The Voice of Ponza – La finale: The Voice of Albania

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Tutto è pronto per l’ultima puntata di The Voice of Italy, anche conosciuta come il giorno in cui smetto di espiare questa colpa che ho iniziato a portare sulle spalle nel momento in cui ho deciso che avrei seguito il programma e ne avrei fatto pure una cronaca sul blog. Detto questo, si parla già di un anticipo della seconda stagione di The Voice all’autunno per fare concorrenza a X Factor (con automatica eliminazione fisica di Fabio Troiano in vista di una sostituzione con Francesco Facchinetti porta in alto la mano sono il tuo capitano). Ça va sans dire che in tal caso facciamo ciao ciao con la manina a The Voice perché X Factor regna su tutti sempre e comunque.

Questa sera sentiremo per la prima volta gli inediti per intero (perché non ci credo che qualcuno di voi li abbia davvero acquistati a scatola chiusa), tenendo conto che il numero di download su iTunes concorrerà a determinare il vincitore finale. Avete pronte le vostre iTunes Card? No, perché io ho pronta la mia eMule Card.

Da queste parti si tifa Silvia Capasso, ma anche un po’ Elhaida Dani e Veronica De Simone. Tutto purché non vinca Petto aka Timothy Cavicchini.

Il programma comincia subito con qualche imprevisto tecnico che costringe i quattro coach a lunghi attimi di silenzio nel buio. Terminato il momento imbarazzo, comincia la performance di Cuore matto, doveroso omaggio a Little Tony. Tutti gli occhi ormai sono puntati sul Danacol e quindi sappiamo tutti che la prossima sarà Stefania Sandrelli.

Salto la cronaca dei convenevoli e dell’entrata in scena dei concorrenti, ché mentre scrivo la cronaca sto ancora finendo di lavorare che qui non siamo mica tutti artisti e cantanti.

Si aprono le danze con Silvia Capasso (Team Noemi/Team Lelle) che canta Girl on Fire di Alicia Keys. Lei è probabilmente la mia preferita, ma il look è davvero orrendo e ora capisco perché sia finita nel team di Noemi.  La seconda a salire sul palco è Veronica (Team Carrà/Team Frosh) che piange più di un Dan Harrow qualsiasi all’Isola dei Famosi. Questo aspetto, insieme alla scelta di Un senso di Vasco Rossi, la fanno precipitare in fondo alla mia classifica dei preferiti.

 

Timothy Cavicchini (Team Pelù/Team Ormone) si esibisce con Always degli Aerosmith, vestito di paillettes e rose rosse. Insomma, pronto per il suo futuro fatto di addii al celibato e striptease di grandi successi nella discografia mondiale. Con un ritmo incalzante che quasi penso di aver sbagliato canale, tocca già all’ultima dei quattro finalisti: Elhaida Dani del Team Cocciante/Team Reietti. Elhaida si misura con la Divina Whitney (tra l’altro recentemente interpretata anche da Beyoncé nel suo concerto milanese) e ci sbatte in faccia tutte le sue qualità vocali unite a quella “r” zoppa che solo i nostri amici di Durazzo sanno avere. Nel mio cuoricino, la vittoria se la giocano lei e Silvia, con buona pace dei leghisti (chissà se meglio lesbica o Albanese? #AskBorghezio).

La seconda manche è già più interessante perché vedrà i concorrenti esibirsi in duetto con i propri coach. Il team Noemi sceglie Sono solo parole, in una toccante esibizione piano e voce (almeno all’inizio). Non lo so, ma questa esibizione non mi arriva, forse perché troppo irritato dalla vista del colore dei capelli di Noemi. Subito a ruota arrivano Veronica e la Raffa con una canzone a me sconosciuta dal titolo E salutala per me. La spiegazione è semplice: se avesse fatto una canzone con del ritmo, probabilmente avremmo dovuto chiamare il 118. Scusate ma la scritta “delusione” inizia a comparire sulla mia fronte, scavata come fossero rughe.

Timothy e Pelù ci deliziano con El Diablo, storico successo dei Litfiba, mentre Piero si ostina nel tentativo di convincerci che ci sia altro oltre i bicipiti del suo pupillo.

Riccardino e Elhaida hanno scelto Margherita. Nello spiegare la scelta, l’ego di Cocciante straborda fuori dal mio televisore con un effetto blob che nemmeno nei film horror. L’esibizione è davvero riuscita, d’altronde lei ce la vedo bene al pianobar. Al termine della performance l’ego di Riccardo raggiunge i livelli di guardia, al punto che la Protezione Civile viene allertata.

Ci prendiamo una piccola pausa dalla gara per dare il benvenuto all’ospite internazionale della serata, ossia Psy con la sua Gentleman. Performance registrata domenica e montata in modo pessimo che se esistesse un albo dei registi, avrei già radiato a vita il regista di questo programma. Sono questi i momenti in cui vorrei che il cancella memoria di Men in Black esistesse davvero.

Voltiamo dunque pagina e proiettiamoci verso gli inediti dei ragazzi, questi pezzi che li porteranno a scalare le classifiche mondialieinvece. L’inedito di Veronica si intitola Nati liberi. L’ha scritto una sera in albergo. E si sente. Mi ha colpito così tanto che mentre cantava ho conquistato due villaggi a Clash of Clans. Ma bando alle ciance, arriva il momento dello sviso. La protagonista è Elhaida con When Love Calls Your Name, la cui musica è stata scritta proprio dal Maestro. Certo che però niente di nuovo, sa di già sentito e soprattutto nulla più di una canzone che possa fare da colonna sonora a un finale di stagione di una serie tv. Oppure da cantare con Celine Dion al Caesars Palace di Las Vegas. E a proposito di banalità, Timothy canta A Fuoco, una canzone che nemmeno Nek negli anni ’90 avrebbe portato al successo. Per dire.

L’unica che può risollevare la qualità di queste canzoni è Silvia Capasso con Luce (Tramonti a Via Mecenate). Invece mi sa che la delusione ce la dobbiamo tenere tutta.

Scusate ma i Merdà Modà proprio non ce la posso fare. Capisco che questa settimana ci siano degli ospiti un po’ demmerda meno blasonati, ma Will.i.am settimana scorsa deve aver sparso la voce sulle poracciate che combiniamo in Italia.

Il primo verdetto è in arrivo. A breve Troiano svelerà il nome del primo eliminato, ma guardando l’orologio inizio a temere che manchi ancora molto alla conclusione di questo programma tanto atteso e allo stesso tempo tanto insipido. L’eliminata è Silvia. Se ieri sera avete sentito del frastuono, non erano i tuoni. Non c’era nessun temporale, erano le mie bestemmie. Io che con lo stesso identico atteggiamento (basito) seguo anche il successivo duetto tra Noemi e Raffaella Carrà, fatto di parole sconosciute e un audio che nemmeno alla sagra della porchetta di Gudo Gambaredo.

Io vorrei strapparmi occhi e orecchie, ma resisto e vado avanti con la mia missione. Sul palco c’è Veronica con “ETLEST” di Etta James (cit. Fabio Troiano). Poi Timothy con Sweet Child O’ Mine dei Guns ‘n Roses, nella sua specialissima versione fatta solo di vocali, in particolare la “o” e la “a”. Elhaida invece si rende protagonista di una performance da vera strillonza, sulle note di una canzone che mi sono perso.

E quando meno te lo aspetti, quando pensi che sia già successo tutto l’impensabile, arriva il duetto Pelù-Cocciante. Con Regina di cuori e Cervo a primavera.

Io sempre più convinto che suffragio universale is overrated, apprendo che i due cantanti finalisti sono Timothy e Elhaida. Ora bisogno tifare con tutta la nostra forza per la concorrente di Riccardo Cocciante. Arrivati a questo punto, smetto anche di seguire la gara e mi imbottisco di dinamite, pronto per raggiungere la sede della Rai di Milano in Corso Sempione per farmi saltare in aria nel caso in cui vinca il palestrato. Evidentemente al Ministero dell’Interno era giunta voce delle mie intenzioni terroristiche e la vincitrice di The Voice of Italy è l’unica non italiana: Elhaida Dani. Alla fine Riccardo Cocciante, tanto deriso, l’ha messo in quel posto a tutti.

(Mi scuso anticipatamente per la qualità della lingua italiana del post, ma s’è fatta una certa).

[Le puntate precedenti di The Voice of Ponza]

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