Push the bottom s01e03 – BASITI

Push the bottom

Un altro round di battaglie è terminato e un altro scoglio(namento) è stato sorpassato, in attesa dei Live Show che noi tutti ci aspettiamo frizzanti e pirotecnici, in grado di cancellare in un sol colpo la noia di queste puntate, ma soprattutto di eliminare definitivamente dalle nostre teste l’immagine degli orrendi pantaloni del pigiama di Fabio Troiano. Come ogni sabato, io e i miei amici Annabelle Bronstein, Fabry e Filodrama ci troviamo attorno a un tavolo a sorseggiare Long Island e a sparare cattiverie sulle nostre amicizie in comune. Tra un gossip e l’altro commentiamo anche la puntata di The Voice della sera prima, che potete sempre recuperare qui brillantemente commentata dal sottoscritto. Ma ora lascio la parola ai quattro coach di Push the bottom.

Team Filodrama – Team Cocciante

Riccardo Cocciante

Sarà la mancanza di Jessica Morlacchi, sarà l’assenza dell’umiliazione di Daniele Vit, ma sbaglio o la qualità media delle battles ha subito un tracollo sconvolgente da una puntata all’altra? Com’è come non è, il secondo turno è stato un 50 sfumature di merda che ve lo spiego proprio: il ritmo di un blando che ciao, l’allestimento che proprio ormai non se ne può più, Troiano coso che se lo vedo sul marciapiede lo investo con la macchina, e poi i giudici di una mosceria che piuttosto referirei rivedermi tutta l’ospitata di Bianca Balti a Sanremo.

Per quanto riguarda il #teamcocciante dobbiamo dire addio alla nostra coppia twincest preferita, che ci saluta e ci aspetta in VHS nelle migliori edicole della circonvalla: lo sfidone ha infatti visto trionfare TALE Mattia Lever, il minorenne ex Antonella Clerici che grazie alla sua voce equivoca e ai favori della sua concubina Kekko (che s’è sperticato di complimenti in fase di tutoring) ha conquistato il nostro Riccardino, il quale però c’ha tenuto a dire che ama le anime di tutti. Praticamente hanno vinto tutte e i livelli di tensione omosex hanno raggiunto soglie che non si raggiungono neanche negli studi di Maria. Altro momento di sfida top vs. bottom è stato lo scontro tra Lorenzo e Alessio, che praticamente riducono a brandelli The Show Must Go On: tra i due la spunta l’ottuagenario Lorenzo, che chiaramente non diventerà mai popstar per sopraggiunti limiti di età, ma che tutti noi abbiamo apprezzato in un modo o nell’altro. Alessio ha usato più svirgoli lui in questa canzone che Giorgia in tutta la sua discografia, quindi io in un certo senso amerey anche, sta di fatto che non puoi chiudere il chorus della canzone dei Queen con una nota che dura 25 secondi: NON SEI MICA LA CHRISTINA AGUILERA! Comunque vi prego ditemi che le Battles terminano qui perché io non potrei sopravvivere ad altre registrazioni. A voi studio!

Team Signor Ponza – Team Carrà

Raffaella Carrà

Siccome sono una persona vera con dei sentimenti veri e dove sono miei sigaretti? questa settimana mi tocca muovere qualche critica al giudice più amato da tutta San Francisco. La Raffa Nazionale è stata infatti protagonista di qualche decisione quantomeno discutibile. Un esempio su tutti è la scelta di Manuel e del suo naso, diciamo così, pronunciato ai danni di Noemi Smorra. Che non solo aveva un’ugola niente male, ma soprattutto aveva un cognome che mi avrebbe permesso di scrivere post da qui all’inizio della prossima edizione di X Factor. Al di là di questo, mi è piaciuta poco anche la deriva defilippiana che la Carrà ha intrapreso con la sfida successiva tra Veronica e Daphne, due ragazze che hanno perso la madre. Anche perché se voglio piangere allora tanto vale che giro sulla tv del dolore del sabato o della domenica pomeriggio. E infatti poi questa battaglia la vince Veronica che non solo ha perso la mamma, ma anche il papà. En plein proprio. Fortunatamente poi il mio giudice preferito si riprende e all’ultima sfida della serata decide di portare ai live show Pamela che io sinceramente in questo momento non ricordo nemmeno chi sia, ma sto copiando spudoratamente dal mio post di ieri. Concludo lanciando un appello agli autori: per le prossime puntate vogliamo meno tv del dolore, più ritmo, ma soprattutto sangue tra i giudici. Grazie.

Team Annabelle Bronstein – Team Noemi

Noemi

Ok. Diciamoci la verità: quello che non va di questo The Voice è l’imperante buonismo che inevitabilmente si abbatte sui coach. Ne deriva inesorabilmente la voglia di aprire le finestre e buttarsi di sotto. Così, come se non ci fosse un domani. Insomma le continue giustificazioni dei coach melense e smielate oltre che a farci venire un sonno devastante sono altamente fuori luogo per un talent. Ma basta Raffa con tutte queste idiozie, basta le pose nanerrime di Cocciante, basta il’irriverente e zozzissimo dreadlock di Nomei e basta Pelù. Scopaci.

Ok, scusate adesso mi ricompongo. In ogni caso, tutti questi moti di sincerità che i coach hanno riservato ai loro artisti dopo un po’ hanno inevitabilmente ammosciato la serata. Mentre tentavo di rimanere sveglio però devo subito parlarvi dell’unico plauso per la mia coach Noemi. Nonostante il look nonhopiùspecchiacasa (ma continuo a meravigliarmi di come la conciano, maledetti cercate una Stilyst decente!!!), Noemi invita Mario Biondi a farsi dare una mano. Mario Biondi che a me ha sempre scatenato un certo friccicore. Diciamocelo. Ma a parte questo, secondo me, la scelta dei brani eseguiti dai ragazzi. Come si può far cantare a qualcuno Justin Bieber escludendo Justin Bieber stesso? Noemi butta in sfida Chiara e Martina. Nonostante alle audizioni Martina abbia stupito con una cover di Beyoncè, non convince e passa Chiara. Più che meritata la vittoria, visto che è risultata essere una delle più intonate di tutta la sera. Altra coppia del Team Noemi formata da Giuseppe e Teresa. Vince in maniera scontata Giuseppe perchè si è cucito addosso meglio il pezzo, anche se a me personalmente non piace affatto. Altra scelta condivisa è l’affermazione di Nausicaa contro Marsela. No One il pezzo, decisamente difficile da gestire soprattutto con tanta emozione.

Bene o male, Giuseppe escluso, mi sento di essere assolutamente d’accordo con le scelte della mia coach. Ecco io però la pianterei con tutte queste giustificazioni e parole. In effetti il format americano non è così lento, mentre da noi ovviamente hanno allungato tutto. Spero davvero che nella prossima fase del programma il ritmo aumenti. Ma, ahimè, dobbiamo incrociare le dita che gli autori finalmente se ne accorgano di tutte le sbavature e anzi vadano a potenziare i punti di forza. Per quanto riguarda gli altri team butto un’occhio su Pamela (Carrà) e Lorenzo (Cocciante). Per quanto riguarda Pelù non lo so. Mi sono distratto. Sempre.

Team Fabry – Team Pelù

Piero Pelù

Seconda puntata di ‘Battles’ e io e la Giancarla ci attrezziamo con tachipirina e analgesici vari perché abbiamo una salute di ferro. E invece. Per chi non lo sapesse la Giancarla è la mia favolosa madre. Detto questo, il ritmo dell’anteprima è sempre incalzante come un treno della linea Milano – Genova.

Come sapete rappresento su queste pagine il Team Pelù, che per altro ha vinto nuovamente nello scorso sondaggio e quindi vi ringrazio, dicevamo che sdi be le leiba. Ho perso il filo del discorso ma amen, comunque una puntata che non so nemmeno io come resistiamo ancora a seguirlo. Un format lanciato nel cesso: un conduttore utile come un manichino di Zara, giudici che sono più fatti di buonismo che di cocaina, concorrenti visti e rivisti che non sono mostri di bravura. Insomma, lo seguiamo solo per vedere il pacco di Piero e le borchie di Raffaella.

Tornando al mio giudice, la prima battaglia dei suoi cantanti è tra Cristina Palestriere e Yasmin Kalach. Ed ecco ancora il maniaco Piero che esorta le concorrenti a tirare fuori la propria femminilità AKA fare le troie, amiamolo, per “Ti sento” dei Matia Bazar. Peccato che le ragazze proprio non ce la fanno, urlano e raggiungono note altissime ma proprio la sensualità della canzone non emerge. Belli anche i costumi, Cristina che non è propriamente una silfide viene fasciata da un tubino nero accompagnato da una fine collana viola lunga trenta centimetri. Un applauso anche alle sarte. Detto questo, il pacco in pelle nera di Pelù sceglie di buttare Yasmin a mare trovandomi pienamente d’accordo, e lasciando la grossa Cristina in un mare di lacrime di gioia e di sudore.

Marco Cantagalli viene chiamato a sfidarsi con Tommaso Gavazzi in “How to save a life” dei The Fray, colonna sonora FONDAMENTALE di Grey’s Anatomy. Ed è chiarissimo ora che l’abbinamento a Piero Pelù sia stato voluto da una forza cosmica. Un capolavoro massacrato, devastato, stuprato. Due ragazzi con il sogno del canto ma il cui vero talento è chiaramente piegare mutante da Tezenis. Inoltre, uno dei due si presenta con una giacca da domatore di leoni che solo ed esclusivamente Britney può permettersi, e quell’altro è anche ora di lavarsi i capelli. Il commento di Piero è agghiacciante: “Mi avete stupito. Vi siete messi in discussione. Avete fatto un bellissimo percorso.” Sono nerissimo. Alla fine passa Marco che almeno ci ha risparmiato di quegli urletti tipo Mika che hanno smesso di essere piacevoli nel 1986. Rimango comunque basito da questa esibizione.

La terza sfida è tra Ilaria Deangelis e Alessandra Parisi. E anche qua una Dukan, niente? Comunque sia le due amiche della musica sono chiamate a vergognarsi con “The Power of Love”. Delle tre esibizioni questa è stata la mia preferita. Le due ragazze mi hanno convinto, nonostante non comprerei mai un loro disco nemmeno a morire, è innegabile che ci sappiano fare. Riformulo: fanno meno cacare delle precedenti. Una pecola che ciao ci invade in questo momento della puntata. Io chiuderei anche qua. Vince Alessandra me pare, mi sono distratto a giocare a Candy Crush Saga.

Piccole considerazioni generali sulla puntata: vietare la partecipazione a chi non ha ancora peli pubici. E basta anche con quelli che non hanno più la mamma e il papà, io non riesco a trattenermi e faccio il rosario di lacrime come le Madonnine. Cristiano Godano io te farei le peggio cose però un dentista magari. Raffaella io ti amo e tutti noi frogi abbiamo una Barbie che ti somiglia, però hai sempre una faccia che ho paura tu ti stia pisciando addosso. E ancora lui, il conduttore e le sue occhiaie. Ma chiamare qualcuno di più titolato, che ne so, Luca Argentero?

E con gli interrogativi lanciati da Fabry chiudiamo anche questa terza puntata del talk show Push the bottom. Vi diamo appuntamento tra 7 giorni alla stessa ora su Canale Cingu, ma prima vi lasciamo con il sondaggione in cui vi chiediamo quale dei giudici di The Voice vi stia deludendo di più. Votate votate votate, come fossero Quirinarie.

[Le puntate precedenti di Push the bottom]

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