6 rapper italiani che hanno migliorato il nostro 2017

Me ne rendo conto: il bipolarismo che affligge il rap italiano rende difficile appassionarsi a questo genere. Da una parte ci sono una serie di proposte super pop che ormai di rap hanno giusto il nome (tutti i rapper che hanno fino a due gradi di separazione con Amici, i capitani coraggiosi Fedez & J-Ax, il nostro amico Shade), dall’altra dei soggetti rigorosamente vietati ai maggiorenni (Dark, Polo e Gang). Tra i due estremi però c’è tanta buona musica a cui spesso non viene riconosciuto il giusto merito.

Abbiamo selezionato sei rapper, alcuni famosissimi, altri un po’ meno, che nel 2017 hanno pubblicato dei dischi degni delle nostre classifiche di fine anno. Smettetela di storcere il naso perché questi sei artisti meritano decisamente un posto più alto nelle vostre playlist.

Coez

Faccio Un Casino

In tempi non sospetti avevamo detto che questo sarebbe stato l’anno di Coez – indovinate com’è andata a finire. La sua scalata al successo però è stata tutt’altro che lineare: nato come rapper duro e puro, in piena esplosione del fenomeno rap Coez decide di buttarsi sul pop. Lo fa con stile: nel 2011 esce l’album Non erano fiori prodotto da Riccardo Sinigallia e lo promuove nei contesti più pop possibili (ammicca a quel che resta di MTV, stona Siamo morti insieme al Music Summer Festival); tenta addirittura di entrare a Sanremo ma Fabio Fazio non lo prende. Sei anni più tardi presenta trionfalmente La musica non c’è proprio a Che Tempo Che Fa: in mezzo un altro album che rincorre i ritornelloni ma non decolla mai (Niente che non va, avrebbe meritato di più) e il curioso caso di Faccio un casino. È il suo quarto album, il primo da indipendente e infatti il debutto in classifica non è dei più folgoranti. Va meglio su Spotify, anche perché il disco è una raccolta di brani molto belli ma messi insieme senza alcun criterio: praticamente una playlist. A inizio estate la FIMI cambia i criteri con cui vengono stilate le classifiche degli album e Coez è quello che con gli streaming guadagna di più, iniziando una rimonta che ha dello straordinario: in quel periodo in radio c’era proprio il quinto (!) singolo La musica non c’è e un’incredibile congiunzione astrale – RTL che lo mette in playlist – lo fa diventare un tormentone. Non è la miglior canzone di Coez (per quello citofonare Jet), ma sintetizza alla perfezione la personalità  artistica di Coez.

"E scusa se non parlo abbastanza, ma ho una scuola di danza nello stomaco". Il segretario @matteorenzi canta @coezofficial

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Fabri Fibra

Fenomeno…ma nonostante questo e un paio di scaramucce di troppo con il fratello Nesli, Fenomeno è uno dei migliori dischi dell’anno. Incredibile nel riuscire a coniugare senza perdere un briciolo di credibilità la straordinaria partecipazione di Roberto Saviano,  il tormentone Pamplona (in cui tiene a bada l’ego di Tommaso Paradiso) e la hit Stavo pensando a te. La riedizione Masterchef è abbastanza inutile, ma i big si riconoscono anche quando pubblicano un repack e mettono in vendita l’EP a parte, così da non far spendere altri soldi ai fan.

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Ghali

AlbumC’è un grosso equivoco riguardo a Ghali, forse l’unica popstar che abbiamo in Italia, a cui però hanno deciso di assegnare il fardello dell’impegno sociale. No, Ghali non è un nome d’arte, sì, è il suo vero nome ed è di origine tunisina ma, no, Ghali non è straniero. È nato a Milano, ha sempre vissuto nella provincia milanese e incredibilmente la sua musica ha poco a che vedere con l’impegno sociale. Piuttosto parla della sua vita, del rapporto con i genitori (il padre assente e la madre complice del suo successo), ma nonostante gli endorsement di – ancora lui – Roberto Saviano, la musica di Ghali principalmente fa ballare. Il suo primo album, Album, è un discone che trascende i generi portando la trap nel pop e il pop nella trap: non c’è traccia di Ius Soli, c’è solo un venticinquenne con una cura maniacale per i dettagli, un produttore in stato di grazia e la voglia di mandare a quel paese tutto ciò che c’era prima. Missione riuscita.

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Ghemon

MezzanotteIl motivo che dovrebbe convincervi ad ascoltare Ghemon è che tra le fila dei suoi fan più sfegatati c’è anche Tiziano Ferro. Il motivo che dovrebbe farvi dubitare di Ghemon è che Tiziano Ferro negli anni è stato grande fan di Nesli, Baby K e Briga. Eppure Un Temporale (sì, quella dei Maneskin) è una delle canzoni più belle di quest’anno: il suo ultimo album Mezzanotte forse non è interamente all’altezza di tale singolo, ma conferma Ghemon come il rapper buono per eccellenza. Anche quando – come in questo caso – canta i periodi più bui dell’esistenza: la fine di un amore, la depressione, il duetto con Syria.

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Mecna

Lungomare ParanoiaRapper, cantautore, grafico, voce della Sammontana e social media manager presso se stesso: Mecna è forse il più completo tra gli artisti di questo post. Per rendere l’idea, sia la copertina di Fenomeno di Fabri Fibra che di Mezzanotte di Ghemon sono state realizzate da Mecna. Lo stesso vale ovviamente per Lungomare Paranoia, il disco lanciato a inizio anno in pieno stile BEYONCÉ: un breve blackout dei social, l’uscita a sorpresa, l’edizione fisica e gli instore già pronti. Se ne parlava da anni ma è stato l’unico italiano a riuscire a farlo per davvero. Il disco è qualcosa di clamoroso: senza cedere al fascino della trap (ma padroneggiando l’autotune da vero maestro) e dei featuring (ma abbiamo ancora nel cuore quelli con Andrea Nardinocchi), mette a segno un capolavoro dopo l’altro. Nessun riempitivo, nessuna caduta di stile, soltanto basi da paura e testi sempre ispirati.

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Rkomi

Io in terraIl gruppo di amicizie è quello di Ghali, ma dove Ghali distrugge Rkomi ricostruisce. Di tutta la scena trap infatti Rkomi è senz’altro quello più vicino al rap tradizionale, tanto che il padrino del suo disco Io In Terra è nientemeno che Marracash. L’avete sentita Milano Bachata, no? Dopo l’incredibile e forse inatteso successo dell’EP dello scorso anno Dasein Sollein (che a inizio dicembre verrà ristampato e incluso in una special edition di Io In Terra), per il debutto in major Rkomi si è circondato di tantissimi produttori. A sorpresa il risultato è un disco coerentissimo, che dalle tante mani esce arricchito anziché raffazzonato. Soprattutto colma un vuoto clamoroso dedicando una canzone a Maddalena Corvaglia – when will Just Elisabetta?

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Maxxeo

Mi chiamo Matteo (ma vorrei mi chiamaste Carlo) e non vivo a Milano. Ho dieci anni più di quanti ne aveva Anna Tatangelo quando vinse Sanremo e qualche taglia in più di Monica Leofreddi. Scrivo per il Signor Ponza fondamentalmente perché come logopedista di Tea Falco ho fallito.
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