Sarahah prende tutto, anche l’autostima

Cosa si prova ad essere te?

L’empatia e la responsabilità che ci prendiamo nel giudicare qualcosa o qualcuno: questi sono i pochi e semplici ingredienti che dobbiamo tenere in considerazione quando parliamo di prevenzione al bullismo.

Il concetto è molto semplice: insegnare che quando si agisce bisogna sempre pensare a quale reazione scateneremo nell’altro e sì, esporci in prima persona ci pone in una situazione tale da consentirci questo piccolo esercizio di empatia.

Bingo! Penserete, ora che abbiamo la cura non dobbiamo far altro che applicarla!

Ecco non è così facile, non è facile quando l’intero contesto sociale spinge verso un individualismo culturale, una sovrapposizione delle priorità personali a quelle altrui. E non è facile quando anche le piattaforme online mettono la briscola in tavola e prendono tutto.

Anonimato

Qual è la novità? I social ci sono da anni e da sempre, insieme alle grandi gioie che ci regalano, rappresentano una grande minaccia per l’autostima.

Ecco, la novità ha un nome: si chiama Sarahah ed è il nuovissimo social che in queste ultime settimane ha catalizzato su di sé molte attenzioni. Lungi dal demonizzare le piattaforme online come fin troppo facilmente mamma, papà, zii, nonni e giornali poco attuali si accingono a fare. Però ecco, Sarahah per alcune sue caratteristiche merita una particolare attenzione.

Questo servizio permette di scrivere anonimamente commenti, positivi e negativi, nei confronti dei suoi utenti.

Ed ecco, l’autostima di ogni utente viene appesa in bella mostra sul filo spinato di Sarahah. No, non è solo una tortura. Il palloncino dell’autostima su Sarahah si gonfia e sgonfia subdolamente. I complimenti arrivano, è fisiologico e normale. Ed ecco, il palloncino si gonfia, quasi a dimensioni smisurate. Poi arriva la critica, magari leggera, magari no, e il palloncino si sgonfia.

Bene. Questo succede tutti i giorni. Qual è la novità?

La novità, che non è una novità perché Sarahah riprende in tutto e per tutto le fattezze del suo “vecchio zio”, Ask, è quella dell’anonimato.

Ecco, questo non solo consente di eliminare ogni barriera comunicativa, ma favorisce anche un messaggio: FAI e DÌ tutto quello che vuoi, tanto non ne pagherai le conseguenze, nessuno saprà chi sei.

Ecco che allora la nostra pietra filosofale, il passe-partout che apre ogni porta del bullismo si rompe in mille pezzi. Che cosa si prova a essere l’altro? Perché chiederci cosa proverà l’altro se l’anonimato mette fra me e lui un muro di cinta enorme?

Certo, direte, se hai una bassa autostima non userai questo social.

Sbagliato. Si sa, i complimenti altrui si accomodano proprio dove trovano uno spazio vuoto. È proprio dove l’autostima ha dei cedimenti cerca il confronto con il prossimo. Quindi, più siamo insicuri più sarà facile adagiarsi fra le accoglienti braccia dei complimenti degli estranei. Braccia morbide in alcuni momenti, potenti tenaglie quando diventano calunnia.

Anonimato sul web

Il problema non è Sarahah, certo. Il problema è una sorgente sporca che si trova su un monte ben più in alto di questa piattaforma.

E allora perché boicottarlo? Perché piuttosto non invitare a un utilizzo responsabile? Perché il meccanismo di Sarahah va contro ogni azione di prevenzione al bullismo che sia stata fatta in questi ultimi anni.  È necessario tenere a mente che i complimenti anonimi sono parole vuote tanto quanto le calunnie.

Ma come spiegarlo se continuiamo a legittimare un meccanismo che consente di farlo?

E soprattutto, dobbiamo imparare a metterci nei panni degli altri. Avere empatia, boicottare qualcosa non perché sia pericolosa per noi, ma perché potrebbe essere pericolosa per altri. Perché il suono di un insulto anonimo può avere un’eco molto diversa, a seconda della persona che lo percepisce. Quello che per noi può essere un lieve rumore potrebbe essere un fragoroso baccano per qualcun’altro.

Non è la battaglia a Sarahah che farà la differenza. Quello che farà una piccola differenza sarà la nostra decisione di usarlo. La decisione di gonfiare il nostro palloncino o capire che, forse, un palloncino gonfiato da un nome ed un cognome può avere un peso diverso.

È vero che non possiamo proteggere la fragilità delle persone dalle calunnie, tuttavia possiamo sicuramente decidere se costruire un mondo che legittimi questi meccanismi, regalando al prossimo una maschera per farlo meglio.

Per ora, per Sarahah, è un asso piglia tutto.


L’articolo è stato scritto da Federicodibbenardo, che ringraziamo per aver voluto condividere la sua riflessione sulle pagine di Signor Ponza Blog.

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