Voto di protesta, voto sbagliato, voto umile, voto indeciso e voto inutile

Domani e lunedì si vota e, una volta tanto, non per far vincere qualche talent show. Come direbbe Nicole Minetti (quella di Virginia Raffaele, ma forse anche quella vera), si svolgeranno i casting per il nuovo Parlamento. Un voto quanto mai cruciale per le sorti di questo disastrato Paese. Si parla tanto di voto utile e voto inutile, ma in realtà le tipologie di voto sono secondo me più complesse e ora ve le spiego.

Il voto di protesta: è quello dato fuori dagli schieramenti e dai partiti “tradizionali”. Serve a dare un messaggio e questo messaggio è spesso “andatavene affanculo”. È ancora da dimostrare che il voto di protesta serva a qualcosa, ma sicuramente rende più sereni nel momento in cui si esprime la propria preferenza. Allo stesso modo, anche la scheda nulla è un voto di protesta. Si narrano ancora leggende di fette di mortadella trovate all’interno della scheda elettorale, con la scritta “e ora mangiatevi pure questa”. Rende bene l’idea.

Mortadella scheda elettorale

Il voto sbagliato: trovarsi davanti al lenzuolo anche conosciuto come “scheda elettorale” può creare qualche problema e qualche ansia da prestazione. Ormai abituati a televotare per X Factor selezionando sul nostro smartphone il faccione del cantante preferito (al grido di CHI VUOI CHE VINCHEEE?), tornare ad usare la matita e selezionare uno tra le decine di simboli presenti può indurre in qualche errore. Questo tipo di voto comunque non esiste, perché tanto quando si vota si è da soli e nessuno potrà mai sapere che avete sbagliato.

Il voto umile: espressione coniata da Matteo Renzi per dire che in passato c’è stata una certa spocchia nei confronti degli elettori e che, con umiltà, bisogna chiedere il voto dei delusi degli altri schieramenti. Ecco, Matteo Renzi che critica gli altri per spocchia è un po’ come se Vittorio Sgarbi criticasse gli altri perché sono troppo esagitati.

Il voto indeciso: è quello che si esprime negli istanti in cui ci si trova soli nella cabina elettorale di fronte alla scheda senza aver ancora preso una decisione definitiva. Alla fine si finisce per votare il partito che, nel bene o nel male, dovrebbe rappresentare al meglio i propri interessi e valori e, allo stesso tempo, aver possibilità di incidere nel futuro governo del Paese. È il classico voto del Signor Ponza.

Il voto inutile: alcuni lo assimilano al voto di protesta, oppure al voto dato ai piccoli partiti che al 99% non arriveranno mai al Parlamento. Io sono convinto che il vero voto inutile sia quello non espresso. L’astensionismo, pur avendo nella maggior parte dei casi nobili intenzioni (vedi anche alla voce “voto di protesta”), non raggiunge quasi mai l’obiettivo che si prefigge. Il Parlamento si formerà anche con una percentuale molto bassa di votanti e un eventuale dibattito sull’elevata astensione durerebbe qualche giorno, forse un paio di settimane, e poi tutti amici e parlamentari come prima.

Che sia in ogni caso un buon voto per tutti.

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