Tassista psicanalista – Il senso di Ponza per gli orientamenti sessuali

Il mio lavoro ha molto lati positivi, uno di questi è sicuramente il fatto che si viaggia molto. Al tempo stesso, il mio lavoro ha anche alcuni aspetti negativi, come il fatto che si viaggia molto.

Alcune trasferte sono estenuanti, centinaia di chilometri in giornata, andata e ritorno da Roma, Bari, Napoli che Dio benedica il Frecciarossa. Un po’ meno il suo wifi che funziona 1 km sì e 150 no. Dio dei pendolari dei treni regionali invece abbi pietà di noi perché sì, loro viaggiano davvero in condizioni pietose, impiegandoci lo stesso tempo che ci metto io ad andare e tornare da Roma per andare e tornare da Sondrio.

Chiusa parentesi. Dicevo, nonostante tutti i comfort del caso, si arriva la sera in stazione con un solo pensiero fisso in testa: fare l’amore con il proprio letto, infilarcisi dentro e farsi avvolgere, stringere e sbattere dal caldo piumone. La voglia di socialità è la stessa che si può avere in una stanza piena di serial killer, soprattutto per uno come me che parte già da livelli molto bassi. La massima aspirazione diventa quindi trovare un tassista che ti chieda a malapena dove sei diretto e poi stia zitto tutto il tempo, alzando possibilmente il volume della radio in modo da scoraggiare qualsiasi abbozzo di conversazione.

L’altra sera invece, il mio viaggio notturno in taxi dalla stazione fino a casa è stato di segno decisamente opposto. Per prima cosa il tassista non era un tassista ma una tassista. Oddio, dal taglio dei capelli, i lineamenti, i modi di fare e l’abbigliamento non era proprio chiarissimo, ma dopo qualche secondo sono riuscito a capire che si trattava di essere umano di sesso femminile. Inutile dire che si è subito insinuato in me il dubbio di essere di fronte a una rappresentante delle amanti della ciuffa, d’altronde giudicare dalle apparenze è lo sport preferito di tutti.

Il viaggio comincia, le vetrine illuminate dei negozi del centro fanno da sfondo fuori dal finestrino, e in pochi minuti dalla partenza mi trovo protagonista di una seduta psicanalitica. Le aspirazioni, i sogni, la continua ricerca dell’equilibrio (avrà forse letto il mio post? Anche meno, Signor Ponza), le scelte, la vita. Una lunga chiacchierata durante la quale capisco che forse ho le idee più chiare di quanto pensassi su tutti questi aspetti, ma di certo non ho un talento innato nel riconoscere l’orientamento sessuale delle persone. La tassista mi racconta infatti che ha due figlie che vanno alle scuole superiori e di quanto sia difficile tenere insieme una famiglia.

Quando ormai solo un paio di chilometri mi separano dal mio letto, squilla un cellulare. Non è il mio. La mia tassista-psicanalista legge il nome sul display, io allungo l’occhio e leggo “Nomechenonriescoaleggere Amore”. “Sarà il marito” penso. Invece era una delle figlie. “E’ in partenza”, mi spiega. Sta andando a trovare il papà che vive con la nuova compagna. Siamo arrivati. In radio parte Ligabue e la tassista inizia a cantare. È una grande fan. Inoltre si sta preparando ad affrontare una serata pazza con le amiche.

Scendo dal taxi, mi avvio verso il cancello di casa. Sai che forse forse il mio sesto senso per gli orientamenti sessuali non è così malaccio?

 

 

 

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