San Nicola, protettore delle baby squillo

Questa settimana avevo davvero l’imbarazzo della scelta sull’argomento. Quando inizia il periodo natalizio è sempre così: troppe cose da fare e da celebrare. In questi pochi giorni c’è un’infornata di santi di cui parlare che la metà basta e doverne scegliere uno per tutti è stata un’impresa ardua: la scelta era tra Sant’Andrea, Sant’Ambrogio e l’Immacolata Concezione, per citarne alcuni. Ho studiato, mi sono applicato, ho scoperto cose che non sapevo e alla fine sono venuto a capo della faccenda e ho fatto la mia scelta. Sì, Maria, ho deciso, anche se Tina non sarà d’accordo, io ho fatto la mia scelta.

Stavolta parliamo di San Nicola e i motivi per farlo sono molteplici. Innanzitutto non posso certo tradire le mie origini apule perché l’umiltà di non dimenticarmi da dove sono venuto me l’ha insegnata JLo e io la onoro appena posso. Poi perché San Nicola è venerato in tantissime nazioni estere (quelle che la Ventura riassume con Ibiza) e dato che questo blog è così internazionale da fare invidia ad Huffington Post dobbiamo rivolgerci ad un pubblico più vasto possibile, come ci è stato intimato dal temibile editore Signor Ponza nelle riunioni di redazione. Addirittura è il patrono di Russia e Grecia e quindi Al Bano è solo secondo nella classifica dei pugliesi famosi a Mosca.

Parliamo delle origini di questo santo. Prima di tutto non è barese come magari si pensa, bensì turco: visse proprio in Turchia e Bari non l’ha mai vista in vita sua. Il motivo per cui sia legato alla città di Bari risale all’undicesimo secolo, quando una spedizione di 62 baresi barca muniti arrivarono in Turchia e rubarono le spoglie del Santo che costituiva già una meta secolare di turismo religioso per l’Oriente. L’arrivo delle spoglie è stato festeggiato da tutta la città e perfino il Papa in persona arrivò a Bari. La città non aveva mai visto così tanto interesse forse, ora invece festeggia quando torna Anna Dello Russo per le vacanze estive. Vabbè, ‘sto povero San Nicola non è stato tranquillo nemmeno da morto, visto che dalla Turchia si ritrova a Bari e a Bari è stato smembrato un po’ da chi si trovava di passaggio e oggi pezzi di reliquie si trovano anche a Venezia, in Francia e a Belgrado.

Di lui sappiamo che era un ricco ereditiere, una sorta di Stavros Niarchos, ex di Paris Hilton, per intenderci, i cui genitori eran morti di peste. Inoltre portava la barba perché, nonostante fosse ricco, aveva uno stile più boho-shabby chic che ha fatto storia e non è una battuta. In molti conosceranno la storia di Babbo Natale e pochi sono forse quelli che sanno che Babbo Natale altri non è che San Nicola. Il culto di San Nicola è radicato nelle origini culturali di molte nazioni, anche dei paesi nordici a quanto pare, che ancora oggi chiamano Babbo Natale Santa Claus, ossia San Nicola appunto. Infatti, tuttora i bambini di Bari ricevono i regali la notte tra il 5 e il 6 dicembre perché, prima che il consumismo ci conformasse a scrivere letterine a un signore finlandese, si pregava San Nicola per richiedere i giocattoli e, nei numerosissimi posti che conservano il culto di San Nicola, la tradizione persiste.

La Capagira

L’aneddoto che lega il Santo ai bambini è di grande attualità. Si racconta, infatti, che tre ragazze eran state obbligate dalle famiglie a prostituirsi perché la crisi si faceva sentire anche nel 300 d.C. e noi non ci siamo inventati niente. Queste ragazze, che, con un nome di fantasia, chiameremo baby squillo dei Parioli, furono salvate da San Nicola che fece recapitare dei sacchetti d’oro alle loro famiglie per far sposare ‘ste baby squillo e allontanarle da certi giri fatti di borse firmate e cocaina a scuola. Questo è il motivo per cui San Nicola è rappresentato nell’iconografia con tre palle d’oro in mano, che non vuol dire che se la menava manco ce l’avesse d’oro, ma che era molto generoso.

Riassumendo, questa settimana abbiamo imparato che:

  1. i baresi sono dei ladri, ma così stupidi che sono stati derubati a loro volta;
  2. quando si definisce Babbo Natale un personaggio della cultura laica e consumistica si dice una gran cavolata;
  3. la D’Urso è davvero ridicola quando parla delle baby squillo come un tormentone autunno 2013, visto che è un fenomeno che esiste da sempre e casomai è più attinente al Natale.

L'ora di religione

[Le puntate precedenti de L’ora di religione]
[Leone Lewis su Twitter]

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Leone Lewis

Il fatto che io sia nato il giorno della finale di Sanremo fa di me una di quelle promesse dell'Ariston non ancora mantenute. La mia vita la vivo in attesa di scendere quella scalinata di Gaetano Castelli, immerso nei fiori della riviera. Nel frattempo ho avuto la malsana idea di evangelizzare questo blog di dannati.
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