Riflessioni profonde sulla vita e sul mondo del lavoro

Credo di aver vissuto il mese peggiore della mia (tra l’altro fin qui breve) vita lavorativa. Ogni sera torno a casa tramutato in una moderna Arianna David, urlando "Sono piena. PIENA! BASTA, BASTA e BASTA".

Non è di certo mia intenzione fare la vittima. Anzi, sì. Un po’ voglio farla perché a tutti noi piace essere vittime. Ma lo scopo di questo post è un altro, ossia dare voce alla riflessione che ho maturato, se tutto va bene in uno dei pochi momenti di pausa che ho avuto, cioè sul cesso. Il punto è che io non ho la minima intenzione di diventare come alcuni miei colleghi che sembrano vivere solo ed esclusivamente per il lavoro. Mi fa tristezza e lo trovo profondamente sbagliato. Il tuo lavoro può piacerti quanto vuoi, ma se arriva a sostituire e totalizzare il resto della tua vita, allora non ci siamo. Credo che quelle persone che dedicano il 100% del loro tempo al lavoro cerchino in realtà di sopperire a qualche altra mancanza che hanno nella loro vita. Come quelle persone che passano tutto il loro tempo attaccate a internet o all’iPhone (ogni riferimento a cose o persone, tipo me stesso, è puramente casuale).

Non so dove voglio arrivare con questo ragionamento, ma quello che so e che ho deciso è che mi imporrò sempre di stabilire dei limiti oltre i quali la casella di posta elettronica del lavoro rimarrà chiusa, il telefono spento e il cervello pure. Fermo restando che il mio obiettivo nella vita è quello di diventare ricchissimo, ma con il minor sforzo possibile.

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Founder & Editor at Signor Ponza Blog
Sono bravo in molte cose, tra queste non c'è "scrivere bio".
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