The Voice of Ponza – Live Show 2a Puntata: The Voice of Carolina Di Domenico

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Amiche. Amici. Fan di Raffaella Carrà. Sono tornato dopo la mia settimana di assenza e la puntata di The Voice of Ponza magistralmente curata dal mio supplente aka Fabry. So benissimo che, come succede a scuola, vi siete già innamorati di lui, ma il mio ruolo è quello di insegnante stronzo (anche nella vita) e da questa settimana si torna a studiare che oggi interrogo. Chi si offre volontario per spiegarmi le regole di questi live show? Sappiate che non sono accettate risposte diverse da “è un regolamento pazzesco, avvincente, che tiene incollati allo schermo cancellando tutta la noia delle battles“.

La puntata comincia nel peggiore dei modi: con Fabio Troiano e i suoi sorrisi sforzatissimi. Come se non bastasse, il conduttore sottolinea che lo show è in diretta guardando l’orologio e dicendo che ore sono. In un solo colpo siamo tornati negli anni ’90.

Per fortuna arrivano i coach, che sono l’unica cosa che mi sta simpatica in The Voice, Cocciante compreso. Giuro che se Troiano sorride ancora gli spacco i denti. L’ingresso è trionfale, soprattutto quello di Raffaella Carrà che, con il suo medley, trasforma in pochi secondi lo studio in una serata estiva a Torre del Lago.

Cocciante esaltato

Il primo team in gara questa sera è il Team che tenerezza mi fa Cocciante. Riccardo decide di rendere omaggio alla più grande artista italiana vivente (dopo Raffaella Carrà) cantando con i suoi ragazzi la cover di Io canto. (Il primo che nei commenti mi spiega che la canzone è in realtà di Cocciante vince Fabio Troiano a casa per una settimana che gli sorride). Elhaida Dani ha il compito di rompere il ghiaccio con All By Myself, una canzone inno mondiale delle donnemerda. All’inizio c’è qualche incertezza, poi migliora anche perché a urlare siamo capaci tutti, ma direi che tutto sommato la porta a casa. Donato Perrone ci fa ballare come le matte cantando Long Train Running. Io spero che lui vinca perché è amico di un mio amico di blog, quindi non si discute. Mattia Lever si cimenta con Angels di Robbie Williams. Premesso che ci sono alcune mie conoscenti che hanno più barba di Mattia, la sua non completa maturità artistica viene fuori tutta da questa esecuzione senza anima e soprattutto senza inglese. Insomma, mi ha fatto scagare.

Ultima del quartetto è Federica Celio con Oh che sarà di Fiorella Mannoia. Una versione raffinata come piace a noi radical chic di sinistra che frequentiamo i salotti e i corridoi del Palazzo. La busta nella persona della busta decide che il primo a passare alla fase successiva è Mattia Lever. Mentre Riccardo Cocciante nella persona di Riccardo Cocciante sceglie Elhaida.

Il secondo team in gara è il Team Dreadlock di Noemi. È ora di darci un taglio con le battute sul fatto che sia un team di lesbiche. Sforbiciamo. L’esibizione di gruppo con il coach è Vuoto a perdere. Cancellato questo momento… diciamo… “discutibile”, tocca a Diana Winter. Che deve misurarsi con Beat It di Michael Jackson e, per quanto mi riguarda, è già un NO ancora prima di sentirla. I primi 30 secondi in stile swing mi stavano quasi convincendo, poi il disastro. Vi dovete sciacquare la bocca con il Tantum Rosa prima di cantare il King of Pop. Giuseppe Scianna ha la classica voce piacevole quanto le unghie che sfregano sulla lavagna. Se non fosse sufficiente, canta anche una canzone di Vasco Rossi. Giuliana Danzé canta The Lady is a Tramp nella versione di Tony Bennet feat. Lady Gaga e già amiamo. Probabilmente è la migliore che ho ascoltato fino ad ora, ma forse è anche l’unica che ho ascoltato. Chiude questo gruppo di simpatiche sgranocchiapassere Nausicaa Magarini con Spaccacuore di Laura Pausini Samuele Bersani.

Il pubblico a casa (che non capisce una minchia) sceglie Giuseppe Scianna. E la voglia di prendere una mazza da baseball e spaccare il televisore è forte. Noemi invece sceglie Diana Winter e io voglio solo GRIDARE.

A proposito di sforbiciate, arriva Gianna Nannini. E io mi sento autorizzato ad andare a curare il mio villaggio a Clash of Clans.

Trascorso un momento imbarazzante in cui Ricky Cocciante si dimentica le parole di Sei nell’anima della Nannini e il successivo imbarazzante playback di Gianna Nazionale, è finalmente l’ora del Team Caschetto di Raffaella Carrà. I ragazzi si esibiscono in un medley di Ballo Ballo e Rumore, una roba così gay nemmeno nella Francia che approva i matrimoni omosessuali e le adozioni per genitori dello stesso sesso.

La prima ad esibirsi è Veronica De Simone con You Are Not Alone di Michael Jackson. Io mi chiedo perché si ostinino a rovinare il Re del Pop quando potrebbero benissimo violentare le canzoni dei Modà. Poi è il turno di Pamela Lacerenza con MacArthur Park di Donna Summer. Pazzesca, mi è piaciuta molto e sul palco mi ha ricordato (molto vagamente) Liza Minelli. Matteo (tutti in campo con) Lotti canta invece Una storia importante di Eros Ramazzotti, scelta secondo me per nulla azzeccata. Ultimo a cantare è Emanuele Lucas coi suoi riccioli d’oro. Il pezzo che gli viene assegnato dal suo coach è Locked Out of Heaven di Bruno Mars. Che ricordiamo nell’indimenticabile (einvece) interpretazione di Yendry a X Factor 6.

E niente poi succede che Carolina Di Domenico legge un mio tweet in diretta (tra l’altro il più brutto che abbia mai scritto nella mia vita, ma per la celebrità chissene questo ed altro) e io entro nel pallone.  Quasi non mi accorgo che il pubblico e Raffaella Carrà si rendono protagonisti dell’errore più grosso della storia di questo Paese, dopo il Governo Letta: passano Veronica e Emanuele.

Tocca infine al Team Pantaloni di pelle di Piero Pelù. Alessandra Parisi canta L’immensità di Don Baky, ma io non la sento per le troppe notifiche che provengono dal mio cellulare a causa della gente che mi scrive o mi chiama perché mi vuole intervistare o invitare ai talk show.

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Ricompostomi dopo i miei 15 secondi di celebrità c’è Cristina Balestriere che canta Call Me di Blondie. È un tripudio di pizzo e di tette, ma la canzone è bella sempre e comunque. Penultimo per questa sera è Marco Cantagalli che si esibisce in Le ragazze fanno grandi sogni di Edoardo Bennato (canzone sottovalutata come poche, meritava almeno 5 Grammy). Grazie al cielo con Francesco Guasti ci avviciniamo alla fine della puntata. La decisione è quella di cantare Smell Like Teen Spirit dei Nirvana, ma nella lingua dei Na’vi. Il pubblico decide di far passare Cristina, mentre il coach Pelù sceglie Francesco.

Noi possiamo finalmente andare a dormire, dandovi appuntamento a domani per Push The Bottom e La borra dei cuochi. Sappiate che andrò a dormire con mille sensi di colpa per aver scritto cattiverie su The Voice e sui suoi conduttori, ma questo senso di colpa passerà non appena avrò chiuso gli occhi.

[Le puntate precedenti di The Voice of Ponza]

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