Sextastic #2: Considerazioni sparse sui pacchi social

Anche voi smaniate per una notifica di Instagram che finalmente vi comunica che la vostra fotografia è diventata popular? Riflettete un attimo. Pensate all’ultimo sabato in cui siete andati in discoteca. Con quanta gente avete comunicato? Con quanta gente avete scambiato uno sguardo di intesa? Shhh. Non lo dite ad alta voce. Io lo so, comunque. Nessuno. Ne sono certo. Rispondete invece a queste domande: quanti vi hanno scritto su Grindr? Su 4square? Twitter? Scommetto assolutissimamente che qualcuno vi ha scritto. Almeno uno. Ed è proprio di questo che parliamo oggi, ovvero di quanto i social abbiano rovinato gli approcci, preludio di ogni qualsiasi tipo di rapporto.

E’ lampante entrare in un luogo pubblico quali pub, discoteche, o ciò che più vi aggrada e trovare gente con il naso all’in giù a smanettare sui loro super smartphone. Ma questo mica è detto che sia un male. Insomma se l’utilizzo di questi aggegiucoli può aiutare i più timidi a sbloccarsi, un cheers per voi. Sono d’accordissimo. Oppure se questi possono aiutare a soddisfare fantasie erotiche nascoste perché magari vi piace scrivere zozzerie, un altro cheers! Mi va benissimo. Ma siamo tutti sicuri che sia davvero così? Siete sicuri che in realtà tutta questa voglia di socializzare non sia soltanto un’inqualificabile, smisurata e never ending voglia di cazzo?

O peggio, voglia di appagare il vostro ego, e basta?!? Il dubbio mi si insinua latente, ma devastante. Io però, ovviamente ho indagato per voi. Ho aggiunto diversi manzoni su Instagram, quelli che di solito pubblicano foto solo in underwear. Ebbene questi hanno come minimo 1887 mi piace. Ma se si tratta di manzoni, mi può anche andare bene. Insomma, i boni, oggettivamente tali, meritano anche un mi piace. Ma i cessi a pedali? Se lo meritano lo stesso? Ho aggiunto anche loro: una marea di gente orribile che pubblica fotografie in  mutande o comunque in assoluta intimità, e raccolgono nonostante ciò, una marea di consensi. Potrei farvi dei nomi, ma la discrezione scorre liquida nelle mie vene, per cui eviterò accuratamente, (soprattutto perché sono eccessivamente gentile)!

Ebbene anche se non lo meritano affatto questi sono sempre sulla cresta dell’onda. Accrescendo irrimediabilmente il loro essere cool, fuckable e non so quale altra diavoleria. Ingiustamente. Per questi motivi è arrivato il momento di dissentire. Sonoramente. Tutto questo voler mettersi in vetrina, di volerci far vedere il vostro pacco ed i vostri vari accessori, fino a che punto può interessarci? E soprattutto è semplice raggiungere una certa sicurezza personale attraverso questa sorta di democraticità che il mezzo social permette di acquisire?

Nella realtà dei fatti la foto di un pacco resta soltanto una fredda rappresentazione del desiderio del fruitore, che metterà sì un mi piace, proiettando su quella foto il proprio immaginario erotico, senza andare ad indagare su chi sia quell’inesistente (ahi noi!) manzone, portatore di cotanto packaging. Insomma è giunto il momento di piantarla. Farla finita. Questo ci dimostra ancora una volta che sì, il sesso vende, e forse venderà sempre, e non a caso tira più un pelo di cazzo che un carro di buoi, ma quando a vendere è un pelo di sfigata orrenda? Come bisogna rapportarcisi?

Fabry e i tramonti

Questo sinceramente io lo ignoro, io intanto vi sottopongo una citazione di una nota twitstar, ovvero che bisogna aggiungere un bel tramonto tra i feticci. Che non vuol dire che non vogliamo vedere pacchi, sexy boys e tutto il cucuzzaro. Nient’affatto. Vuol dire semplicemente che possiamo, e siamo capaci di trovare la sicurezza necessaria per fare in modo che le braghe, i pacchi e quello che più vi va possiamo mostrarli lontano da Instagram indiscreti. Che male, comunque non farebbe a nessuno. Perché il troppo stroppia, sempre. Che poi magari cominciassero a tirare i tramonti più di un pelo di cazzo? Forse…

Attendo ansimante in pose dannatamente pop i vostri dubbi, segreti, e tutto quello che volete farmi sapere a [email protected]. Attendo, ma non fatemi aspettare troppo che mi rompo!

NDSP: la rubrica di Annabelle, appena partita, ha già riscosso grandi successi. E se questa rubrica non vi basta, io vi consiglio caldamente di non perdervi i suoi post su Il Pisello Odoroso, roba da far impallidire la vera Samantha Jones.

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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