When Drama Takes Over – Quando meno te lo aspetti

WDTO

Nelle puntate precedenti:
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3

11 settembre 2013

La mia divisa è composta da una giacca nera attillata, una camicia bianca lucida, scarpe nere e cravattino nero. Solitamente al sol pensiero sarei morto immediatamente di caldo. In realtà l’aria condizionata a palla mi aiuta a sopportare le fibre in poliestere. Ho fatto la barba e per fortuna non mi sono neanche sfregiato come al mio solito. Ho passato le ultime quarantotto ore a sistemarmi nel mio alloggio. Dire che è pazzesco è dir poco. Per i dipendenti esiste una specie di ala segreta del palazzo alla quale vi si accede tramite badge magnetici. Il mio è un mini appartamento con tutti i confort. Saranno si e no una cinquantina di metri ma non mi lamento. Salotto con angolo cottura, piccolo corridoio con bagno e camera da letto. C’è anche un terrazzino, che mi fa amare ancora di più l’appartamento. Sul mio piano poi c’è la lavanderia (con le lavatrici giganti come quelle dei film) e le asciugatrici, una palestra ed una piscina coperta. Se penso che meno di dieci giorni fa la mia vita era finita, mentre adesso ho un lavoro e un appartamento pazzesco mi sembra del tutto incredibile. Non posso distrarmi però, sono affaccendato nel capire come funziona questo programma al computer. È super moderno. Ed io mi sento davvero un imbecille. Praticamente ho la pianta di tutto il palazzo, divisa per livelli. Se qualcuno necessita di qualcosa mi compare una finestrella con un messaggio scritto. Insomma non si può sbagliare. La Di Rocco ancora non si è vista e soprattutto prevedo arrivi più tardi. Per cui decido di capire meglio questo aggeggio malefico. Ovviamente non posso fare altro che lavorare perché ho ben quattro telecamere puntate addosso, il che mi crea un po’ di ansia. Ma è presto, sono le 9 e nessuno ancora mi rompe. La mia attenzione viene catturata da un bip sul telefono. Sono ben tre e-mail. Decido di leggerle.

Ciao Martino,

sono Anahi. Ho sentito tuo padre e sono rimasta sconvolta. Sono ancora qui. Mentre ero in un piccolo villaggio di agricoltori siamo stati colpiti da una tempesta tremenda e per diversi giorni sono rimasta senza poter comunicare. Ho parlato con Guadalupe che ti chiamerà domani. Mi ha scritto un sms, dice che a casa non ci sei più. Dove sei tesoro sono in ansia. Rispondimi ASAP.

A.

Rispondimi ASAP??? Ma dove lo ha sentito? Ecco mia madre, che dal nulla riappare. Il bello che ha chiamato tutti tranne me. Tipico di mia madre. Le rispondo dopo. La seconda mail è di mio padre. Se così si possa ancora definire.

Caro Martino,

Sono davvero stupito. In meno di dieci giorni ti sei già trovato un lavoro e sistemato. Bravo Martino. Anche Richard è contento di queste novità.

Un saluto, un abbraccio.

Giancarlo

Scoppia, caro Richard. Scoppia in men che non si dica. Risposta anche questa tipica di mio padre. Cosa pensava che sarei andato ad elemosinare? Ovviamente appena preso il lavoro ieri gli ho scritto una mail per farlo rosicare. E ho intenzione di postare un milione di foto dalla palestra e dalla piscina di CASA MIA. Insomma Richard dovrà crepare di invidia almeno un po’.

“Ci sono problemi Martino?” Una voce di ghiaccio interrompe questo mio momento intimo e personale. Si tratta della Di Rocco. Per lo stupore mi vola il telefono a terra e sento inevitabilmente le guance rosse di fuoco. Mi chino per recuperare il mio smartphone e penso ad una scusa plausibile, ma non mi viene in mente assolutamente nulla. “Ehm, chiedo scusa. Stavo leggendo una mail di mia madre che non sentivo da tempo. È rimasta bloccata da una tempesta mentre intrecciava cesti di vimini con una popolazione nomade”. Complimentoni, un riassunto orribile. “Molto interessante. Mentre tua madre era impegnate nelle sue cose però hai ricevuto ben tre richieste e due telefonate. Vedi ci sono le spie del controller accese” dice come se in realtà non le avessi dato alcuna spiegazione. “Ma il telefono non ha suonato” tuono con stupore e vergogna. La DiRocco mi guarda interrogativa. “Il telefono non suona, Martino. I suoni, di qualsiasi genere sono fastidiosi e non in linea con la mission aziendale. Ecco vedi squilla ancora”. Non in linea con la mission aziendale? Questa si è bevuta i neuroni. La ignoro e prendo la chiamata: “Ricevimento buongiorno, sono Martino, in che cosa posso esserle utile” recito come un soldatino. “Buongiorno, Martino. Sono la Signora Tramburrini del 16 C. Ma lei non si chiamava Dan? Ad ogni modo, ho un problema con caldaia, mica potrebbe salire a darci un’occhiata lei? Sa è che io sono proprio negata”. Eccerto. Io con le caldaie sono inimitabile. “Certo Signora, arrivo subito”. E chiudo. La Di Rocco mi guarda interrogativa. “È la Signora del 16 C, ha un inconveniente tecnico, e mi ha chiesto di aiutarla. Torno subito”, dico preventivo. “Martino non oltre dieci minuti. Quella è l’etoile del balletto del teatro dell’Opera. È una vecchia pazzoide antipatica, per cui fai in fretta. E ricorda, quando ti allontani gira la levetta del telefono sullo zero, così risponde il disco. Chiaro… Muoviti”. Dice stizzita. Io prendo il mio badge e sgattaiolo fuori dal ricevimento. Che stronza ‘sta Di Rocco. Dopo circa dieci minuti, dopo essermi perso almeno sette volte per i lunghi e minimali corridoi del Palazzo Bianco, arrivo dalla Signora Tramburrini. Mi apre una domestica che non parla, fa un mezzo inchino ed indica verso un corridoio. Sono stupito. Il corridoio è pieno zeppo di foto di teatri e costumi bellissimi e di una ballerina giovanissima, magrolina ed esile, ma molto fine e di classe. Rimango estasiato, quando vengo interrotto da questa signora sulla sessantina, truccata a dismisura, bassa e un pochino obesa. “Martino deve essere lei, vero? Venga, la prego.” Mi dice al limite della lagna. “Eccomi signora, molto lieto, sono Martino.” dico accennando ad un sorriso. “Martino sono Eva Ilaria Paris Tramburrini, mi fa piacere conoscerla. Stamane questo maledetto coso è andato in panne, ed io sono troppo negata. Xin e Xon i miei domestici men che meno, a malapena parlano l’italiano, può darci un’occhiata lei, sia gentile!”. Sicuramente, io sono noto per saper aggiustare le caldaie, penso. “Vedo che posso fare”. Bene, di fronte a me ho un spia rossa accesa. Premo il tasto subito a fianco e poco dopo si spegne. Spengo e riaccendo la caldaia, facendo passare qualche secondo, e poi faccio cenno a Xon (credo) di aprire il rubinetto dell’acqua calda. Detto fatto. Acqua calda per tutti, signori. “Dovrebbe essere tutto in ordine adesso, mia cara Signora”. Dico manco avessi salvato il mondo. “Oh caro, che bravo, grazie grazie!!! Lei è qui da noi adesso?” Chiede la Signora. “Si certo, ho cominciato proprio oggi!”. Dico sorridente “Farò i complimenti alla Di Rocco, questa volta ci siamo, niente a che fare con quel Dan!”. Ma chi è questo Dan? Ringrazio ancora ed esco facendo due inchini insieme a Xin e Xon che ne hanno fatti altri quattro ciascuno. D’altronde la Signora è un’etoile. Esco giro il corridoio e mi imbatto in un ragazzo. Bonerrimo. Mi salta subito all’occhio perché non ha il badge. Chiunque entri deve avere un badge. Sento di conoscerlo anche se non rammento minimamente chi sia. Mmmm. “Buongiorno. A che piano va?” dico in maniera molto professionale, anche se gli vorrei chiedere di sbattermi contro il muro. “Ottavo, grazie!”. Molto bene, sorrido e schiaccio per l’ottavo. Penso subito che all’ottavo piano ci sono degli studi di comunicazione e marketing pubblicitario. Forse neanche la Di Rocco si è messa al ricevimento. Che cretina poi dice a me. Mentre in mente mi figuravo lei che ignorava questo baldo giovane che entrava, un bagliore nella mia testa mi ha ricordato chi diavolo fosse.

When drama takes over.

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Annabelle Bronstein

È davvero poco interessante sapere chi sono veramente. Mi sono laureato e subito dopo mi sono trasferito a Roma. Alla ricerca dell’amore. Quello con la A maiuscola, che ti fa battere il cuore e ti stende senza parole. Ma la ricerca, purtroppo, tutt’ora continua e io ho deciso, qualche tempo fa, di condividere con il web le mie avventure. E così è stato! Amante della musica pop, del cinema e del teatro, e col sogno nel cassetto di diventare una star a 360°, per ora non supero i 90! E mi diletto sulle pagine de Il Pisello Odoroso a farne di ben donde. Definito dai più come una puttan blogger, a me piace poco definirmi, e farne di più di ogni!
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