Joanne: primo ascolto e recensione (di un mio amico)

In un pomeriggio di un grigio lunedì di ottobre è arrivato Joanne, il quinto album in studio di Lady Gaga. O almeno così mi ha detto un mio amico che lo ha scaricato e ascoltato. È arrivato quattro giorni in anticipo rispetto al previsto, perché in Belgio non solo non sono riusciti a formare un governo per più di un anno, ma i negozi di dischi non sono nemmeno capaci di leggere correttamente (e rispettare) le date di uscita.

Fatto sta che Joanne è qui tra noi e, come temuto da molti e sperato da altri, ci ha confermato quello che la stessa LADY-GAGA-MA-STEFANI-GERMANOTTAAAAA-INSOMMA lei sì, si chiama Lady Gaga, ma fatele una cortesia, ora chiamatela Joanne. Insomma è un’artista che in questa occasione ha scelto di dare un abito del tutto nuovo alla sua musica. A cominciare da quel cappello rosa, già diventato iconico e must-have per tutti i Little Monster.

Recensione di Joanne - Lady Gaga

Di seguito riporto le reazioni a caldo che il mio amico mi ha riferito dopo un primo ascolto dell’album. Con questo mio amico pronto a cambiare completamente idea tra 24 ore, come d’altronde fa regolarmente nella vita.

Diamond Heart

È il pezzo che apre Joanne e ha un compito ben preciso: far capire a chi ascolta qual è l’andazzo. C’è tutto quello che troveremo successivamente: il passato, l’innovazione, la voce, il rock, il pop, il folk. È un brano che probabilmente crescerà ascolto dopo ascolto. Nella mia testa vedo Gaga che mentre scriveva Diamond Heart si immaginava su uno dei palchi del prossimo Coachella, pronta a scendere tra il pubblico e rotolarsi ne fango come un concorrente qualsiasi dell’ultima Isola dei Famosi.

A-YO

Avevamo già ascoltato il brano durante una delle prime performance dal vivo della nuova era nei bar più malfamati d’America. C’è il battito di mani e soprattutto c’è una gran voglia di entrare nel saloon e chiedere al bancone del bar un litro di birra da scolarsi poco prima di scatenarsi nelle danze. Estremamente catchy, direbbero quelli che usano una parola inglese ogni quattro parole italiane.

Joanne

La title track evoca in me l’immagine più efficace che attualmente trovo per descrivere questo disco: Westworld. La nuova (e pazzesca) serie di HBO ambientata in un Far West che è in realtà un parco divertimenti futuristico popolato da robot umanoidi. Ecco, Joanne (l’album) è costantemente in bilico tra queste due polarità: passato e futuro. E Joanne (la canzone) sarebbe il sottofondo perfetto per un finale di puntata malinconico, con un lungo primo piano su uno dei protagonisti mente guarda malinconicamente fuori dal finestrino del treno.

John Wayne

Ha un sound paradossalmente molto moderno e non necessariamente semplice da assimilare al primo ascolto. Qualcuno la definirebbe un’accozzaglia di suoni, ma io non sono di certo una persona superficiale e utilizzerò dunque il seguente eufemismo: un gran mix di sonorità da leggere e ascoltare su più livelli.

Dancin’ in Circles

Amore al primo ascolto (feat. Beck). Dopo aver ascoltato Dancin’ in Circles sale prepotente la voglia di falò sulla spiaggia al tramonto che prosegue per tutta la notte, chitarra in mano (chi la sa suonare) oppure bottiglia d’alcolico (per quelli come me). Forse la migliore di Joanne.

Perfect Illusion

Ormai la conosciamo tutti: è il singolo di lancio della nuova era che, sentito in mezzo al resto dell’album, assume significati diversi. Soprattutto si rivela come il pezzo più vicino alla vecchia Gaga a cui eravamo abituati. Per dire.

Million Reasons

Anche questo brano era ormai già noto essendo uscito come singolo promozionale, ma più passano gli ascolti e più mi convinco che sia un capolavoro totale nei secoli dei secoli amen.

Sinner’s Prayer

Mi aveva già colpito dritto al cuore durante l’esibizione nel bar più malfamato di Nashville; incisa su disco migliora ulteriormente e richiama le stesse atmosfere di Daddy Lessons di Beyoncé. In pratica una gran voglia di stare in veranda sulla sedia a dondolo e osservare i miei possedimenti e il mio bestiame pascolare con Sinner’s Prayer in sottofondo.

Come to Mama

Uno dei pezzi più deboli del disco e che lascia meno il segno, almeno al primo ascolto. Come to Mama ricorda una di quelle canzoni che potrebbero aver inciso i Boyzone a fine anni ’90 per rendere omaggio agli anni ’60-’70. Non che questa sia necessariamente una cosa negativa.

Hey Girl (Feat. Florence Welch)

È difficile per me trovare le parole per descrivere una canzone che mette insieme le mie due voci preferite nel panorama musicale odierno: non è una canzone travolgente nella struttura, ma sono Lady Gaga e Florence a travolgerci con la loro raffinata potenza vocale.

Angel Down

Un capolavoro a chiudere il disco (almeno l’edizione standard). Prodotta dal buon vecchio Red One è una mega ballad da far inumidire gli occhi. Triste, malinconica, delicata. Uno dei lati migliori della nuova Lady Gaga. Pardon, volevo dire Joanne.

Sono sicuro che Joanne non convincerà tutti, anzi. Forse deluderà anche qualche fan della prima ora. Ma è un album di spessore, fatto da brani qualitativamente ricercati. È anche probabile che venderà meno dei precedenti (e includo anche ARTPOP, per dire), ma non è questo il punto. La vera sfida per Lady Gaga sarà far capire a chi ascolta la sua musica che un’artista vera è in continua evoluzione e che un album così diverso dai precedenti è solo una naturale (e necessaria) tappa nella carriera di una cantante e di una musicista dotata di immenso talento. I fan dovranno capire che accettare questo cambiamento equivale a quel momento in cui i genitori si rendono conto che i propri figli sono diventati grandi: fa male, è vero, ma per il loro bene bisogna solo essere felici della loro crescita.

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