Tua mamma veste Prada s01e01 – Lavorare nella moda. Estrogeni, divismi e il cromosoma X

Ho pensato intere settimane a come avrei potuto presentarmi a voi lettori del blog più letto d’Italia. Quando il Signor Ponza mi ha chiesto di battezzare una nuova rubrica, dopo giorni interi passati a giuggiolarmi e a pensare di avere ormai in pugno i fan di Ricky Martin la popolazione del web, è venuto il momento di riflettere sul biglietto da visita che volevo infilarvi nel taschino. Tette nella media, gambe di non antilopiana memoria, viso bello un giorno sì dieci no: tutto sommato è stato facile stabilire di non essere qui per le telecamere.

E così, se è vero che l’uomo è ciò che fa (affermazione oramai sorpassata con “l’uomo è ciò che mangia”, ma dei cuscinetti adiposi lungo i fianchi avremo tempo per parlare), inizierei da ciò che faccio nel migliore dei casi 10 ore al giorno. Essì, perché in tempi di crisi già la Elsa ci aveva allertato che non era troppo il caso di fare i choosy e così eccoci qui, una generazione che, per due lire, incolla le proprie chiappe alla scrivania. O, nel mio caso, la fa scorrazzare liberamente per il Quadvilatevo della moda, tra sobrie turiste russe e arabi coi baffi. Stiamo parlando, per dirlo in una parola, di Montenapo, così come dicono tutti da queste parti. Per queste parti intendo il “mondo della moda”, in cui, per cui e con cui lavoro (Amen), e che più che un mondo sembra un kolossal in cui tutti vogliono avere una parte (fashion blogger, mi leggete?) ma di cui alla fine non si capisce bene nemmeno la trama.

Il più grande problema del sistema Moda rimane comunque la presenza massiccia di donne. Donne, donne ovunque, e con loro tutto ciò che ne consegue: estrogeni come se piovesse, cicli lunari a go-go, repertori di Ma come stai bene, Ma come sei dimagrita scanditi nascondendo asce roventi che augurano nient’altro se non la morte, oltre a divismi che Anna Wintour in confronto è l’elogio dell’understatement.

Ma il grande disagio di un lavoro in questo settore proviene non tanto dalla presenza di fattore X, quanto dalla totale assenza del cromosoma Y. Parlo degli uomini, ma in particolare di quelli che non dicono Adoro, non controllano Grindr prima di andare a dormire e non vorrebbero Roberto Bolle come Presidente della Repubblica: infatti di quelli ce ne sono già a bizzeffe. Credetemi, la penuria di testosterone in un ambiente lavorativo può avere effetti devastanti sull’intera giornata e arrivo a dire, sull’intera carriera. Sapere che il PR che ti chiamerà – e che stalkererai su google mentre ancora siete al telefono – ha come foto profilo sui social una di lui immagine in magliettina da marinaretto che arriva malapena a sfiorare l’ombelico non farà bene a nessuno. O che chi ti mostrerà la nuova collezione di borse te le descriverà come il top sul mercato, con tanto di mano svolazzante e ondeggiamento pelvico. O che probabilmente te lo ritroverai sbronzo al Plastic, allusivissimo sulle note di Senza Pietà. Ecco, si tratta di cose difficili da superare e con un impatto imbruttente sulla quotidianità. Infatti, cosa mai dovrebbe spingere te, Donna con la D maiuscola– al di fuori dell’amor proprio – a piastrarti i capelli alla mattina? A indossare la tua biancheria migliore sotto una camicetta appena scollata? A fare equilibrismi sui tacchi alla fermata della metropolitana Sondrio? A lasciare una scia di Narciso Rodriguez nei corridoi dell’ufficio? Ve lo dico io, assolutamente nulla. E la tentazione di lasciarsi morire giorno dopo giorno, sapendo che non ci sarà cocktail, press day, evento, mostra o conferenza stampa che consegnerà nel vostro letto tra le vostre braccia l’uomo della vostra vita, sarà ogni giorno più forte.

Fashion

E così, strette tra la paura di arrivare a fine giornata senza nemmeno un gioco di sguardi (venditore di caldarroste sotto l’ufficio escluso) e l’ansia di incappare nell’ennesima donna questa volta con la S di Shatush maiuscola, la tentazione di andare a lavorare per un meccanico si farà sempre più forte. Eppure, ci sarà qualcosa che ti ancorerà prepotentemente al famigerato posto di lavoro tutto paillettes e barrette dietetiche. E si tratta solo e soltanto della convinzione, infondata quanto i magheggi di Wanna Marchi, che un giorno, prima di quanto potresti ma immaginare, sbucherà proprio da quello stesso corridoio dell’ufficio il maschio Alfa. Ma di questa eventualità, che sappiamo più irrealizzabile della pace del mondo, parleremo nella prossima puntata di Tua mamma veste Prada.

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Chiara Ferraglia

Quello che dovrete sapere di me ve lo imparerò strada facendo: vi basti sapere, come tratti salienti, che negli anni ho sviluppato una dipendenza nei confronti della liquerizia, che disprezzo a prescindere chiunque dica 'melenzane' e che provo un sentimento ambivalente nei confronti di qualsiasi cosa.
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