Tua mamma veste Prada s01e03 – Avrei dovuto perderti e invece ti ho stalkato

In un mondo fatto di outing, è arrivato anche il mio momento. No, non sulle mie preferenze amorose: continuo fortissimamente a preferire la banana flambé, per quanto davanti a Marion Cotillard le mie convinzioni sessuali vacillino. Il tema sul quale sento il bisogno di confessarmi è quello dello stalking.

Ma andiamo per gradi. Il termine significa “camminare con circospezione” e l’azione di molestia assillante è severamente vietata dalla legge italiana (per quanto, mi riserverei qualche piccolo dubbio su quel “severamente”, visti gli ultimi simpatici fatti di cronaca per cui l’Italia non sembrerebbe proprio un Paese per donne).

E poi diciamocelo, lo stalker, o “cacciatore in agguato”, è una gran rottura di coglioni. Se uno decide di sbarazzarsi simpaticamente di qualche personaggio della propria vita, non è poi molto carino ritrovarselo appostato sotto alla propria finestra, o ritrovarne tracce ovunque (fiori sul posto di lavoro nel migliore dei casi, nel peggiore capretti insaguinati direttamente sulla tavola apparecchiata).

Se dovessi autodefinirmi, lo farei con l’epiteto “La stalker educata”. Infatti, lo sbatty di carrambolare “casualmente” nei pressi della dimora del poveraccio non l’ho mai avuto. Foss’anche solo per orgoglio, se qualcuno non mi vuole più vedere è il caso che passi la vita a pentirsene, e di certo non lo farà annusando anche solo un barlume di interesse residuo nei suoi confronti.

La stalking a cui però non rinuncerei mai e poi mai è quello brado, serale, fatto nella penombra della mia stanza. Uno stalking tutto sommato sommesso, che non fa del male a nessuno tranne che a me stessa. Un pedinamento virtuale, serrato e costante, svolto tramite l’ausilio dei più moderni mezzi di comunicazione, di cui modestamente faccio un uso maturo, di grande aiuto per l’evoluzione umana tutta, oserei dire profetico e avveniristico.

Una sessione di stalking molesto che si rispetti (sia chiaro, la molestia deve essere tutta autodiretta. Lo ripeto per il folto pubblico di minorenni che mi segue: se non vi caga più, fatevene una ragione e aprite la vostra finestra sul mondo, risparmiatevi pure la denuncia) di norma parte da Facebook.
Nonostante abbiate bloccato qualcuno, nulla vi vieterà di fondare una pagina dedicata ai fan di vostro cugino e da quella finestra controllare spasmodicamente tutti i contenuti pubblici della persona che vi interessa, ivi compreso lo svilupparsi della cellulite sui glutei della nuova fidanzata del vostro ex. Una volta terminati i contenuti pubblici a disposizione – e scampato il pericolo che per sbaglio vi sia scappato un “mi piace”, cosa che potrebbe porre per sempre fine alla vostra reputazione – potete agevolmente passare agli altri social network: Twitter (non serve infatti seguire il profilo aperto di una persona: basta digitare il suo nome seguito da “Twitter” su Google e vi si aprirà un mondo…fate una prova con il mio e seguitemi in massa se no vi stacco il cavo ethernet, visto che sono appena approdata sul twittè @CFerraglia), Linkedin (OCCHIO a non stalkerare una volta loggati, la serpe del social professionale -ma sempre più utilizzato per broccolare – permetterà al poveraccio di vedere chi ha visitato la sua pagina. E a nulla servirà impostare il vostro account come “Qualcuno che lavora nel settore del…” perchè nel migliore dei casi in quel settore sarete voi e il vostro dirimpettaio di scrivania, e scoprirvi sarà più facile di trovare un gay al Borgo del tempo perso) e ogni altro social network che si presterà ai vostri scopi malefici.

Sulla questione WhatsApp è il caso di aprire una parentesi grossa come una casa. L’amore ai tempi di questa applicazione è cosa complessa. La continua accensione/spegnimento della suddetta per controllare l’ultimo accesso della mia vittima mi aveva provocato una tendinite acuta, tanto che ho deciso di procedere con l’estrema ratio. Ho infatti, in preda a un raptus, disattivato per gli altri la possibilità di controllare l’ultima volta in cui sono entrata, con la drammatica conseguenza che adesso non posso nemmeno saperlo io degli altri. Una punizione che mi sono inflitta sia perchè se non ti rispondo su WhatsApp e ho visualizzato evidentemente è perchè non ne ho un cazzo voglia, sia perchè accorgersi di essere deliberatamente ignorata dagli altri rappresentava un durissimo colpo alla mia autostima. Così, la possibilità di paranoia, si riduce al momento in cui siete entrambi online, scritta che continuerà a manifestarsi nonostante i ripetuti appelli alla Madonna di Medjugorje.

Una volta finita la propria sessione, soprattutto se i risultati sono stati scarni (forse perché a distanza di mezz’ora dall’ultima) e non siete stanchi, nulla vi vieta di iniziare a stalkerare anche gli ex delle vostre migliori amiche, giusto per fomentare un po’ il clima di odio e ostilità. Quel che rimane certo, è che finchè non arriverà il giorno in cui il progresso scientifico, oltre a scoprire particelle di Dio e cure a rarissime malattie, ci donerà dispositivi che automaticamente ci daranno una scossa ogni qualvolta apriremo quei profili da cui dovrebbo stare lontani, rimarremo sempre degli inguaribili e adorabili stalker. Ci vedo perfettamente tra una ventina di anni al centro di recupero per stalker a dire “Ciao sono ciccipucci e non apro il suo profilo da 48 giorni esatti”.

Tua mamma veste Prada

[Le puntate precedenti di Tua mamma veste Prada]
[Chiara Ferraglia su Twitter]

Commenti via Facebook

Chiara Ferraglia

Quello che dovrete sapere di me ve lo imparerò strada facendo: vi basti sapere, come tratti salienti, che negli anni ho sviluppato una dipendenza nei confronti della liquerizia, che disprezzo a prescindere chiunque dica 'melenzane' e che provo un sentimento ambivalente nei confronti di qualsiasi cosa.
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: