Una sera a teatro

Le premesse per andare a teatro ieri sera erano pessime.

La sveglia suona puntuale come un treno svizzero (d’altronde è anche questa la sua funzione) alle ore 6,20. Mi attende un convegno che durerà tutta la giornata e a causa del quale avevo già pianificato di raggiungere il teatro in centro a Milano direttamente da lavoro.

Mi accorgo però che qualcosa già non va bene fin dal mattino presto, quando avviandomi a passo svelto verso la sede del convegno, mi rendo conto di essermi vestito di tutto punto con giacca e cravatta e di aver indossato una camicia VIOLA. Pensavo fosse di dominio comune, ma per chi non lo sapesse, il viola è considerato un colore porta sfortuna a teatro. Ricordo ancora quando alle superiori la professoressa che ci accompagnava a vedere uno spettacolo era stata derisa come la peggio stronza dagli attori, prima dell’inizio del primo atto, per aver indossato una sciarpa viola.

Entro in panico e mi rassegno all’idea che forse è meglio che io torni a casa a cambiarmi dopo il lavoro. Tuttavia, rassicurato da mia madre "che tanto ormai non guardano più queste cose" e che soprattutto "la camicia non è viola" (io e lei abbiamo vedute molto divergenti sui colori. Una camicia che io reputo nera, secondo lei è marrone) mi tranquillizzo e proseguo.

Affronto la giornata sereno fino a che, a metà mattino, l’omino del cervello che sta nella mia testa mi suggerisce che forse per andare a teatro sarebbe stato opportuno prendere i biglietti, invece di lasciarli a casa. Partono le bestemmie. Ormai mi è chiaro che toccherà tornare a casa di corsa per raccogliere i biglietti e rifiondarmi in centro prima delle 20,30.

Stoicamente, affronto anche questa dura prova di fronte alla quale la vita mi ha posto. Corro a casa, prendo i biglietti e già che ci sono trangugio anche qualcosa da mangiare. Esco. Mi rendo conto che il sonno si sta impossessando violentemente di me. Spero con tutto me stesso che lo spettacolo sia interessante e, soprattutto, breve.

Arrivo al teatro. Mi informano che lo spettacolo dura TRE ORE. Prendo posto. E’ scomodissimo e fa caldo. Inizia lo spettacolo. Il protagonista ha una faccia e una voce conosciuta. Inizio a riflettere su dove possa averlo già visto. Dopo circa 15 minuti mi viene l’illuminazione: ma è Nonno Giovane di Boris! Mi rendo conto però di essermi perso tutto l’inizio dello spettacolo e di non aver capito nulla. Decido di addormentarmi. Ci si rivede dopo tre ore.

Commenti via Facebook
Signor Ponza
Seguimi

Signor Ponza

Founder & Editor at Signor Ponza Blog
Sono bravo in molte cose, tra queste non c'è "scrivere bio".
Signor Ponza
Seguimi
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: