Sextastic s02e20 – The Sanremo Edition

Bentornati con un nuovo appuntamento con Sextastic. Che vista la settimana sanremese che inizia proprio oggi si tinge di un floreale che levatevi tutti adesso. Siccome noi siamo sul pezzo, ci siamo coalizzati ed uniti per rendere questa settimana davvero inaspettata. E sorprendentemente piacevole. Ma il Signor Ponza vi avrà già informato a dovere. Ed io non voglio perdere altre sillabe in inutili chiacchiericci. E voglio raccontarvi di quella volta che mi sono fatto uno dei Maestri d’orchestra. Sì, quell‘orchestra. L’istituzionalissima Orchestra della RaiRadio Televisione Italiana. Paura eh?

Da qualche mese avevo cambiato casa. Dalla centralissima Piazza Mazzini mi ero trasferito verso la più periferica Torrevecchia, ma ovviamente avevo già intrapreso accordi e appuntamenti nella mia vecchia zona. Ed uno di questi appuntamenti rimandati da mesi era per l’appunto con Giovanni, un trentanovenne Maestro di Musica. Che suonava quell’affare enorme che assomiglia al violino. Però davvero molto più grande. Ci eravamo incontrati poco prima che io mi trasferissi. Lui era al Teatro delle Vittorie per un qualche show della Milly nazionale e ci siamo presi un caffè da Vanni, noto bar vipparolo lì vicino. Un omone di quasi due metri, con delle mani enormi, pelato, il pizzetto ed una spiccata ironia.

L’ho amato subito a dire il vero. Devo ammettere che io me lo sarei fatto anche li, subito. Ma era ancora il 2009, ed io avevo ancora una sorta di dignità.(#credeghe) Una sorta però. Il dramma si palesava già dietro gli angoli, e la sua pausa fu breve e svanì subito. Doveva rientrare a teatro. Ci siamo salutati con la promessa di rivederci in settimana. E invece. Invece niente. Nulla. Il tempo è volato via. E non ci siamo più visti. Fino a metà dicembre. Mi arriva un sms ad ora di cena. “Sei scomparso. Troppo poco un caffè. Che fai questa sera? Giovanni”. “Ussignur” penso tra me e Annabelle. Chi diavolo è adesso Giovanni??? Di li a poco riaffiorano nella mia testa due metri di manzo.

Rispondo subito “Dobbiamo recuperare, in effetti. È passato già troppo tempo!”. Detto fatto. Mi raggiunge dopo cena, con una bottiglia di prosecco. Che dolce, io amo il prosecco. Beviamo, mentre il mio coinquilino fugge in aeroporto per andare a lavoro. Lo salutiamo e poi mi viene in mente di fare un po’ la figa: “Cosa festeggiamo?”. Immaginavo una risposta pazzesca, tipo “Noi”. E lui con molta vaghezza mi dice che in realtà ha ricevuto la convocazione al Festival della Canzone Italiana. Sanremo. Quello della Clerici. Neanche a dirlo che io sono letteralmente andato su di giri.

SANREMO 2010: SERATA FINALE

Di lì a poco, lui (che ne aveva già fatti altri due di Festival) mi ha cominciato a snocciolare una valanga di aneddoti simpatici e divertenti sul dietro le quinte del Festival. Per esempio tutti ci immaginiamo una scena enorme. In realtà il palco è piccolo e il resto lo fanno le luci e le scenografie. E poi per esempio che gli autori sono almeno una quindicina e chi presenta diventa scemo appresso a tutti. Impazzisce. Ovviamente poi mi ha raccontato di tutti i gay accreditati che ronzano intorno al Festival. Ma di questo forse non è il caso di parlare. Perché come una più nota Samantha Jones ho interrotto le ciance. Con l’espressione più appropriata che mi venisse in mente.

“Ed ora, musica Maestro!”. Detto. Fatto. Di lì a poco le sue enormi mani, segnate dalla pratica quotidiana dello strumento musicale, mi hanno stretto in un abbraccio e sono stato solo suo. Ci siamo avvinghiati dapprima in cucina, per poi trasferirci sul mio divano Hagalung. Che fa sempre la sua porca figura. Ma non era l’unica porca, naturalmente. Tutta colpa sua e delle sue enormi fattezze (e tralascio volutamente dettagli, siamo pur sempre nella fascia protetta). Be’ inutile aggiungere che è stato davvero Sextastic. Per almeno due ore di seguito. Ed io ho adorato ogni gesto, ogni respiro ed ogni bacio di Giovanni. Che forse ha solo una cosa che mi ha smosciato: il nome.

Ma la cosa più soddisfacente è stata quando, qualche mese dopo, proprio durante quel Festival in cui lui era tra le file con gli altri Maestri a suonare, l’ho riconosciuto dalla tv. E poi la protesta, Antonella Clerici incredula. Il ricordo indelebile dei Maestri che si dissociano. Valerio Scanu vincitore, Pupo ed il Principe, gli spartiti per aria e Malika fuori dalla tripletta. Ed io, ovviamente,  un po’ me la sono tirata, perché avevo suonato quel piffero. Eccome se lo avevo suonato. Ed ora finalmente…Allegria! E buon Festival!

[L’archivio di Sextastic]
[Il blog di Annabelle Bronstein]

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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