Scene che non avrei mai voluto vedere

La settimana scorsa è stata una settimana piuttosto intensa, lavorativamente parlando. E sul lavoro, una settimana piuttosto intensa significa solitamente anche una settimana abbastanza inconcludente.

Lunedì e martedì ero a Como, con tutto il gruppo del centro di ricerca per il quale lavoro. Si fanno quelle simpatiche attività di “team building”, per fare gruppo e trascorrere allegramente del tempo con i colleghi. Tra conferenze, lavori di gruppo, cene e cacce al tesoro. Il tutto culmina con la “serata danzante“, ovvero quando ci si trasferisce tutti quanti all’interno di una sala con alcol a volontà e musica di dubbio gusto e si inizia a ballare. E in pochi secondi è possibile vedere stimati professionisti trasformarsi in orango-tango che puntano dritto alle colleghe più giovani.

Martedì sera invece mi sono trasferito a Napoli, dove mi sono fermato fino a mercoledì. Non è mia intenzione aprire una parentesi che poi si rischia di non chiudere. Rimango però sconcertato da come una città potenzialmente bellissima possa buttarsi via in questo modo, soprattutto crogiolandosi nella mancanza assoluta e nel non rispetto delle regole più basilari. Possiamo dare la colpa a tutti quanti, ma un po’ di colpa ce l’hanno anche i napoletani stessi se la loro città è ridotta in questo modo.

Napoli

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