San Gabriele dell’Addolorata, l’idolo teen

Ed eccoci dopo le fatiche sanremesi (che coinvolgono anche noi spettatori) ad un nuovo appuntamento con L’ora di religione. Innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui oggi pubblichiamo la rubrica, me ne prendo la piena responsabilità, ma impegni istituzionali mi hanno tenuto lontano dal pc per dieci giorni. Prima di mandare la sigla vorrei cogliere l’occasione per fare gli auguri a un amico, un collega ma soprattutto conduttore di Sipario, Filodrama. Stay strong! Ed ora SIGLA!

Questa settimana parliamo di San Gabriele dell’Addolorata, un nome un programma, che si festeggia proprio il 27 febbraio (per una volta siamo puntuali). Per interpretare questo santo dal nome un po’ neomelodico abbiamo ingaggiato un attore inglese e l’abbiamo convinto dicendo che si trattava di una pellicola indipendente per il prossimo Sundance: Mr Daniel Radcliffe.

San Gabriele nasce ad Assisi nel 1838 e se nasce ad Assisi non può che chiamarsi Francesco, anche se tutti lo chiamavano Checchino (non chiedetemi perché). Checchino è l’undicesimo di tredici figli di una famiglia aristocratica, il papà infatti era il sindaco del paese ma non si chiamava Matteo Renzi.

Quando il piccolo Checchino aveva soli 3 anni la famiglia si trasferisce a Spoleto, dove papà Sante ottiene la nomina di assessore. In questo periodo però muore la mamma di Checchino, Agnese, e il papà si deve occupare di questa mandria di figli con l’aiuto della governante Pacifica.

Checchino studia presso una scuola gesuita, dove si applica molto, soprattutto nelle materie umanistiche. Ha una personalità poliedrica, scrive poesie in latino, è il protagonista di tutte le recite, vincendo numerosi premi scolastici. Inoltre ama andare a ballare, infatti in paese è conosciuto come ‘il ballerino’. Una vita da star sembra prospettarsi per lui…

Ma la vita ha altri piani per lui. Dopo l’ennesimo lutto, la morte della sorella maggiore, Checchino si sente abbattuto. Durante una processione sente una chiamata provenirgli dal quadro della Madonna che sfilava per le strade spoletine. Dopo due settimane si reca a Loreto per intraprendere il suo noviziato.

A 18 anni decide di chiudere col passato, di cambiare radicalmente vita rinunciando anche al suo nome. D’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata e intraprende gli studi di teologia per prepararsi al sacerdozio. Si trasferisce alle pendici del Gran Sasso presso una comunità di passionisti. In pochi anni si ammala di tubercolosi e muore subito dopo, a soli 24 anni.

San Gabriele non riuscì mai a diventare sacerdote ma la sua santità fu subito riconosciuta anche da vivo. Numerosi i miracoli attribuitigli, soprattutto guarigioni di bambini e ragazzi da malattie mortali. Il suo culto si è così diffuso che alle pendici del Gran Sasso, dove ha passato i suoi ultimi anni, c’è una basilica a suo nome, dove sono stato in gita dopo la comunione, ma meglio far sparire le foto.

È conosciuto come il santo del sorriso, è il protettore dell’Abruzzo ma soprattutto è il santo dei giovani. Infatti tradizione vuole che molti liceali si rechino al Santuario di San Gabriele cento giorni prima della maturità a chiedere che quei 4 diventino 6, come solo i miracoli possono fare.

Oggi abbiamo imparato che:

  1. quando pensi che la tua strada sia quella dello spettacolo, la vita può sorprenderti e farti diventare santo;
  2. esistevano famiglie di 13 figli, non oso immaginare come ci si possa vivere però;
  3. non solo in Harry Potter i quadri parlano.

L'ora di religione

[Le puntate precedenti de L’ora di religione]
[Leone Lewis su Twitter]

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Leone Lewis

Il fatto che io sia nato il giorno della finale di Sanremo fa di me una di quelle promesse dell'Ariston non ancora mantenute. La mia vita la vivo in attesa di scendere quella scalinata di Gaetano Castelli, immerso nei fiori della riviera. Nel frattempo ho avuto la malsana idea di evangelizzare questo blog di dannati.
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