Wolverine L’Antipatico e Noioso

Non sono mai stato un grande appassionato di fumetti e supereroi durante la mia gioventù, se si fa eccezione per Paperinik e Superpippo. In realtà, non sono mai stato un vero e proprio nerd da questo punto di vista, forse anche perché a casa Ponza internet è arrivato relativamente presto. Dunque è con questo spirito, lo spirito di chi ha visto solo X-Men – L’inizio, che l’altra sera ho affrontato la visione di Wolverine L’Immortale. Ed è quindi lo stesso spirito con cui mi appresto a farne la recensione, pronto ad essere cazziato nei commenti.

Potrei cominciare col dire che ero con altri quattro amici al cinema e solo io sono rimasto sveglio per tutta la durata del film, ma solo perché avevo preso due caffè. Comincerò invece con la trama, tenendo presente che tutt’ora non sono certo al 100% di come si collochi temporalmente rispetto agli altri capitoli della saga.

Wolverine è tormentato, poverino. Ha continui incubi che gli impediscono di riposare serenamente e ha fatto amicizia con gli orsi (gli animali). Vive isolato da tutto e tutti, fino a che una ragazza giapponese disegnata da Picasso e di nome Yu Gi Ho Yukio lo va a recuperare. La ragazza è al servizio di Yashida, un uomo che Logan (non trovate che sia fantastico che Wolverine si chiami come Brooke di Beautiful?) aveva conosciuto e salvato dalla morte durante la seconda guerra mondiale, in occasione dello scoppio della bomba atomica a Nagasaki. Il motivo di tutto questo? Yashida sta per morire e vorrebbe dire addio al suo vecchio amico. #Credeghe.

Come potete intuire, la storia si svolge quasi interamente in Giappone. Ora, senza voler togliere nulla al Giappone, se scegli di fare un film ambientato in quelle terre l’effetto noia è sempre dietro l’angolo. I cliché dei ninja, delle katane e del kimono da soli non riescono a tenere per oltre due ore. Perché in questo Wolverine c’è poco altro. C’è sì la storia d’amore. C’è sì il cattivo da sconfiggere, anche se fino alla fine non è così chiaro (seppur prevedibile). Ma c’è anche una lentezza estenuante che nemmeno un ubriacatura a base di sakè potrebbe evitare.

E poi diciamocelo: Wolverine è antipatico, non è bello e soprattutto quella barba non si può proprio vedere.

Wolverine Hugh Jackman

Si esce dalla sala solo con una gran voglia di California Uramaki.

CHIPS e CHEAP: CHIPS, ossia l’unica cosa interessante dell’intera pellicola, è la scena nascosta. E lo dice uno che non ha mai visto X-Men, quindi figuratevi voi nerd. CHEAP è la trama, di cui avrei fatto anche a meno.

Livello di SHAZAMMABILITÀ: basso. La colonna sonora ricalca in tutto e per tutto il livello di interesse della storia.

Livello di BONAGGINE DEL CAST: medio. Molto alto per la componente femminile, che accontenta sia gli amanti dell’asian, sia i tradizionalisti amanti dell’occidentale. Praticamente zero per quella maschile, perché NO non può piacervi Hugh Jackman.

Quanto dura / quanto sarebbe dovuto durare: 126 minuti / 2 minuti. Ossia la durata della scena finale nascosta dopo i titoli di coda.

Mi devo fermare dopo i titoli di coda per vedere la SCENA NASCOSTA o posso andare direttamente a casa? Sì, fermatevi! Anche perché ve lo sto ripetendo in tutte le lingue dall’inizio della recensione.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: due Anne Praderio su cinque, ma solo perché oggi mi sento di manica larga.

Anna Praderio Anna Praderio

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