Sono stata all’Expo e ho amato tutto (o quasi)

Buongiorno, biscottini miei! Sapete cosa succede oggi? Che vi racconto della mia prima volta all’Expo, perché non è bene che andiate all’Esposizione universale di Milano senza la benché minima idea di cosa aspettarvi, come ho fatto io l’altra sera. Ok, avevo letto, avevo sentito, avevo visto, PERO’. Questo è stato il mio primo giro di ricognizione, poi tornerò altre volte, perché è impossibile vedere tutto in una sola botta. Per fare un giretto come il mio, vi consiglio il biglietto serale che costa soli 5 euri e vi consente di vedere tutte le lucine e fare foto per Instagram al tramonto, che è sempre molto top.

Dunque, sono arrivata lì molto emozionata. Direi così:

Non so bene definire cosa mi immaginassi, ma quello che ho capito è che praticamente l’area espositiva è una sorta di parco divertimenti, tipo Gardaland o Disneyland, solo che per entrare ti controllano le borse e poi non ci sono le giostre che mi fanno paura. Quindi è tutto molto ok.

Grandi, grandissimi spazi. Armatevi di santa pazienza e delle vostre sneakers più comode, perché c’è molto da camminare e un po’ di file da fare. Io non ho visitato molti padiglioni, ho più che altro passeggiato e preso appunti per la mia prossima visita, quella vera.

Cose che mi sono piaciute tanto:

il padiglione zero. Qui ci raccontano la storia dell’Uomo. Ho amato i cassettini della grande biblioteca nella prima sala. A un certo punto ho fatto per aprirne uno, ma sono subito stata sgridata. Ma come vi permettete? Poi c’era una sala con le pareti in plexiglass piene di semi, legumi e altri prodotti della terra. Un’altra con tanti animali e dei pesci appesi sul soffitto, un’altra con la riproduzione della rivoluzione industriale, un’area all’aperto con dei tavoloni di legno che rappresentano la deriva dei continenti, e poi altre cose intelligenti. Molto istruttivo, mi è piaciuto. Livello di instagrammabilità medio-basso, come una piazza Duomo qualsiasi.

il padiglione del Regno Unito. Bellissimo. Praticamente è come addentrarsi in una campagna inglese: ci sono le margherite e in fondo c’è una costruzione che rappresenta un alveare. Una pace che non ve la so spiegare. Poi si sale e c’è una terrazza adorabile dove è anche possibile mangiare. Il fish and chips è molto buono, anche se la porzione è un po’ scarsa. Il barista inglese biondo è molto figo. Livello di instagrammabilità alto. Andateci, non ve ne pentirete.

il padiglione dell’Azerbaigian. Grazie al cielo guardo l’Eurovision, altrimenti non avrei mai sentito nominare questo simpatico paese. Per convincervi ad entrare vi dico che ci sono le scale mobili per andare ai piani superiori, quindi già qui mille punti. Poi, all’interno dell’area ci sono dei fiori di led (?) che se ci metti su le mani si illuminano. Livello di instagrammabilità medio, diciamo tipo Fuorisalone zona Tortona.

l’Albero della vita. Talmente orrendo che fa il giro e diventa bellissimo. Andando di sera sono riuscita a vedere lo spettacolo di luci, suoni, colori e giochi d’acqua. Ero abbastanza incantata e amerei molto se davvero al termine dell’Expo lo mettessero in piazzale Loreto, o ancora meglio nel cortile di casa mia. Molto Las Vegas, molto pop, molto cliché. Livello di instagrammabilità: alto, soprattutto di sera. Se non hai una foto dell’Albero della vita non sei nessuno.

Cose che non mi sono piaciute per niente:

la gente orrenda in ogni angolo. Mi immaginavo molti stranieri, pensavo di trovare un fidanzato svedese in fila al padiglione del Brasile. E invece no: bambini, famiglie, borse di Alviero Martini, sacchetti del freezer con dentro il pranzo al sacco, caviglie gonfie, leggings troppo stretti per cosce troppo grosse, tinte per capelli di scarsa qualità, ormoni di adolescenti, lo struscio sul decumano. E’ come andare in centro la domenica pomeriggio. 

Sarà che era sabato sera e si sa che di sabato sera non si esce. Però, davvero, quanta delusion nel mio piccolo cuore di milanese imbruttita.

la musica. Non mi ha mai abbandonato la sensazione di essere in una sala giochi di Riccione nel mese di agosto. Dal padiglione dell’Olanda provenivano certe tamarrate che boh. A un certo punto, mentre ero all’Albero della vita è partito Francesco Renga. Io basita. Mi spiegate per favore perché all’Expo non ci sia un omosessuale che si occupi della musica?

Insomma, amici, questo è il mio primissimo bilancio dell’Expo 2015. Avrei voluto visitare il padiglione del Brasile, quello degli Stati Uniti, della Cina e della Corea del Sud e avrei voluto mangiare le patatine del Belgio, ma sarà per la prossima volta.

Voi siete già stati all’Esposizione? Cosa vi è piaciuto, cosa no? Consigliateci nei commenti cosa visitare!

Baci stellari!

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Ilalicious

Mi ispiro a Beyoncé, ma sono più Michelle Williams, quella delle Destiny's child che nessuno si ricorda.
Mi piacciono gli unicorni e gli arcobaleni, la musica pop e i programmi trash, i dolci e la pizza, i panda e i gatti ciccioni, i glitter e i minipony.
Scrivere mi aiuta a ordinare i pensieri e dare senso a ciò che mi accade. Anzi no, scrivo perché voglio diventare famosa come Chiara Ferragni.
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