Star Trek: Into Darkness. Non solo per sfighescion come me

Il cappello introduttivo alla recensione odierna serve per contestualizzare i miei giudizi sul film Star Trek: Into Darkness. Il mio livello di nerditudine fa di me un grande fan della saga di Star Trek, con tanto di maglietta a tema che ho evitato di indossare quando sono andato al cinema, ma solo perché ci sono andato direttamente da lavoro. Anche se nel mio cuore la mia serie preferita non è quella originale a cui si ispirano i film di J.J. Abrams, ma The Next Generation con il capitano Jean-Luc Picard interpretato dall’immenso Patrick Stewart.

E dopo questa parentesi geek scacciafighe e scacciafighi, a voi il trailer.

Per prima cosa sappiate che l’aver visto il primo film del 2009 cambia poco in termini di comprensione della trama. Così come l’aver visto la serie originale, che può solo aiutare a conoscere meglio le caratteristiche dei diversi personaggi. Ci sono infatti il capitano James T. Kirk (Chris Pine), belloccio, sciupafemmine e sciupaliene, tutto genio e sregolatezza e c’è il suo secondo Spock (Zachary Quinto), metà umano e metà vulcaniano che grazie a questo suo 50% riesce a controllare le sue emozioni e i suoi sentimenti. Il restante 50% (che immagino essere quello dalla cintola in giù) è tuttavia impegnato in una relazione con Uhura, anche lei a bordo della nave stellare. Completano il quadro dei personaggi principali il Dott. “Bones” McCoy, dotato di uno spiccato senso dello humor che a volte gli vorresti spaccare una pietra in faccia, Scott, ossia l’addetto al teletrasporto, Sulu, aka l’asiatico che deve essere necessariamente presente nei film americani e Chekov, di cui non ricordo mai quale sia il ruolo se non quello di esibire un ridicolo accento russo.

Star Trek è ambientato nel futuro, un futuro in cui si viaggia nello spazio e dove esiste una Federazione Unita dei Pianeti. La Flotta Stellare, a cui appartiene anche la nave Enterprise, ha il compito di esplorare l’universo alla ricerca di nuovi pianeti e nuovi popoli. Poi ogni tanto ci scappa qualche missile e qualche bomba qua e là, ma è anche questo il senso delle missioni di pace, no?

Il capitano Kirk e il suo equipaggio si trovano a dover affrontare una minaccia per tutta la Federazione, rappresentata da un essere misterioso e spietato di nome Khan. Le sue origini sono oscure, così come i suoi scopi. E ci sono così poche sicurezze che si arriva a dubitare di chi siano veramente i buoni e chi siano i cattivi. Khan, dopo aver attaccato la Terra, si rifugia in un pianeta lontano che sono sicuro ritroveremo nei prossimi capitoli della saga: il pianeta Kronos dove abitano i temibili Klingon. Ed è lì che l’Enterprise viene spedita a recuperare il criminale ed è sempre lì che inizierà tutto il tripudio di effetti speciali, combattimenti e momenti comici di quest’opera di J.J. Abrams.

Star Trek Into Darkness

Il film ha il grande pregio di saper bilanciare in modo pressoché perfetto gli elementi fantascientifici, una trama non eccelsa ma comunque avvincente e momenti di commedia che alleggeriscono la visione. Ed è proprio per questo motivo che riesce a piacere anche ai non sfigati come me cultori del genere. Per gli appassionati di Star Trek bisogna riconoscere al regista la capacità di aver reso sul grande schermo la stessa anima della serie originale.

E non a caso è già diventata la pellicola di tutta la storia di Star Trek che ha fatto registrare i maggiori incassi.

CHIPS e CHEAP: Difficile trovare qualche elemento davvero CHEAP, anche se probabilmente alcuni momenti comici li avrei evitati. Assolutamente CHIPS invece la bromance tra Kirk e Spock che in alcuni momenti raggiunge dei livelli che gridano “GHEEEEIII” da ogni frame.

Livello di SHAZAMMABILITÀ: zero. La colonna sonora è praticamente assente, fatta eccezione per l’ormai scontato contributo di Michael Giacchino.

Livello di BONAGGINE DEL CAST: medio-alto. E per spiegarmi mi basterà citare due personaggi: Kirk aka Chris Pine che sembra addirittura migliorare con gli anni e Carol Marcus interpretata da Alice Eve e che tutti ricorderemo in questa scena.

Quanto dura / quanto sarebbe dovuto durare: 132 minuti / 120 minuti sarebbero stati perfetti. Anche perché prima dell’ultimo quarto d’ora io avevo già individuato quello che avrebbe potuto essere dal mio punto di vista il finale.

Mi devo fermare dopo i titoli di coda per vedere la SCENA NASCOSTA o posso andare direttamente a casa? No, non c’è nessuna scena nascosta.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: quattro Anne Praderio su cinque

Anna Praderio Anna Praderio Anna Praderio Anna Praderio

[Ci avete nominato ai Macchianera Italian Awards 2013? Anna Praderio l’ha già fatto!]

Commenti via Facebook
Signor Ponza
Seguimi

Signor Ponza

Founder & Editor at Signor Ponza Blog
Sono bravo in molte cose, tra queste non c'è "scrivere bio".
Signor Ponza
Seguimi
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: