Perché Renzi fa bene ad ignorare i Sindacati

Chi non muore si rivede. E visto che settimana scorsa è tornata in televisione la serie tv 24 dopo una lunghissima pausa, non vedo perché non possa tornare anche Cosmopolis. Cosmopolis: la rubrica di Signorponza.com che si occupa di temi seri in modo tutt’altro che serio. D’altronde: avevate dubbi?

Oggi torniamo a parlare del nostro boy scout preferito: Matteo Renzi.

Matteo Renzi Boyscout

All’interno di questa rubrica ho cambiato talmente tante volte su di lui che nemmeno una donna in quei giorni lì. Oggi torniamo ad apprezzare il suo operato, in particolar modo la sua decisione di sfanculare ignorare i sindacati.

Ovviamente al momento non stiamo parlando di fatti concreti, né di riforme realizzate. Solamente di annunci. Il bello bravo simpatico Presidente del Consiglio, infatti, ha dimostrato fino ad oggi di saper parlare molto bene, ma da qui a fare le cose che dichiara ne passa.

Quello che però apprezzo particolarmente è il metodo, nello specifico quello adottato per l’approccio a due importanti riforme: quella del lavoro e quella della Pubblica Amministrazione. In entrambi i casi Renzi è stato molto chiaro: “se i Sindacati hanno qualcosa da dire, ce lo facciano sapere e ne discutiamo”. Ma poi sarà il Governo a decidere. Nel caso della riforma della Pubblica Amministrazione il Governo è stato ancor più provocatorio: c’è un indirizzo email, se i sindacati hanno qualcosa da proporre, possono scrivere.

Ora, togliendo per un attimo dal tavolo l’atteggiamento spocchioso di Matteo Renzi che mi fa venire voglia di prenderlo a schiaffi a due a due finché non diventano dispari, secondo me fa benissimo. Per una serie di motivi:

  1. I sindacati non rappresentano più i lavoratori come nel passato, ma solo una parte di essi (non di certo la maggioranza). La maggior parte degli iscritti, infatti, sono oggi i pensionati. Oltre ai pensionati, le tessere sono detenute per lo più da coloro che hanno un lavoro “tradizionale”, tipicamente con un contratto a tempo indeterminato. Quello che, quando noi giovani oggi sentiamo pronunciare il suo nome, reagiamo con un: “COOOOSAAAA?!”. Dunque i sindacati non rappresentano nessuna delle categorie restanti, inclusi l’ormai maggioranza costituita da contratti a tempo determinato, stage, co.co.pro. e chi più ne ha più ne metta.
  2. La prima diretta conseguenza è che i sindacati tutelano prevalentemente gli interessi degli iscritti, come è naturale che sia. Quindi  gli interessi di pensionati e lavoratori a tempo indeterminato. Dal momento che i giochi si fanno sempre a somma zero, è impensabile che Susanna Camusso (o Bonanni, o il terzo) possa dare l’assenso a una riforma che riequilibri vantaggi e svantaggi tra diverse categorie di lavoratori.
  3. La seconda è che, essendo la base di iscritti per i motivi di cui sopra tendenzialmente molto agé, allo stesso modo saranno i diritti delle persone meno giovani ad essere più tutelati.
  4. I sindacati hanno comunque fallito e non sono più credibili. Ascoltavo l’altro giorno Susanna Camusso dare in tv la colpa alla politica, perché per 20 anni non hanno risolto i problemi. Come se loro fossero stati altrove. Camusso probabilmente si dimentica che per 20 anni la politica ha fatto la concertazione con questi stessi sindacati. E che cosa hanno ottenuto?

Susanna Camusso

Io penso che dare meno spazio ai Sindacati possa fare del bene al Paese perché permetterà di cambiare effettivamente qualcosa. E data la situazione attuale, ogni cambiamento può essere comunque inteso come un piccolo miglioramento, perché peggio di così è davvero difficile fare. Continuare a farsi bloccare dai sindacati e fare decidere loro le riforme sarebbe come dire che la politica internazionale la deve decidere l’Italia perché secoli fa l’Impero Romano era il più esteso del pianeta.

Cosmopolis

[L’archivio di Cosmopolis]

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