Quanto paga la sincerità? – #AskFabry

Una buona parte del mio lavoro consiste nel risolvere i problemi ai miei colleghi, dire loro qual è la strada giusta da seguire, far loro capire dove sbagliano. Un po’ rimpiango i tempi in cui mi limitavo a stampare le copie delle fatture perché quello che faccio ora richiede grande pazienza e tatto, doti di cui io non sono esattamente provvisto. Alla fine della giornata ne esco sempre e comunque vincitore perché sono sincero con le persone che lavorano con me, sempre. Inutile girarci intorno, quando qualcuno mi chiede un parere arrivo dritto al punto consapevole che non sempre quello che dico è quello che l’altra persona vorrebbe sentirsi dire. Si chiama sincerità, ed invito tutti ad abusarne.

Ma è veramente giusto essere sinceri con le persone?

Faccio un esempio concreto. L’altro giorno in ufficio cercavo disperatamente di godermi il silenzio dell’area fumatori e del mio caffè decaffeinato lungo quando una stagista conciata come un tendone da circo si avvicina e mi pone la seguente domanda: “Sto male vestita così? Ho un appuntamento più tardi, lo chiedo a te perché sei sempre sincero.” Non voglio sindacare sugli evidenti problemi di peso della mia stagista, quelli sono affari suoi, mi chiedo invece come si possa uscire di casa con i leggins e un abitino giro-passera quando si è più vicini al peso di un elefante gravido che a quello di una ragazza di ventisette anni. Ho setacciato il mio dizionario mentale per cercare sinonimi di obesa e ho fatto appello alla mia coscienza, sepolta tra una querela e l’altra, per evitare di dire quello che realmente pensassi. Mi sono limitato ad un “Molto, il rosso ti dona” quando avrei voluto dire “Fai ridere. Sembri Nadia Rinaldi incinta di tre gemelli dopo un incidente”. Non avrebbe avuto senso ferire una povera ragazza in evidente ricerca di conferme che non riesce a trovare da sola. Cosa ci avrei guadagnato? Assolutamente nulla, non sono certo io che vado in giro vestito come Lady Gaga dopo un’esplosione nucleare nel guardaroba di Moira Orfei. Quello che voglio dire è che la sincerità forse paga sempre, ma forse a volte le persone che la pretendono da noi non sono pronte per affrontarne le conseguenze.

Il confine tra sincerità e maleducazione è molto labile, ma soprattutto molto soggettivo. Posso tranquillamente dire ai miei amici quello che penso di loro ma non posso farlo con perfetti sconosciuti o quasi. Ma è giusto o dovremmo usare la cortesia di essere sinceri con chiunque?

Quanto paga essere onesti ad ogni costo?

Mi viene in mente un articolo che ha condiviso il mio amico Marco che parla dell’argomento e che ha ispirato la stesura di questo post. In questo articolo vediamo come l’esperimento di un ragazzo su Facebook abbia avuto conseguenze disastrose: dopo aver deciso di rispondere a tono a chiunque sul social network dicendo solo ed esclusivamente la verità perdendo così quasi tutti gli amici. Quello che analizza l’autrice dell’articolo è l’impatto che una decisione del genere può avere sul prossimo. Come dicevo prima forse non sempre è giusto essere sinceri, meglio omettere qualche verità. Ma l’omissione stessa della verità non è comunque una bugia? Non dovremmo sempre essere felici di avere a che fare con le persone sincere che si interfacciano a noi con modi adeguati e consoni alle situazioni?

Parliamoci chiaro, sfido chiunque a dire che la verità paga ad ogni costo. Non è questione di etica, lo sappiamo tutti che in un mondo perfetto sarebbe quella la strada da seguire, quello che è fondamentale è essere sinceri con noi stessi. Come possiamo pretendere di avere una relazione sana di qualsiasi natura con gli altri quando i primi ad avere conflitti siamo noi? Psicologo a parte, che comunque consiglio a chiunque, una dose di menzogna è fisiologica a mio avviso. Bugie dosate, limitate a certe situazioni, atte a non ferire il prossimo in maniera gratuita. Del resto nessuno vorrebbe sentirsi dire quello che non vorrebbe sentirsi dire.

Dal canto mio cerco sempre di essere sincero, cercando di non calpestare mai la dignità altrui fallendo però miseramente e collezionando una serie di antipatie che nemmeno Vittorio Sgarbi. Ma è un problema mio o un problema degli altri? Esiste un modo universalmente adeguato per essere sinceri? Meglio una verità scomoda o cento sorrisini soriani?

A tutte queste domande risponderemo la settimana prossima quando entreremo nel vivo della questione snocciolando i diversi tipi di bugie e cercando di entrare nella testa delle persone che mentono. Ditemi quello che ne pensate, e non dimenticatevi di scrivermi anche a [email protected] soprattutto se siete redattori di Vanity Fair o simili.

E voi siete sinceri?

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Fabry

Livelli di egocentrismo da denuncia penale. Sto zitto solo quando dormo e ascolto solo quando si parla di me.
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