare veleno sui “cantanti” della mia squadra, quelli che più mi hanno colpito. Negativamente. Tommaso Gavazzi, ventisettenne di Tivoli che si è presentato con una canzone dei Muse. Lo amo perché non ha un’idea di inglese che le tipe rumene del call center della 3 in confronto sono membre dell’Accademia della Crusca, e poi ragazze ha delle orecchie che prende anche la TV slovena. Chi lo sa, magari The Voice Slovenia spacca. C’è poi Valentina Tramacere, che agli occhi attenti delle mie amiche non sfuggirà la sua partecipazione a X Factor nel 2008. Ha partecipato anche allo Zecchino d’Oro, mica cazzi. Lei la top, mi ha cantato Adele con Rolling In The Deep che è la mia canzone preferita della cicciona, quindi la amo. La amo anche perché se la crede tantissimo. Ed è romana, quindi non posso che amarla. Il mio terzo preferito è poi Danny Losito. Lo odio da una vita, da quando precisamente ha partecipato a Music Farm. E a Sanremo con le Las Ketchup. E sì, vi sento ridere fragorosamente. Ma dico, se ci hai provato già enne volte e nessuno ti ha cagato di pezza, ci sarà un perché. Anche meno Denny, ti vedo già primo eliminato ospite di Quelli che a farti perculare dalla Cabello. Adoro.

Concludendo che ho un appuntamento, The Voice me lo aspettavo diverso, molto. Credevo fosse più divertente, più incalzante. Credevo di non dover pulire la bava di mia madre alla vista di Piero Pelù, ma tant’è. Credevo di trovarlo più simile alla versione americana che tanto amo, ma voglio dire, mentre noi abbiamo il cagnotto di peli di Noemi loro hanno la fantastica Shakira. Questione di stile.

Filodrama – Team Cocciante

Riccardo Cocciante

Care amiche powerbottom, ho lottato con i denti per avere in consegna il nostro giudice preferito, quella nana supergirl di Riccardo Cocciante, che per immedesimarmici ed esserne degno mi sono colato l’acido sui capelli per averli anche io ricci ricci che Lionel Richie (Lionel RICCI ahahahahahah vabbè) torna a cantare fiesta forever nelle balere. Diciamo che il mio desiderio di possedere carnalmente il buon Riccardo è dovuto più che altro al fatto che nella sua squadra è presente la più grande cantante della nostra generazione, quella superstar globale che risponde al nome di Jessica Morlacchi che sono sicuro diventerà una delle perle più interessanti nel panorama musicale et psichiatrico italiano. Comunque, tornando al cantante di Margherita è bella Margherita è vera, non mi resta che riassumere il suo ruolo all’interno di The Voice con un aggettivo: AMEBOIDE. Tra i quattro giudici Cocciante è infatti la presenza tanto più autorevole quanto quella meno forte a livello di carisma e capacità di bucare il mezzo televisivo: le sue blind auditions sono state abbastanza disastrose con momenti di non celato imbarazzo e pena quando non veniva scelto come mentore dal cantante di turno.

Ho comunque alte aspettative per il nostro Riccardino, perché tra i quattro è sicuramente quello che ha lanciato le staffilate più succulente ai concorrenti scartati, forse proprio perché incapace di utilizzare quella comunicazione prettamente televisiva fatta di diplomazia e belle parole. Comunque tra lelle, albanesi, malati terminali e bimbiminkia, alla fine anche lui, ultimo tra i giudici, è riuscito a comporre la sua squadra di 16 cantanti.

Nel mucchio segnalo i più meritevoli:

  • Jessica Morlacchi, che vabbè iscriviamoci tutti su www.mipiacitu.tututu tipo NOW e idolatriamola perchè sento che è un po’ la Maria Luigia La Rocca del nuovo millennio.
  • Mattia Lever, perché è stato concorrente della Clerici e quindi è gay sicuro.
  • Federica Celio perché si chiama come il negozio d’abbigliamento dei rumeni e quindi ha un po’ già vinto.
  • Maria Teresa Amato perché è quella brava che ameremo odiare, ovvero la Roberta Bonanno di RaiDue.

Poi tipo c’è anche il duo twincest Pasquale e Michele Tibello che fanno cagare duro ma so che il mio pubblico è composto da 16enni arrapati quindi vabbè.

Comunque ricordate di ricaricare le vostre schede della Wind (sempre che esista il televoto perché io non ho la più pallida idea di cosa succederà da qui in avanti) perché se non vince la Jessica Morlacchi io vado in piazza a buttarmi in faccia le statuine del Duomo.

Signor Ponza – Team Carrà

Raffaella Carrà

Quando Fabry ha autoritariamente deciso come spartirci i giudici visto che noi continuavamo a ciurlare nel manica Quando durante l’ultima riunione di redazione ci siamo democraticamente spartiti i quattro giudici e mi è stata assegnata Raffaella Carrà, la mia reazione è stata solo una: ANSIA DA PRESTAZIONE. È innegabile che la Raffa Nazionale sia la vera star del programma, d’altronde una donna che a 70 anni riesce ad essere ancora la più pop fra tutti i suoi colleghi per quanto mi riguarda non può fare altro che aspirare alla Presidenza della Repubblica. Non è quindi un caso che sia stata in moltissimi casi la prima scelta dei concorrenti di The Voice, siano essi giovani o vecchi, uomini o donne. E questo già la dice lunga sul tasso di eterosessualità del Paese.

In generale, nel corso di queste quattro puntate di blind auditions, Raffaella è stata decisamente la più iperattiva, aggettivo che stride con la maggior parte dei concorrenti della sua squadra. Il bottone della sua poltrona ha sicuramente accusato i segni dell’usura, dovuti alla tendenza spasmodica a strucare il boton non appena il giudice più amato dagli italiani sentiva una voce decente. Memorabili (einvece) i siparietti soprattutto con Piero Pelù durante i quali la Raffa cercava di rubare ai suoi colleghi le voci migliori. Ecco, senza dubbio un punto di forza della Carrà è la capacità di saper vendersi molto bene, talmente tanto che fossi nel Partito Democratico io un pensierino ce lo farei. E poi indimenticabili quelle movenze dannatamente pop che ha sfoggiato non appena un concorrente si esibiva in un pezzo minimamente ritmato, già immortalate in quintali e quintali di gif che stanno invadendo l’internèt.

Ma veniamo alla sua squadra. Anche qui non mancano i concorrenti della serie Crederci sempre, arrendersi mai. Tra questi annoveriamo Daniele Vit (già corista, partecipante a Castrocaro, Sanremo e all’Heineken Jammin Festival), Chiara Luppi (con una parte ne I promessi sposi), Daphne Nisi (che vanta già una collaborazione con Claudio Baglioni) e Michelle Perera (già concorrente di The Voice of Germany). Sempre in questa categoria rientra anche Vito Ardito, 52 anni e ultimo treno da prendere prima della pensione. Non mancano ovviamente le sudamericans tipo Denise Faro che in realtà è di Roma ma è famosissima in Cile. Gli altri concorrenti sinceramente sono stati così incisivi che anche vedendo le foto non me li ricordo, per cui figuriamoci a sentirli cantare.

Si conclude qui la prima puntata di Push the bottom, che vi terrà compagnia ogni sabato. Come ogni talk show che si rispetti non manca il momento in cui il pubblico sovrano diventa protagonista con il sondaggione. Votate votate votate!

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