5 cose che gli stranieri in Italia non capiscono della nostra cucina

Sarà capitato anche a voi nella torrida estate 2017 di cenare fuori e imbattervi in un tavolo di turisti stranieri in Italia o, peggio ancora (come è spesso il mio caso), di accompagnare amici stranieri in Italia a cena.

Il cameriere si avvicina al loro tavolo e prende l’ordinazione a voce alta e posso già immaginare la vostra reazione (che poi è anche la mia e sarebbe la stessa di Elenoire Ferruzzi).

Elenoire Ferruzzi Ogni Volta Gif

Perché alla fine a tutti gli stranieri piace il maschio italiano la cucina italiana ma non capiscono assolutamente nulla delle nostre tradizioni, anzi di tutte le regole non scritte che impariamo nei primi sei mesi di vita.

Insomma, tutti liberissimi di fare quello che vogliono a casa loro (la pizza con l’ananas, la carbonara con la panna, e così via), ma in pubblico che siano discreti si comportino come facciamo noi Italiani, non è così difficile.

Quali sono dunque i delitti di cui si macchiano gli stranieri al ristorante o al bar? Eccoli riassunti in 5 comodi punti.

Il caffè e il cappuccino

Gli stranieri riconoscono che l’Italia sia il paese del caffè. Tuttavia, ancora dopo tanti anni, non hanno capito come lo beviamo. Non solo per la lunghezza dell’espresso (che una volta superato il traforo del Gottardo si allunga fino a diventare una broda marrone che sa di bruciato), ma proprio per quel codice non scritto che nella maggior parte dei casi ce lo fa gustare velocemente al bancone del bar.

Lo straniero arriverà al ristorante alle 12 e ordinerà una pizza e un caffè, INSIEME. Nel senso che quel caffè sarà la bevanda con cui accompagnerà la pizza. E non contento probabilmente ordinerà un dessert: il cappuccino. Inutile spiegare che dopo le 11 il cappuccino non si ordina, non capiranno.

Almeno consoliamoci, non inonderanno le nostre chat su Whatsapp con inutili buongiornissimi kaffééé!

La colazione al bar

Se già prendere un caffè al bar è un mistero impossibile da decifrare, lo straniero sarà ancora più a disagio con l’idea di fare colazione al bar. Le catene alberghiere che offrono quei buffet infiniti sono per loro ancora di salvezza e aria di casa. Il bar italiano con brioche e cappuccio rappresenta il MALE.

Sì, perché il nostro amico straniero vorrà una insalata di cetrioli e pomodori, del pane di semi di segale, accompagnati da un litro di yogurt con i cereali. Insomma, la loro idea di colazione assume la quantità e la durata di un pranzo di nozze pugliese.

Se viaggiate con loro fate in modo che non varchino mai la soglia del bar, vi eviteranno inutili contrattazioni in italiese con il barista di turno, pronto solo a dire “no mister, io only cappucciobriosc”.

Primi, secondi e contorni

I menù italiani, ossia qualcosa che uno straniero tenta di interpretare con la Stele di Rosetta. Perché non è tanto la lista degli ingredienti (che noi vediamo con gli occhi pieni di gioia e loro schifano perché ignari che la burrata sia la cosa più buona al mondo), ma è proprio la struttura del menù a terrorizzarli.

Noi ci mettiamo antipasti, primi, secondi, contorni. Loro farebbero volentieri un piatto unico con dentro tutto (le famose cotolette con contorno di tagliatelle). E visto che non possono, se lo improvvisano da soli. Sarà facile vedere lo straniero mangiare un piatto di pasta con una insalata mista.

Inutile spiegare che non si fa. Quello avrà già chiesto il cappuccino.

La pasta

Noi italiani cresciamo nei corridoi dell’Esselunga del supermercato con la sindrome di Stendhal non appena ci troviamo davanti allo scaffale con tutti i formati di pasta in vendita.

Lo straniero ne conosce quattro: spaghetti, spirelli, farfalle, macaroni. Che dopo i 25 minuti di cottura a cui li sottopongono assumono tutti lo stesso formato: chewing gum. Infatti guarderanno interdetti i camerieri all’enunciazione delle “trofie” o degli “strozzapreti”. A quel punto cadranno sulla loro coperta di Linus: gli spaghetti bolognese. Probabilmente avranno da ridire, spiegando che il sugo bolognese (che poi vai a dirgli che si dice “ragù”, ma vabbè) non è buono come quello del ristorante italiano a Parigi o a Berlino.

E attaccheranno di forchetta e coltello riducendo quei poveri spaghetti di grano duro di Gragnano ad una porcheria sminuzzata. Insomma che ordinassero il ciappi piuttosto.

La mancia e il coperto

Questo è il mio momento preferito della cena. L’esempio lampante di bipolarità.

Dopo l’arrivo del bicchiere di limoncello offerto (se tutto va bene) dal ristoratore (che lo straniero ancora cercherà di capire se gli è stato fatto pagare a sua insaputa perché offrire qualcosa, al di là delle Alpi, è inconcepibile) arriva il momento del conto.

Lo straniero, estratti calcolatrice e pallottoliere, inizierà a scorporare lo scontrino con la stessa minuzia di un commercialista, possibilmente dividendo tra commensali anche le fette di pane mangiato. E scatterà il panico quando si accorgerà del COPERTO, questa anomalia tutta italiana di includere il servizio nel prezzo finale e di dirtelo chiaro e tondo. Lo straniero insorgerà dicendo che è oltraggioso e dopo una inutile disquisizione accetterà di pagare il conto. E lascerà la mancia.

Riassumendo: pagare il personale con il coperto e una cifra chiara e scritta no, ma pagarlo con una cifra empirica da lasciare a fine cena sì.

Io davvero non capisco.

In conclusione la soluzione migliore è lasciarli al buffet dell’hotel, dove potranno comporre i peggiori piatti immaginabili in piena libertà. Se invece vi sentite maestrine dalla penna rossa e avete voglia di dare ripetizioni agli amici stranieri, allora avvicinatevi pure al loro tavolo e sentitevi liberi di moralizzarli.

La redazione non si riconosce interamente in questo articolo, perché alcuni di noi vivono all’estero e hanno disimparato a mangiare. I Consolati sono stati avvisati e a breve verranno ritirati i passaporti.


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claussibraun

Milanese espatriato, vivo a Bruxelles. Parlo almeno 3 lingue al giorno, ma non sempre le stesse. Delle volte sogno anche coi sottotitoli.
Eurovision Song Contest connoiseur, le 5 presenze in loco fanno da garanzia. Viene da se che amo la musica pop, magari anche un po’ baraccona ed appariscente. Una canzone uptempo con un key change, un ventilatore e dei lustrini e sono contento. Se la canzone è svedese, sarò vostro per la vita.

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