Michael Jackson e il Signor Ponza
La storia del Signor Ponza con Michael Jackson nasce attorno al 1997, più o meno quando il suo declino artistico agli occhi del mondo stava cominciando. Devo dire grazie ai miei genitori che ascoltavano la sua musica. Mio padre aveva appena comprato HIStory, un doppio cd che costava un occhio della testa per l’epoca, mi pare 60.000 lire o giù di lì e spesso lo metteva su la domenica mattina. La sua musica mi piaceva, ma ero anche irrimediabilmente affascinato da quella statua di Michael che, imponente, dominava la copertina. L’avevo vista anche in televisione, dato che per promuovere l’uscita dell’album erano state piazzate in alcune città del mondo queste statue giganti che rappresentavano The King of Pop. Roba da gente che ha manie di grandezza e che se lo può anche permettere. Ce n’era una anche a Milano, che fu fatta viaggiare lungo il Naviglio. Ora leggenda vuole che quella statua, con una testa diversa e pitturata in modo diverso, sia all’ingresso del luna park dell’Idroscalo. E forse è una triste metafore della direzione che la carriare di Michael Jackson aveva intrapreso in questi ultimi 10-15 anni.
Da quel 1997, da HIStory, ho iniziato a seguire il percorso inverso. Mi sono andato a recuperare tutti gli album di Michael Jackson da solista prima (a cominciare da Thriller per poi alla fine recuperare anche Off The Wall) e con i fratelli, i Jackson 5 poi diventati The Jacksons, e me li sono ascoltati tutti. Mi sono anche appassionato al personaggio, alla sua vita, leggendo biografie, documenti, articoli, forum. Insomma, avevo molto tempo libero da occupare.
Negli ultimi anni, mi ero ormai rassegnato a metter da parte il mio grande desiderio di riuscire a vedere Michael in concerto, cosa che invidiavo a chiunque fosse riuscito ad assistere ad uno dei suoi show, a cominciare dai miei genitori. Il suo ultimo album in studio di inediti, Invincible, risaliva al 2001 e negli ultimi anni non facevano altro che uscire greatest hits, raccolte, riedizioni di vecchi album, che tipo dopo il secondo greatest hits mi sono fermato anch’io. Fino a quando, qualche mese fa, ha annunciato una serie di 50 “ultimi” concerti a Londra.
Gasatissimo, non vedevo l’ora di comprare i biglietti. “Tanto di spettacoli ne fa cinquanta, vuoi che almeno un paio di biglietti non li riesco a trovare?” E così, il giorno delle vendite, mentre mi distraevo un secondo per starnutire, tutti i biglietti sono andati venduti nel giro di una mattinata e io sono rimasto a mani vuote. Qualche settimana dopo sono riuscito ad accaparrarmi due biglietti grazie ad un concorso su iTunes (pagandoli comunque il prezzo pieno, beninteso). Quasi non ci credevo. Tanto che era già da qualche tempo che avevo in programma di scrivere un post sul blog elecando tutte le possibili sfighe che avrebbero potuto impedirmi di vedere quel concerto, che da tanti anni aspettavo. Ottimisticamente, non contemplavo tra le possibilità la morte di Michael Jackson, ma piuttosto robe del tipo “aereo che esplode in volo” o “crollo del palazzetto in cui si sarebbero dovuti svolgere i concerti”.
Ancora una volta Michael è riuscito a sorprendermi. Ma soprattutto, se mi si permette una critica alla sua carriera e con tutto il rispetto possibile, ha scelto il momento piùùsbagliato per morire. O moriva 15 anni fa, andandosene come un mito della musica, senza tutto quello che è venuto negli ultimi anni ad infangare il suo nome. O poteva aspettare il 29 settembre, dopo il concerto, anche sul palco… Sì , lo so, sono il solito egoista. Ma la realtà è che sono rimasto molto male ieri sera, una volta appresa la notizia. Ma so già che pian piano il mio dispiacere per la morte del Re del Pop farà spazio al dispiacere per aver speso 100 euri per un concerto che non ci sarà, soldi che non sono così sicuro di riuscire a rivedere.











