Road to Referendum – EP02: #IoVotoNo

Road to Referendum ritorna e io son qui a darvi il bentornato sul mio divano in pelle nera da film porno di serie b, dove anche oggi ospiteremo un nostro amico appassionato di legge per capire qualcosa in più su cosa voteremo la prossima domenica. Settimana scorsa abbiamo dato spazio al Sì, se ve lo siete perso credo proprio che dovreste recuperarlo prima di continuare a leggere.

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Questa settimana a parlarci delle ragioni di chi vota No, abbiamo il nostro amico Marco, Vergine ascendente Pirla, ama le passeggiate al tramonto, gli smoothies mela & avocado e da piccolo sognava di diventare l’uomo dei Viaggi del Ventaglio che misura la distanza tra gli ombrelloni nei villaggi vacanza.

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Aldo – Quelli che votano no parlano del rischio concreto di una deriva autoritaria nel nostro Paese a seguito del referendum: non è un po’ allarmista come posizione?
Marco: Ti darò una risposta bipartisan: sì e no. Da una parte, è esagerato dire che la riforma disegni un sistema di tipo “autoritario”: rimarranno tutti gli organi costituzionali oggi esistenti. Dall’altro, però, il Governo acquista poteri di direzione del Parlamento tanto penetranti da far parlare di uno spostamento mascherato della competenza legislativa: si rafforzano di molto i decreti-legge; si introduce il “disegno di legge a data certa”, che impone al Parlamento di votare disegni di legge di iniziativa governativa entro 70 giorni – senza limiti quantitativi; si dà al solo Governo il potere di iniziativa per leggi che regolino materie riservate alle Regioni. In conclusione: no, non si crea automaticamente uno Stato autoritario; ma sì, il rischio che lo diventi aumenta di molto.

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Come sarebbe a dire si rafforzano? La riforma quesito del referendum non doveva salvarci dall’abuso dei decreti-legge?
Questo punto è uno dei più travisati nell’interpretazione della riforma. Lo strumento del decreto-legge sarebbe rafforzato da una serie di previsioni: il fatto che esista un altro strumento – chiamato “disegno di legge a data certa”, per enfatizzare il fatto che i tempi per la discussione parlamentare saranno contingentati – non garantisce affatto contro l’abuso del decreto-legge. In realtà, lo scenario che viene in mente è quello di un Governo che, fra decreti-legge e disegni di legge a data certa, più tutte le delegazioni legislative che raccoglierà vista la maggioranza solida, sarà il monopolista de facto dell’attività legislativa. Con tanti saluti alla competenza legislativa del Parlamento.

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Siamo gli unici in Europa che hanno il bicameralismo perfetto: perché dovremmo essere i più sfigati se negli altri paesi il bicameralismo imperfetto va benissimo?

Su questo punto, devo darti parzialmente ragione. Il bicameralismo perfetto è un sistema costoso e inefficiente, e siamo quasi gli unici al mondo. Le ragioni storiche che ci hanno portato ad averlo credo siano note a tutti: lo spettro del fascismo e il timore dell’avanzata del comunismo, che hanno sostanzialmente incoraggiato a frammentare al massimo il potere, in modo da forzare gli estremi a convergere verso il centro. I risultati di questo sistema sono stati tutto sommato buoni, ma, come ogni cosa, il sistema è perfettibile. Io non voto no perché sono convinto che il bicameralismo perfetto sia superiore al bicameralismo imperfetto: semplicemente, perché quello che ci viene proposto a me non piace.

Seriamente: perché dovrei votare per avere un Senato eletto dai Consigli regionali non si sa come, che ha competenze indefinibili – a tratti esoteriche, come in “valuta le attività della pubblica amministrazione”: se interpretassimo letteralmente, non gli basterebbero 10’000 funzionari; per rinforzare il potere del Governo nei decreti-legge; per dare al Governo la possibilità di prevaricare le Regioni su qualsiasi materia; per rischiare di vedere il Presidente della Repubblica eletto da una minoranza… vedi, a me il bicameralismo perfetto non convince del tutto, però non lo odio a tal punto da passare sopra a qualsiasi difetto pur di liberarmene. Il sistema che abbiamo non fa schifo: è perfettibile, ma lo trovo decisamente più equilibrato di un bicameralismo imperfetto fatto a cazzo di cane.

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Se non avessimo la legge elettorale attuale e il relativo premio di maggioranza, voteresti sempre no al referendum?
Voterei comunque no, perché non sono convinto di troppi passaggi cruciali. Dalle previsioni troppo vaghe sulle competenze e sul sistema elettorale (!) del Senato agli eccessivi poteri del Governo in tema di iniziativa legislativa; dai troppi nuovi procedimenti di formazione delle leggi alla nuova modalità di elezione di Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte costituzionale (il Senato, che conterebbe 100 membri eletti non si sa come, ne eleggerebbe ben 2: una follia!); dalla dichiarazione dello stato di guerra da parte della sola Camera alla famigerata “clausola di supremazia” del Governo sulle Regioni… di passaggi che non mi convincono ce ne sono fin troppi.
L’Italicum va solo ad aggravare ulteriormente una riforma che nasce già, a mio modo di vedere, decisamente zoppa: nelle garanzie che (non) appresta, nei valori che sminuisce (la dialettica parlamentare viene svilita), e, in definitiva, nel sistema che immagina.

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Faccio la stessa domanda fatta in chiusura a Francesco settimana scorsa: cosa cambieresti della Costituzione via referendum?
Io cambierei prioritariamente il Titolo V, quello che regola i rapporti tra Stato e Regioni. Nel 2001 hanno fatto un disastro, fu una riforma terribile che ha devastato il tessuto legislativo di questo Paese. Ci vuole una divisione delle materie più razionale e una più estesa possibilità di applicazione del principio di sussidiarietà – ma questo non può andare a scapito delle potestà regionali, ed è qui che il ddl Boschi per me fallisce: se si crea una Camera delle regioni, non si può poi evitare che il suo voto su questioni regionali – come la clausola di supremazia – sia vincolante! Per il superamento del bicameralismo perfetto: a me andrebbe bene anche una sola Camera, con un organo consultivo elettivo satellite – che potremmo convenientemente chiamare Senato – che funga da élite burocratica per la stesura delle leggi e la loro valutazione e integrazione. Però, con una sola Camera, dovremmo necessariamente avere una legge elettorale proporzionale e un collegio elettorale unico nazionale: si potrebbe inserire in Costituzione la previsione che la legge elettorale sia votata con una maggioranza rinforzata particolarmente solida, come i 2/3 o i 3/5 dei seggi, e le garanzie sarebbero accettabili.

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Ci sarebbero altre cose da dire sul No? Direi proprio di sì. Ma il nostro spazio finisce qui, l’idea era, come già spiegato settimana scorsa, di darvi qualche spunto in più, un po’ più critico, per capire conseguenze e sfumature di una riforma che da ambo parti è evidentemente non perfetta ma perfettibile.
Dopo queste due interviste CHOC ed ESCLUSIVE, avete le idee più chiare? Sì, no, forse?  16

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solodallamente

Nella prossima vita voglio rinascere in grado di scrivere biografie accattivanti, per il momento mi limito a confermarvi che sono troppo intelligente per essere anche bello e che nella vita quello che conta davvero è la pizza. Il mio animale guida è Taylor Swift, con la quale condivido la dote di essere odiato da tutti (a ragione).
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