Cosa possiamo imparare dai giovanissimi de Il Collegio

Rai2 conclude anche la seconda stagione de Il Collegio, il reality in cui giovanissimi tra i 13 e i 17 anni, dalla condotta scolastica (e non solo) non proprio esemplare, vengono riportati indietro di 50 anni. All’interno di un collegio con le regole e le abitudini del 1961, dovranno conseguire (nuovamente) la licenza media: con tanto di gite scolastiche, olio di fegato di merluzzo, divisa e sorveglianti severi. Ovviamente senza internet e niente che anche lontanamente li riavvicini al 2000.

il collegio rai2

Sicuramente Il Collegio è un programma che fa discutere, per due motivi. Uno di certo per la sua realizzazione, se da una parte si ambienta in un lontano 1961 è sicuramente un esempio di televisione moderna e ben fatta, il secondo è il comportamento dei ragazzi. Ovviamente piovono commenti e filippiche su ogni dove sull’ignoranza dei ragazzi sulle tabelline e le più banali nozioni di storia. Anche ovviamente sul loro modo di rispondere ai propri insegnanti e non avere alcun tipo di rispetto a decisioni e provvedimenti presi nei loro confronti, senza mai alcuna ammissione di colpa e responsabilità per i loro comportamenti.

Ovviamente come ogni scontro generazionale le banalità non vengono centellinate, perché ognuno di noi, passati i 20 anni dimentica di averne avuti 15. E soprattutto non avete mai visto la mia reazione se mi costringeste a indossare calzettoni bianchi e non utilizzare l’iPhone. Tuttavia, seppur alcuni comportamenti e alcune personalità davvero fanno strabuzzare gli occhi, sono sicuro che abbiamo anche qualcosa da imparare su questa giovanissima generazione. Soprattutto avremo tante domande da farci sulla generazione, oggi di genitori, che ha rinunciato alla responsabilità di impartirgli quell’educazione che tanto decanta di avere. O anche sul sistema scuola che non riesce a raggiungere in modo adeguato i ragazzi ma anche su come questo viene inteso proprio dai genitori.

Premettendo il fatto che forse i post dei 40enni su Facebook che sbandierano il proprio “carattere forte”, “essere se stessi e non cambiare per nessuno”, il loro “fregarsene di quello che pensa la gente” e l’estremo relativismo di cosa è giusto e cosa no, non fanno proprio benissimo al sapersi relazione in una società civile, sono sicuro che le storie di questi 18 ragazzi non sono del tutto da buttare.

 

Uno delle cose che più mi appassiona a Il Collegio è il rapporto che c’è tra i ragazzi. Quell’affiatamento che ti fa venire voglia di tornare subito ad essere adolescente, con quella voglia assurda di ribellione ma quella passione viscerale per i tuoi amici. E se ai miei tempi erano solo le ragazze quelle a tenersi per mano, adesso anche i ragazzi si abbracciano senza imbarazzo alcuno di dimostrare il loro affetto per i compagni. Sarà forse merito dei 1D?

Sarà forse un caso? Sarà forse la condizione straordinaria in cui si trovano ma una cosa sicuramente da apprezzare è che non si è mai visto un solo, anche lontano, esempio di bullismo o machismo. Nella classe de Il Collegio c’è un po’ di tutto: il ragazzo di colore, il filippino che non solo canta l’inno di Italia ma cita Beyoncé ed sarà chiaramente un lettore appassionato di Signorponza.com e c’è la ragazza bruttina e cicciotta. Nessuno è mai stato preso in giro: potete dire lo stesso del vostro gruppo di amici adolescenziali? Non dico che il bullismo nella nuova generazione sia stato sconfitto, anzi è ancora un problema vivissimo ma azzarderei forse a dire che in fondo i tempi stanno cambiando e un bagliore di speranza possiamo averlo.

Una cosa che trasuda da ogni puntata de Il Collegio è il fatto che i ragazzi ormai 14+ abbiano serissime capacità di esprimersi, sia dal punto di vista puramente linguistico, sia per la totale incapacità di rapportarsi con gli adulti o nel saper mediare una situazione critica riuscendo a scendere a compromessi. L’altro lato della medaglia, secondo me positivo, è il fatto però che per quanto riguarda la loro sfera emotiva se spronati si sono rivelati essere un fiume in piena.

profe

Tutte piccole riflessioni che sicuramente non sono al 100% esplicative di una generazione che è consapevole delle proprie libertà e non è assolutamente disposta a rinunciarvene, senza conoscere le responsabilità che queste comporta. Mi sono chiesto più volte chiesto a chi fosse in realtà Il Collegio: ai giovani ragazzi per spronarli a cambiare, ai genitori per mostrargli determinati rischi, una denuncia alla scuola di oggi o semplicemente un intrattenimento televisivo per farci dire “ai miei tempi era diverso”?

Io credo che la forza de Il Collegio sta nel mostrarci quella passione viscerale degli adolescenti, alle promesse e alle dichiarazioni che solo a quell’età si sanno fare e credendoci davvero: che questi ragazzi sono, come noi siamo stati esattamente lo stesso, la cosa più vera e diretta del mondo, con tutta la violenza degli errori che solo a quell’età si riescono a fare. E che in fondo gli adolescenti lo si è stati tutti e più o meno tutti nello stesso modo; senza dimenticare che le persone crescono e le cose cambiano perché la vita, con o senza smartphone, presenterà i suoi ostacoli da superare.

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clippermark

Ho 26 anni e sono nato in Abruzzo anche se negli ultimi anni ho iniziato a cambiare città come le mutande. Vado spesso in Germania per cercare di capire come mai mettano l’ananas sulla pizza ma voglio viverci da quando ho scoperto che mi piace. Da ormai 4 anni scrivo ricette sul mio blog "Una cucina per Chiama" ma tutto è iniziato quando da piccolo ho visto in TV Antonella Clerici: io però ho imparato a cucinare.
Dicono di me: "stai sempre in giro", dico di loro: "fatevi i cazzi vostri".
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