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Il blog del Signor Ponza

case discografiche

In difesa della musica pop

È il 2014 quando un’allora sconosciuta Giulia Penna, dopo essere stata scartata alle auditions di X Factor 8, disse 5 parole destinate a diventare non solo un’iconica catchphrase, ma anche

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Le case discografiche italiane belle addormentate nel bosco, svegliate da Spotify

Se c’è un settore che naviga in cattive acque, anzi fate conto che naviga praticamente in acque di fogna, è il settore discografico. Internet le ha letteralmente rovinate, perché è come se accanto al vostro negozio di vestiti firmati preferito aprisse uno di quei gran supermarket gestiti da immigrati cinesi con merce a basso costo. Con l’unica differenza che internet offre lo stesso identico prodotto delle case discografiche e in più lo offre gratis. Invece di innovarsi, il settore ha cercato di rispondere alzando i prezzi degli album nei negozi (che nessuno ha praticamente più comprato) e quello dei biglietti dei concerti (che per le popstar più famose hanno raggiunto oggi prezzi folli, quantificabili ormai con la vendita di almeno un organo vitale. Lady Gaga mi stai ascoltando?).

Un negozio di dischi nel momento di massima affluenza

Un negozio di dischi nel momento di massima affluenza della giornata

La musica digitale, principalmente venduta fino a oggi su iTunes Store, è pur sempre troppo cara. Devo ancora conoscere qualcuno che faccia acquisti regolarmente su iTunes e che abbia un reddito annuo inferiore a 100.000€.

Insomma, pirateria batte musica fisica e digitale, almeno fino a oggi.

Siamo tutti critici musicali

Ci sono alcune cose che proprio non riesco a capire. Ad esempio, la filosofia e la fisica alle scuole superiori, per non parlare del diritto privato all’università. Non ho mai

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