Tre momenti un po’ troppo trash della storia recente di Eurovision

Negli anni passati abbiamo più volte ricordato i motivi che ci fanno amare l’Eurovision Song Contest. Uno di questi è il suo essere trash al punto giusto. È come quando nelle ricette bisogna aggiungere un ingrediente “q.b.”, né troppo, né troppo poco. E a Eurovision Song Contest hanno la stessa capacità che hanno le nostre mamme e le nostre nonne di non sbagliare mai le dosi.

Il risultato è sempre quel piatto prelibato che, nonostante tutto l’impegno che ci puoi mettere, non ti verrà mai buono quanto quello che cucina la mamma o la nonna. Anzi, nel mio caso vengono fuori dei veri e propri disastri. Che è poi lo stesso risultato che temo nel caso in cui l’Italia dovesse mai ospitare l’evento.

Chiusa la parentesi culinaria, il punto che volevo sottolineare è che, anche nei casi in cui il trash si spinge troppo oltre, la cornice di Eurovision è talmente perfetta e ben costruita che questo non risulta mai “troppo”.

Ecco perché oggi, insieme al prezioso aiuto di Marco (@SeeLallero) di Very Normal Trash, vogliamo ripercorrere tre momenti iconicamente trash della storia recente di Eurovision che dimostrano proprio questo.

Le nonnine russe

Correva l’anno 2012 e sul palco per la Russia non c’era un manzo giovane cantante di bella presenza come quest’anno, bensì un gruppo di allegre nonnine. Questo avrebbe potuto essere già più che sufficiente per denotare la performance come trash. Invece bisogna aggiungere anche il fatto che le nonnine cantassero una canzone Euro-dance in tipico stile Eurovision. Dopo qualche ascolto il brano diventa perfino gradevole! Provare per credere.

Le porno polacche che fanno il burro

Nel 2014 la Polonia diventa la vincitrice morale dell’edizione quando, nel bel mezzo della performance, fanno esibire due giovani e avvenenti donne nell’antica pratica della pastorizzazione del burro. Con tanto di Roberto Cenci che fa irruzione in regia per inquadrare da vicino le tette. Talmente tanto trash da fare il giro e diventare capolavoro.

Emma Marrone sexy (+ Bonus track: “AI OPP”)

Siamo sempre nel 2014 a Copenaghen. L’Italia schiera un pezzo da novanta: Emma Marrone che, per altro, porta una canzone piuttosto pazzesca, La mia città. Alla vigilia sembrano gli ingredienti giusti per ambire a posizioni alte in classifica, poi però qualcosa va storto. A cominciare dal rapporto burrascoso tra Emma e la lingua inglese (“AI OPP”), per poi proseguire sul palco con il look e la coreografia sexy e ammiccante che ha fatto storcere a molti il naso (non a me).

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