Smart Cities: l’innovazione che rende le nostre vite più intelligenti

Ora, va bene che c’è un nuovo Papa, che c’è un nuovo Parlamento, che per i prossimi giorni si discuterà del nuovo, ipotetico, Governo, e anche del nuovo Presidente della Repubblica da eleggere. Ma credo non si debbano perdere di vista le cose importanti. E questa volta no, non sto parlando della reunion delle Lollipop.

Parlo del nostro Paese che, come forse molti si saranno resi conto, non se la passa esattamente bene. E come quando nella vita si affrontano i problemi, le soluzioni non sono mai facili e immediate. Qualcosa però si può e si deve fare, inevitabilmente procedendo su più fronti. Mi sembra esattamente questo lo spirito dell’iniziativa portata avanti dal PON (Piano Operativo Nazionale) per la Ricerca e la Competitività 2007-2013, di cui oggi vi parlo con piacere. Si tratta di un progetto finanziato in parte dai fondi europei (quelli che per intenderci molto spesso dobbiamo restituire perché non vengono utilizzati, giuro), in parte da fondi nazionali. L’obiettivo è quello di migliorare la vita quotidiana rendendola in qualche modo più smart, ossia più “intelligente” o, se volete, più “alla nostra portata”, sfruttando essenzialmente l’innovazione.

La metafora dei fondi europei a disposizione dell’Italia che spesso rimangono inutilizzati è perfetta per descrivere la situazione delle regioni verso cui l’iniziativa è indirizzata (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia): territori in cui c’è un grande patrimonio di conoscenza, visto l’alto tasso di alfabetizzazione universitaria, che purtroppo però non trova sbocchi professionali e rimane sostanzialmente inutilizzato.

Il PON si traduce operativamente in due progetti: Smart Cities e Smart Education. Il primo si pone l’obiettivo di creare città “intelligenti”, attraverso tecnologie di ultima generazione e attraverso l’introduzione di logiche di e-government o trasporto elettronico ecosostenibile, mentre il secondo promuove l’uso dei tablet nelle scuole al posto dei libri di testo.

L’autorità che gestisce il progetto è il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e, per far conoscere l’iniziativa, è stato anche realizzato un video molto efficace.

L’idea alla base del PON è proprio quella dell’albero, fortemente radicato nel territorio, ma anche in grado di estendersi attraverso i suoi rami, producendo buoni frutti e buone idee.

Personalmente credo fermamente nelle infinite possibilità di miglioramento delle nostre vite che offre la tecnologia. Chi mi conosce sa che passo la maggior parte del mio tempo a interessarmi di questi temi, oltre, ovviamente, ad aggiornare twitter sull’iPhone e a giocare a Ruzzle. Ed è per questo che secondo me iniziative come questa che vi ho presentato oggi andrebbero non solo sostenute, ma anche pubblicizzate e condivise il più possibile sui vari social network.

Altrimenti a che cosa serve l’innovazione?

Voi che cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti, oppure scatenatevi con la tecnologia e condividete l’articolo, mandatemi un whatsapp o twittatemi come se fossi una Rita Dalla Chiesa qualsiasi.

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