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Il blog del Signor Ponza

giudizio

Lo chiamavano Jeeg Robot (o la riscossa del cinema italiano)

Ultimamente ho questa netta sensazione che il cinema italiano ci stia davvero provando a farcela. E per “farcela” intendo tornare a riproporre film che abbiano delle trame ragionate, che puntino

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Hunger Games Il canto della rivolta parte 2

Hunger Games: vince chi arriva vivo alla fine (del film e della saga)

Prima di andare al cinema l’altra sera ho cercato di fare mente locale e ricordarmi che cosa fosse successo nei capitoli precedenti di Hunger Games: con un po’ di stupore

Kirstin Scott Thomas - Solo Dio perdona

Solo Dio può perdonare questo film (e questa rubrica)

Parte oggi una nuova rubrica (che chiameremo amichevolmente Ponzoscopio, ringraziando Fabry per l’input) il cui obiettivo è dare un senso alle miriadi di film che ormai vedo ogni settimana grazie

Push the bottom s01e03 – BASITI

Push the bottom

Un altro round di battaglie è terminato e un altro scoglio(namento) è stato sorpassato, in attesa dei Live Show che noi tutti ci aspettiamo frizzanti e pirotecnici, in grado di cancellare in un sol colpo la noia di queste puntate, ma soprattutto di eliminare definitivamente dalle nostre teste l’immagine degli orrendi pantaloni del pigiama di Fabio Troiano. Come ogni sabato, io e i miei amici Annabelle Bronstein, Fabry e Filodrama ci troviamo attorno a un tavolo a sorseggiare Long Island e a sparare cattiverie sulle nostre amicizie in comune. Tra un gossip e l’altro commentiamo anche la puntata di The Voice della sera prima, che potete sempre recuperare qui brillantemente commentata dal sottoscritto. Ma ora lascio la parola ai quattro coach di Push the bottom.

Team Filodrama – Team Cocciante

Riccardo Cocciante

Sarà la mancanza di Jessica Morlacchi, sarà l’assenza dell’umiliazione di Daniele Vit, ma sbaglio o la qualità media delle battles ha subito un tracollo sconvolgente da una puntata all’altra? Com’è come non è, il secondo turno è stato un 50 sfumature di merda che ve lo spiego proprio: il ritmo di un blando che ciao, l’allestimento che proprio ormai non se ne può più, Troiano coso che se lo vedo sul marciapiede lo investo con la macchina, e poi i giudici di una mosceria che piuttosto referirei rivedermi tutta l’ospitata di Bianca Balti a Sanremo.

Per quanto riguarda il #teamcocciante dobbiamo dire addio alla nostra coppia twincest preferita, che ci saluta e ci aspetta in VHS nelle migliori edicole della circonvalla: lo sfidone ha infatti visto trionfare TALE Mattia Lever, il minorenne ex Antonella Clerici che grazie alla sua voce equivoca e ai favori della sua concubina Kekko (che s’è sperticato di complimenti in fase di tutoring) ha conquistato il nostro Riccardino, il quale però c’ha tenuto a dire che ama le anime di tutti. Praticamente hanno vinto tutte e i livelli di tensione omosex hanno raggiunto soglie che non si raggiungono neanche negli studi di Maria. Altro momento di sfida top vs. bottom è stato lo scontro tra Lorenzo e Alessio, che praticamente riducono a brandelli The Show Must Go On: tra i due la spunta l’ottuagenario Lorenzo, che chiaramente non diventerà mai popstar per sopraggiunti limiti di età, ma che tutti noi abbiamo apprezzato in un modo o nell’altro. Alessio ha usato più svirgoli lui in questa canzone che Giorgia in tutta la sua discografia, quindi io in un certo senso amerey anche, sta di fatto che non puoi chiudere il chorus della canzone dei Queen con una nota che dura 25 secondi: NON SEI MICA LA CHRISTINA AGUILERA! Comunque vi prego ditemi che le Battles terminano qui perché io non potrei sopravvivere ad altre registrazioni. A voi studio!

Team Signor Ponza – Team Carrà

Raffaella Carrà

Siccome sono una persona vera con dei sentimenti veri e dove sono miei sigaretti? questa settimana mi tocca muovere qualche critica al giudice più amato da tutta San Francisco. La Raffa Nazionale è stata infatti protagonista di qualche decisione quantomeno discutibile. Un esempio su tutti è la scelta di Manuel e del suo naso, diciamo così, pronunciato ai danni di Noemi Smorra. Che non solo aveva un’ugola niente male, ma soprattutto aveva un cognome che mi avrebbe permesso di scrivere post da qui all’inizio della prossima edizione di X Factor. Al di là di questo, mi è piaciuta poco anche la deriva defilippiana che la Carrà ha intrapreso con la sfida successiva tra Veronica e Daphne, due ragazze che hanno perso la madre. Anche perché se voglio piangere allora tanto vale che giro sulla tv del dolore del sabato o della domenica pomeriggio. E infatti poi questa battaglia la vince Veronica che non solo ha perso la mamma, ma anche il papà. En plein proprio. Fortunatamente poi il mio giudice preferito si riprende e all’ultima sfida della serata decide di portare ai live show Pamela che io sinceramente in questo momento non ricordo nemmeno chi sia, ma sto copiando spudoratamente dal mio post di ieri. Concludo lanciando un appello agli autori: per le prossime puntate vogliamo meno tv del dolore, più ritmo, ma soprattutto sangue tra i giudici. Grazie.

Push the bottom s01e01 – Blind Auditions

Push the bottom

Benvenuti alla prima puntata di Push the bottom, il talk show di approfondimento su The Voice che andrà in onda tutti i sabati. In studio con me ci sono, rigorosamente in ordine alfabetico, Annabelle Bronstein, Fabry e Filodrama. Insieme a loro commenteremo in modo professionale, con l’occhiale calato a metà sul naso, le performance e l’operato dei quattro giudici. Il funzionamento è molto semplice: ciascuno di noi ha scelto (dopo esserci tirati i capelli a vicenda) un giudice che seguirà ogni settimana anche nei camerini per poi esprimere un giudizio sulla sua squadra di voci o sul suo operato o sul suo look o su quel cavolo che ci pare.

Se vi siete persi la puntata di giovedì sera non temete: la potete recuperare qui.

Ma ora spazio alla giuria.

Annabelle Bronstein – Team Noemi

Noemi

Dunque dunque io ho scelto di seguire la Noemi. Adesso nella fattispecie Noemi è sicuramente quanto di più si avvicina ai miei gusti musicali tra i giudici presenti. Sicuramente ha avuto una carriera breve, ma oramai sapete meglio di me quanto sia poco importante l’esperienza. Soprattutto in reality del genere. Certo è che il meccanismo vince in maniera schiacciante rispetto a molti altri reality musicali e questo il pubblico sovrano lo ha ben capito visto il successo anche negli ascolti.

Ecco quello, che meno mi convince di Noemi è sicuramente la coda di triceratopo morto che si porta appresso. Insomma mia cara credo sia giunto il momento di apportare un serio e definitivo taglio al dreadlock che ingiustamente continui a sfoggiare come se fosse una cosa di cui andarne fieri. Anyway, Amy Winehouse Buonanima io ho deciso che se al primo live non te lo sei ancora tagliato via ti aspetto fuori dagli studi della Rai e ti lancio un litro di Amuchina.

Detto ciò, sono del parere che il grande apparato Rai poteva prevedere almeno un cambio d’abito per la mia coach che in quattro puntate ha sfoggiato lo stesso look, come se non esistessero docce o outfit. In ogni modo è tutta colpa di un serrato montaggio, ma a me piace attribuire tutta la colpa a Noemi. Per quanto riguarda la sua squadra la trovo altamente equilibrata. Noemi ha giustamente e accuratamente fatto delle scelte prettamente gigione. Ha un parterre di voci equilibrato e adatto sia al pop che al rock. Non ha disdegnato i musicisti e si è scelta artisti relativamente giovani, rispettando a pieno il target del programma. Sono certo fin da ora che la voce vincitrice potrebbe nascondersi tra i suoi concorrenti. Anche se è arcinoto che il televoto è un ribaltone continuo. I miei preferiti? Sicuramente Jacopo Sanna e Diana Winter. Salvo per un pelo anche Francesca Monte. Non mi sarei girato sicuramente per Giuseppe Scianna, Flavio Capasso e Silvia Capasso. Anche se un po’ mi farebbe strano. Insomma, di norma, io, mi giro sempre.

Fabry – Team Pelù

Piero Pelù

Mi trovo scaraventato nel mondo dello show business dal mio amato Signor Ponza per commentare l’operato del giudice che mi è stato assegnato: Piero Pelù. Devo prima fare delle premesse che giustificheranno almeno parzialmente il mio scritto odierno. Diciamo che ho seguito il programma in maniera un filo discontinua, diciamo anche che delle quattro puntate andate in onda ne ho vista praticamente solo una. E mi ha fatto cagare. Scusate ma io le cose le devo dire come mi vengono in mente, io sono una persona genuina che prova emozioni vere e mi dovete immaginare al mercato del pesce di Acerra mentre urlo che voglio il capitone. Ovviamente ho recuperato per voi le puntate messe a disposizione dalla rete, e vi propongo di seguito il mio insindacabile giudizio.

The Voice of Ponza – Blind Auditions 4a Puntata: The Voice of Gif

The Voice of PonzaIl Signor Ponza torna a seguire The Voice: da questo venerdì in poi non ce n’è per nessuno e la mia cronaca vi perseguiterà puntuale come un Freddy Krurger qualsiasi. (Tra l’altro avete notato quanto è pazzesco l’avatar creato dal bello, bravo e talentuoso Dave Humphrey?). Puntualmente vi racconterò la puntata del programma più pazzerello del momento inondandovi di gif di Raffaella Carrà che pigia il bottone. Ovviamente questa promessa avrà la stessa valenza che può avere Berlusconi che dice che non comprerà mai e poi Balotelli, giurando sulla vita dei suoi figli. E ora via, si parte con la quarta puntata di Blind Auditions! (Se non ve ne frega nulla di quello che scrivo, scorrete subito alla fine che ho una grande novità da annunciarvi per domani).

Raffa

Quello che mi sono perso nelle scorse due puntate credo sia riassumibile con un solo nome: Jessica Morlacchi dei Gazosa.

Ad essere sincero, sono un po’ in difficoltà a raccontarvi questa quarta puntata di The Voice. Innanzitutto perché ho trascorso la prima mezz’ora ad ingozzarmi di cheesecake, per cui la mia attenzione è stata attirata dalla televisione solamente nel momento in cui è comparso il nome di Danny Losito. Danny Losito è l’autore e interprete della splendida Single, dello splendido Sanremo 2004, condotto dalla splendida Simona Ventura. Che qui vi ripropongo nella splendida versione feat. le Las Ketchup.

https://twitter.com/qstewie/status/317373463901900800

Capolavoro. Detto questo, The Voice sempre più agenzia di collocamento per meteore. Le esibizioni si susseguono serrate tra sosia di Cixi e di Ingrid di Paso Adelante e io sono vicino al coma glicemico. Smetto di mangiare la torta e torno ai miei doveri di blogger.

Mi voglio solo augurare che i giudici abbiano registrato le quattro puntate tutte in un solo giorno, perché altrimenti non oso immaginare il gradevole olezzo che emanano quei vestiti che ormai conosciamo in tutte le loro pieghe da quattro settimane. Per non parlare di quella specie di treccia/rasta che ha Noemi e che nemmeno più a Bologna ai Giardini Margherita.

Chiusa la parentesi centro sociale, torniamo alla gara. Si esibiscono una ragazzina che scambio per Sudamericans (quest’anno, d’altronde, è l’anno delle Sudamericans come ci insegna Nicole) e che invece dalla regia mi dicono essere Albanese. Io già sogno la nuova Anna Oxa.

Raffaella Carrà

In queste settimane ho un po’ rivisto il mio giudizio su Cocciante che, da odio cosmico, è passato a farmi tanta tenerezza. Il suo problema nel programma è che è assolutamente incapace di vendersi. Quindi mi ha fatto ancor più tenerezza quando per accaparrarsi un cantante si è spacciato per grande fan dei Muse. Peccato che non sapesse quale articolo anteporre al nome Muse, per cui è venuta fuori una roba del tipo “io sono un grandissimo ammiratore del… dei… di… Muse”.

Cosa c'entra?

Per il ciclo “Sovrappeso & Obesità” arriva un cantante che si crede Tiziano Ferro e dichiara di aver perso peso, partendo dai 130 chili che aveva. Mi dispiace ma di 111 c’è n’è già stato uno (per altro capolavoro) e per te nel mondo delle star che sono dimagrite con le pillole di Giorno & Notte non c’è spazio.

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