La Vogue Fashion Night Out è una poracciata?

Diciamo che parlare di Vogue Fashion Night Out fa molto 2010. Ma anche 2009 e 2008. Per quanto mi riguarda, fa molto uscita universitaria, ai tempi in cui bramavo (e riuscivo) ad immortalarmi accanto a personaggi dal calibro di Massimiliano Rosolino e Sergio Múñiz.

Sarà che con gli anni mi sono inacidita ulteriormente, sarà che nel frattempo sono diventata parte attiva (si fa per dire) del mondoh della modah, ma da un paio d’anni a questa parte non riesco a non storcere il naso ogni volta che la fatidica data si avvicina. Quando il Signor Ponza mi ha mandato un sms con scritto “Ovviamente esigo reportage della VFNO” mi è cominciata a salire una leggera anzietta.
Io, di nuovo, alla VFNO, come un’adolescente qualsiasi? Come una carampana alla ricerca spasmodica di volti noti? Come una parvenue alla sua seconda visita esistenziale di Montenapo?

Vogue Fashion Night Out No

Mi sono armata di coraggio e mi sono buttata nella bolgia dantesca. Tutto confermava l’esistenza del Satanico a questo mondo. La presenza di fighe ovunque, per esempio. La coda di un chilometro per avere da bere. La mancanza disumana di cibo o anche solo di stuzzichini di accompagnamento. La mancanza totale di maschi, non dico Alpha ma anche Alphetta. E la pervasiva, obliqua, disarmante e imbarazzante poracciosità che in generale connotava l’evento. Ma ripercorriamone tutti insieme i momenti più bassi:

  • Donne di mezza età intente a mangiare panini portati da casa sulle panchine di corso Vittorio Emanuele. Metto questa visione in cima alla lista perché, a pelle, lo ricordo come un istante veramente triste. Immaginatevi queste donne, che potrebbero essere vostra madre, intente a mangiare un sandwich avvolto nell’inconfondibile Domopack con cui si ripongono gli avanzi in frigo. Immaginatevele a bocca semiaperta sulle panchine del corso dove normalmente riposano i vu cumprà, gli artisti di strada, e i tossici che si spacciano per raccoglitori di fondi per cause altissime. Panino alla porchetta e borsa di Piquadro stretta al petto come se qualcuno gliela volesse portare via. Tristès.
  • Gente che si scapicolla per portare a casa un palloncino di Alcott. Non sto scherzando, fuori dal negozio dell’orrenda della nota firma campana i fan del marchio (o forse solo dei palloncini) hanno dato vita a numerose scene di tensione derivate dall’impellente bisogno di portarsi a casa il preziosissimo gadget. Della serie, “speriamo che un ago te lo buchi”.
  • Fauna che si cammina addosso vicendevolmente per rubare uno scatto a Fedez. Capiamo me ventenne e arrapata rubare uno scatto a quel figo devastante di Múñiz (Sergio, mi leggi?). Capiamo anche i ragazzini adoranti fuori da Stroili Oro per vedere l’Elisabettona nazionale. Ma ci rifiutiamo categoricamente di giustificare le medesime ventenni urlanti il nome di Fedez. Già avevamo avuto difficoltà a digerire la presenza di Moreno alla festa del PD, figuriamoci di Fedez nel punto vendita della bigiotteria dell’alta gioielleria di Stroili.
La sobrissima Ely

La sobrissima Ely

  • Ostentazioni divampanti di sessualità. Sei uomo e ti piace il pisello. Sei donna e ti piace la patata. Pacifico, ma non c’è bisogno di limonare ogni due passi, né di indossare papillon giganti né di arrivare vestita come un benzinaio di Magherno. Dico solo che gli unici maschi etero che bazzicavano la zona erano finti operai pagati (probabilmente pochissimo) per essere lì e animare un po’ gli estrogeni presenti. Peraltro, riuscendoci appieno.

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  • Presenza capillare di quella sottofauna di “vip” (se ancora possono essere così definiti) che hanno imboccato da mò la strada del declino mediatico. Non voglio fare nomi. Per questo citerei, a caso, quelli del Capitano dj Francesco e della soubrette Aida Yespica. Ma anche di Paola Iezzi, all’apice del suo successo, da Frankie Morello e di Enzo e Carla da Hip Hop. Una delusione incredibile: sorridevano entrambi a tizie che nel loro programma avrebbero demolito seduta stante. D’altronde, erano pur sempre in un negozio di orologi di gomma.

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  • Propensione generalizzata alla figura di merda. Questo giro, purtroppo, è stato il turno della povera Federica Panicucci, che nelle foto diramate in fretta e furia dall’ufficio stampa (che brutta cosa il web, che pessima idea il tempo reale) appare all’evento di Simonetta nella classica posa “scapezzolata”. Eccola qui in tutta la sua smagliante prorompenza (ingrandire per credere).

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  • Dubbie personalità vestite come se andassero al Battesimo del primogenito. Nelle intenzioni degli organizzatori è una festa, è vero. Ed è vero anche che, sempre nelle buone intenzioni degli organizzatori, riguarda anche la moda e (forse) il lusso. Ma duole riconoscere che, al contrario, la VFNO si avvicina ogni anno di più a quanto di più simile alla Sagra te lu purpu salentina. Ma senza il purpu, dettaglio non trascurabile. Quindi, è inutile che scendiate il chihuahua e usciate dall’armadio il vestito migliore. Non siamo al ballo delle debuttanti.
  • Ingenuità a raffica. Se non appena girate l’angolo di corso Matteotti cominciate a saltellare dall’eccitazione come se aveste di colpo vinto tutta la collezione cruise di Prada, c’è qualcosa che non va. La zona vicino a Montenapoleone è un po’ il salotto della città. Non comportatevi come se aveste vissuto tutta la vita al cesso e d’improvviso aveste scoperto un’altra area della casa. E no, non siete scusati nemmeno se siete di Lacchiarella.
  • Confusione meteorologica. Settembre è un po’ come marzo, si sa. Pazzerello. Capitano VFNO dove si gronda di sudore, e altre dove si congela come dei ghiaccioli. Quest’anno è stato una via di mezzo, ma non per questo possiamo non rimanere inorriditi dall’abbigliamento agli estremi di certi soggetti. Le donne ieri passavano tranquillamente dal giropassera hawaiano al piumino leggero di Aspesi. Dalla zeppa balinese allo stivale in pelle. Comunque, uno spettacolo disgustoso.
  • Scroccaggio patologico. Capisco che in questo presente di stenti, anche un bicchiere di Campari gratis possa aiutare spirito e portafoglio. Ma stare in coda 40 minuti per due dita di rosso sulle scale di Diesel non mi pare una buona idea. Però potrebbe dare lo spunto giusto ai promotori di questa notte pazzah: sospendere la VFNO per un po’. Per quanto mi riguarda, fino al giorno in cui per le strade circoleranno più fighi e meno poveri. Tanto, per ora, andate sereni che non vi compra niente nessuno.

Tua mamma veste Prada

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Chiara Ferraglia

Quello che dovrete sapere di me ve lo imparerò strada facendo: vi basti sapere, come tratti salienti, che negli anni ho sviluppato una dipendenza nei confronti della liquerizia, che disprezzo a prescindere chiunque dica 'melenzane' e che provo un sentimento ambivalente nei confronti di qualsiasi cosa.
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