Tua mamma veste Prada s01e08 – La decadenza di Malika Ayane non mi avrà

Vi chiedo perdono in anticipo se in questo post non sarò sufficientemente acida. Ma il moto di amore cosmico che ho provato questa mattina nel riuscire a indossare perfettamente un paio di pantaloni acquistati da AmedeoD nel preistorico 2007 mi ha riconciliato con tutto. Con la collega che è tornata questa mattina color Jay Z lamentando nuvole passeggere davanti al sole di Ischia. Con il mio fidanzato che questa sera uscirà con un gruppo di troie, troiette e troiacce. Con il mio capo che mi invia email imperative spaparanzato su un lettino sardo. Che vita può mai essere questa? Una vita meravigliosa, se ancora entro nei miei Cycle da ventenne.

Questo comunque non significa che io mi possa concedere la libertà di non contare le calorie su ShapeUp (se anche voi siete pigri, contare le calorie sul telefono is the answer: pur di non sbattervi a segnarle, non mangerete più del necessario), di abbandonare l’uso sconsiderato della Lipofusion di Rilastil e di monitorare costantemente gli sguardi che riserva il mio fidanzato al mio corpo. L’altra sera, per esempio, gli ho citato questo status, e mi ha guardato con una faccia di chi non sa che dire. Pessimo segnale.

Qualcosa-del-Genere

Rimanere in forma, si sa, è un problema che si ripropone in maniera drammatica con l’arrivo dell’estate, ma che ho imparato a non sottovalutare nemmeno in inverno. Per questo, non ho mai messo piede in palestra, ma in gelateria ero di casa, anche con 10 gradi sotto zero. Ma nei Cycle ci sto, quindi la vita è meravigliosa.

E poi, quando ho dei dubbi sulla mia presentabilità, c’è una e una sola cosa che mi permette di ridare il giusto peso alle cose. Mi dona in un lampo oggettività. Mi fa sentire la più bella del reame. Mi permette uno di quegli sguardi di insieme per cui riesco anche ad accettare ingiustizie sociali come il fatto che non mi posso permettere una Céline. Sì, il mio prozac quotidiano, la mia bombola di autostima, non è nient’altro che l’ultima foto di Malika Ayane, che circola sotto forma di sponsorizzazione violenta su Facebook e invade con insistenza ogni spazio presente nella home come se fosse una cosa bella da vedere.

Malika Ayane

La decadenza a cui ultimamente la Ayane è stata soggetta mi imbarazza più di qualsiasi altra cosa al mondo. Lascia chiaramente intuire che, senza l’effetto del truccoparrucco, di chili di cerone, di meticolose sedute ricostituenti, lei è una di noi, e anzi, una di noi tra le più bruttine. Una bionda tinta qualsiasi, una sciattona. Roba che pensare che è stata a fianco di Cesare per anni mi provoca una fitta allo stomaco che nemmeno quando Argentero sventola la fede al dito mentre giudica un concorrente di Amici. Malika, perché sei ingrassata? Malika, perché quel tatuaggio? Malika, perché quel colore di capelli? Malika, perché quello sguardo che forse solo Giusy Ferreri quando passava i prodotti alla cassa dell’Esselunga?

Insomma, quando alla mia autostima serve una bella botta fisso questa foto per cinque minuti e di colpo mi sento subito meglio. La sua decadenza, mi ripeto, non mi avrà. I Cycle mi stanno perfettamente e del 2008 non invidierò nemmeno la sinistra al potere, perchè se la sinistra non esiste, non vedo perchè la cellulite dovrebbe.

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Tua mamma veste Prada

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Chiara Ferraglia

Quello che dovrete sapere di me ve lo imparerò strada facendo: vi basti sapere, come tratti salienti, che negli anni ho sviluppato una dipendenza nei confronti della liquerizia, che disprezzo a prescindere chiunque dica 'melenzane' e che provo un sentimento ambivalente nei confronti di qualsiasi cosa.
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