Siamo tutti critici musicali

Ci sono alcune cose che proprio non riesco a capire. Ad esempio, la filosofia e la fisica alle scuole superiori, per non parlare del diritto privato all’università. Non ho mai capito nemmeno il perché del successo di Vasco Rossi, oppure di quello di Enrico Brignano. Non capisco nemmeno quelli che si mettono in coda al gate per imbarcarsi sull’aereo ore prima, pur avendo il posto assegnato, soprattutto quando poi per raggiungere l’aereo bisogna prendere il pulmino. (A tal proposito vi vorrei ricordare una memorabile puntata del Savonarola). Non capisco neanche gli autisti che imbottigliati nel traffico iniziano a suonare ossessivamente il clacson. Forse pensano che sia il bottone da schiacciare per azionare i motori a propulsione verticale.

MA SOPRATTUTTO non capisco una certa categoria di “amanti della musica”. Quelli cioè che amano la musica di nicchia, ossia quei cantanti o quei gruppi inizialmente sconosciuti al grande pubblico. Solitamente si tratta di band americane che invece di cominciare da un garage per fondare una multinazionale, decidono (per la gioia dei genitori) di usarlo come sala prove. Ancora meglio se invece di essere band da garage USA, sono artisti sofisticati e un po’ sfigati del Nord Europa. Non c’è niente di male a farsi piacere questo genere di musica. Io stesso ho avuto il mio periodo indie(gente). Il problema è quando queste band/cantanti iniziano ad allargare il loro pubblico e a diventare famosi. Il vero fan inizia a sbattere la testa contro tutti i muri e non tollera l’idea che altre persone, dai gusti musicali meno raffinati, possano ascoltare la stessa musica. Anzi, paradossalmente arrivano ad augurarsi che i “loro” artisti non abbiano successo.

Cari amici intenditori di musica, vorrei sottoporvi alcuni quesiti.

  1. Credete che i vostri artisti facciano musica per farla ascoltare a quattro gatti? Che non aspirino a conquistare il grande pubblico? Sarebbe come quelli che aprono un blog e poi lo rendono privato. Tanto vale scriversi il diario segreto sulla Smemo, no?
  2. Ma credete anche che se un artista non facesse successo le case discografiche continuerebbero a produrlo? Per beneficenza? No, perché non so se avete letto solo il Cioè e Diva & Donna ultimamente, ma le case discografiche navigano ormai nelle stesse acque della Grecia (quelle che non sono ancora affondate).
  3. E poi pensate che l’evoluzione dello stile di un cantante o di un gruppo dipendano dalla conquista del grande pubblico? Non credete che sia naturale avere voglia di sperimentare cose nuove ed evolversi? Sarebbe come pretendere che un lavoratore preferisca svolgere per quarant’anni la stessa identica mansione, invece che progredire  di carriera e cambiare i contenuti del proprio lavoro.

Insomma ripigliamoci. E soprattutto rassegniamoci che nessuno di noi è depositario del supremo gusto musicale.

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Founder & Editor at Signor Ponza Blog
Sono bravo in molte cose, tra queste non c'è "scrivere bio".
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